F.Oli. 

PISIGNANO (Lecce) – Due cognati in guerra fanno pace dopo un incidente per consentire ad uno dei due di intascare l’indennizzo assicurativo. Il bluff, però, viene scoperto e gli inquirenti accertano come il sinistro fosse stato programmato con l’intenzione di far del male. Molto male. Tanto che nel capo d’imputazione si contestava l’accusa di tentato omicidio poi riqualificato in lesioni. I giudici della seconda sezione collegiale (Presidente Pasquale Sansonetti) hanno così condannato Antonio Giannone, 43 anni, di Pisignano, a cinque anni di reclusione per lesioni personali aggravate e a 10 mesi per fraudolento danneggiamento dei beni assicurati in considerazione della contestata recidiva. Il pm Massimiliano Carducci aveva invocato 4 anni e 6 mesi. L’imputato è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e dovrà risarcire la compagnia assicurativa Allianz che attraverso la struttura antifrode ha proposto querela per la truffa e poi si è costituita parte civile con l’avvocato Silvio Caroli. Nei confronti del cognato, Francesco Leone, 54 anni, di Lecce, i giudici hanno disposto il non doversi procedere perchè il reato  di fraudolento danneggiamento dei beni assicurati è stato dichiarato prescritto.

Per capire l’intera vicenda bisogna approfondire un retroscena fondamentale. Tra i due cognati non scorre buon sangue per questioni personali. Così, il 21 luglio del 2007, quando Giannone incrocia sulla provinciale Strudà-Pisignano il cognato tenta di investirlo e di ammazzarlo. A bordo della propria auto, una Mitsubishi L 200, invade la corsia opposta e investe Leone in sella al proprio motociclo, un Suzuky Motors. L’impatto è particolarmente violento.

Il centauro riporta una frattura alla gamba sinistra, una lussazione al ginocchio destro e una frattura al polso sinistro. Le lesioni sono talmente gravi che Leone si dovrà sottoporre a due interventi chirurgici durante il ricovero in ospedale. I due cognati, però, agli investigatori, raccontano come l’incidente si sia verificato con modalità del tutto accidentali in modo tale da consentire a Leone di intascare l’indennizzo assicurativo. Giannone, nelle dichiarazioni immediatamente rese alla Polizia municipale di Vernole il 24 luglio del 2007, dichiara che dopo essersi spostato verso il centro della carreggiata per evitare alcune autovetture in sosta avrebbe trovato di fronte a sè il motociclo condotto da Leone che giungeva dalla direzione opposta senza così poter evitare l’impatto.

Leone, a sua volta, in una missiva inviata il 27 luglio del 2007 al comando di polizia municipale di Vernole, racconta di essere stato investito dall’autovettura di Giannone che, per evitare una macchina in sosta, avrebbe occupato la sua corsia di marcia. Leone depositò così una querela per lesioni colpose chiedendo alla compagnia assicurativa di Giannone il ristoro dei danni materiali e morali subiti. E per rendere credibile la versione di un incidente accidentale e del tutto fortuito, avrebbe convinto una testimone a fornire una versione di comodo in relazione alla ricostruzione della dinamica dell’incidente. Nello specifico, la teste confermò nelle dichiarazioni rese alla polizia municipale di Vernole che l’autovettura condotta da Giannone per poter sorpassare un veicolo in sosta si sarebbe spostata sulla corsia opposta finendo contro la motocicletta.

Leone riuscì così ad intascare l’indennizzo per la somma complessiva di 64mila euro (versata per 42mila euro in acconto il 17 marzo del 2009 e per i restanti 22mila euro il 18 gennaio 2010). Non contento di aver conseguito l’integrale risarcimento dei danni dalla Compagnia assicurativa Allianz, nell’aprile del 2010, il 54enne pensò bene di denunciare il cognato con l’accusa di tentato omicidio dichiarando che l’investimento era stato in realtà volontario. Una mossa che si rivelò del tutto sbagliata perchè i due cognati finirono nel registro degli indagati e poi sotto processo. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Umberto Leo e Amedeo Martina. Il deposito delle motivazioni è previsto nei prossimi 90 giorni.

CONDIVIDI