di Gaetano Gorgoni

Monsignor Michele Seccia, nato il 6 giugno del 1951 a Barletta, è il nuovo vescovo di Lecce: prende il posto di monsignor Domenico D’Ambrosio, che proprio in settimana è diventato cittadino onorario. Questa domenica vi proponiamo un’esclusiva intervista al nuovo capo della chiesa leccese. Anche il nuovo vescovo è sulla scia di papa Francesco: attenzione ai poveri e meno agli affari della Chiesa. Le premesse sono quelle di una continuazione della rottura con la gestione dello scomparso vescovo Cosmo Francesco Ruppi, protagonista di una Chiesa più pragmatica, attenta ai rapporti politici e alle proprie economie. Monsignor Seccia, invece, mette al primo posto i poveri e il suo ruolo di Pastore di Pietro.

Eccellenza, Lei prende il posto di Monsignor D’Ambrosio, che è diventato cittadino onorario di Lecce: è stato un vescovo amato dalla città. Come si aspetta di essere accolto? 

“La cittadinanza onoraria è il coronamento di una straordinaria sintonia e di un grande impegno del mio predecessore verso la comunità leccese. Per quanto mi riguarda, non bastano anni di esperienza pastorale o episcopale per sentirsi pronti ad affrontare nuove realtà ecclesiali. Anzitutto per l’incontro con comunità che hanno una storia, hanno fatto un cammino, vivono in un contesto storico e sociale da conoscere bene e non solo attraverso letture sociologiche o indagini … La responsabilità pastorale è propria del “pastore”, che è inviato per essere in una Diocesi segno della ‘successione apostolica’! Non è cosa di poco conto”.

Com’è stato lasciare Teramo-Atri per trasferirsi nel Salento? E’ stato un distacco difficile? Non sono stati sicuramente anni facili in quelle zone così duramente colpite dal sisma.

“Undici anni non sono pochi mesi. L’esperienza fatta in Abruzzo lascia un segno profondo e indimenticabile nella mia esperienza pastorale. Per quanto è facile immaginare nel cammino fatto con una Chiesa particolare, ricca di storia e di tradizione cristiana. Ma anche per le ferite aperte e non ancora rimarginate: penso alle conseguenze degli eventi sismici del 2009, 2016 e 2017, ai disagi creati dalle intemperie atmosferiche e climatiche, alle abbondanti nevicate del 2012 e del 2017, al dissesto idrogeologico del territorio … Il solo pensare a quanto c’è ancora da fare per tornare alla normalità della vita quotidiana per tante persone e al recupero di tanti edifici di culto resi inagibili … Ma il Vescovo non può farsi carico di tutto, anche se il pensiero è costante. E’ stata una dolorosa esperienza, ma anche un’occasione di verifica della fede. La speranza, oltre ad essere una virtù teologale, cammina con le gambe degli uomini! Uno slogan che ripeto spesso perché ognuno si adoperi per quanto possibile nell’attivare azioni ed interventi fattibili. Tanti i segni di solidarietà giunti dalla Chiesa italiana (CEI), da altre Diocesi, da persone singole e da associazioni di volontariato”.

L’idea che abbiamo noi giornalisti è che Lei voglia continuare il lavoro che ha fatto monsignor D’Ambrosio, vescovo che ha dato un indirizzo ancora più deciso rispetto a Ruppi: priorità assoluta alla lotta alle povertà, in linea con papa Francesco. Abbiamo letto bene le sue intenzioni?

“L’attenzione ai poveri è oggi un’emergenza sociale e, prima ancora, un’esigenza evangelica. L’esperienza fatta a Teramo con la Caritas Diocesana è stata una scuola di impegno e un esempio di creatività, per tutte le iniziative di solidarietà promosse e sostenute, attraverso la Caritas, dalle comunità parrocchiali e da tanti volontari, veramente ammirevoli per il loro impegno”.

Il problema delle vocazioni e la necessità di avvicinare di più i giovani alla Chiesa resta sempre un grande ostacolo da superare, vero? 

“Le vocazioni al sacerdozio in diminuzione sono un’emergenza della Chiesa universale, di quella europea in particolare: ad un repentino invecchiamento del clero diocesano (e anche religioso) non corrisponde un sufficiente ricambio in termini numerici. A Lecce il seminario diocesano conta appena 4 alunni. Il numero degli studenti di teologia regge ancora: 12 alunni nel Regionale di Molfetta. L’esperienza vissuta a Teramo per le vocazioni è stata all’insegna della grazia di Dio che ha suscitato diverse vocazioni, anche in età adulta (dopo il 25-30 anni), della speranza per  la dedizione di tanti presbiteri già avanti negli anni che sono ancora attivamente impegnati nelle parrocchie. Purtroppo il saldo dopo 11 anni non è attivo: se, per grazia di Dio, ho ordinato 18 sacerdoti diocesani e una decina di religiosi, nello stesso periodo sono morti ben 38 sacerdoti, due dei quali in età ancora giovanile e in piena attività: uno a 33 ed un altro a 35 anni”.

I giovani si sposano sempre di meno: precarietà e motivazioni economiche restano un ostacolo insormontabile per molti.

E’ vero che i giovani vivono tempi difficili, ma la vera sfida pastorale è la riscoperta della bellezza del sacramento del matrimonio, da parte dei battezzati, ma anche da parte dei operatori pastorali, nel senso della proposta di un cammino di fede in vista della celebrazione del matrimonio come sacramento. Un’attenta lettura dell’ Amoris Laetitia apre vie nuove nella preparazione alla vita coniugale. È vero che il ‘mondo’ va in direzione contraria, ma è sempre stato così per il Vangelo…Indubbiamente l’approccio sociale è importante, ma è solo una la via: l’approccio alla vita di fede dovrebbe essere globale, abbracciare tutto il senso dell’esistenza umana per cogliere, testimoniare e annunciare la ‘gioia del Vangelo’. In questo senso ho cercato di vivere il motto o programma del mio servizio episcopale: adiutor gaudii vestri – collaboratore della vostra gioia. La fantasia della carità (diceva S. Giovanni Paolo II) è attiva e creativa anche nell’ambito del lavoro per i giovani e non solo!”

Lecce si prepara ad accoglierla: tra gli addetti ai lavori abbiamo percepito un certo entusiasmo per il suo arrivo. 

“Ma chiedo nuovamente che sia un’attesa orante. Non arriva una nuova star o un nuovo profeta… viene un Pastore inviato dal successore di Pietro per vivere con tutti voi l’avventura del cristiano che non perde mai il ‘desiderio e la sete di DIO’ e condividere la gioia della ricerca che si nutre della PAROLA e del PANE di VITA”.

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