Benedetta: artista di strada, non ancora per molto. Non conclude gli studi, tutti portati avanti con profitti altissimi, per intraprendere un percorso di vita decisamente personale -ed io aggiungerei anche modernissimo- su due strade parallele: la pittura e la conoscenza del sé. Iscritta a lettere, proprio alle ultime battute, nel 2013 a 24 anni abbandona l’università e riprende una sua antica passione: la pittura. E’ un esercizio questo attraverso il quale Benedetta esprime, vive e svela il suo mondo interiore. Contraddistinguono il suo stile la delicatezza e la forza dei temi e delle forme. I suoi cerchi acquerellati -con i quali esordisce- i suoi personaggi accarezzati dal vento sono per l’osservatore carezze per l’anima, sospiri di mondi senza tempo. I toni delicati delle sue opere non nascondono la grande forza d’animo e la fermezza di Benedetta, giovane e aggraziata donna salentina, che sovente si trova sul corso vecchio di Lecce a vendere ai passanti i suoi acquerelli incantati. Ma la sua pittura non è nota solo nel capoluogo salentino, molti sono i suoi clienti ed estimatori fuori dal contesto pugliese, in molti centri italiani.

L’ho conosciuta ad Acaya, nella piazza, mentre esponeva le sue opere. Correva il 2014: lei era agli esordi. Sin da principio e subito i suoi acquerelli mi hanno affascinato e la sua grazia ha suscitato in me una simpatia fuori dall’ordinario: di tanto in tanto ci intratteniamo in amene conversazioni davanti ad un caffè, dove condividiamo spesso i suoi studi attuali, in parte poco noti e poco frequentati, in parte esoterici, poco accessibili, ché interessano solo persone fortemente spirituali. Studi che contaminano in maniera importante le sue opere, dove nulla è lasciato al caso e tutto ha un significato preciso e profondo. Ma la sua non è un’arte esclusivamente razionaleggiante, ma anche dotata di cuore, di un’emotività gentile, mai scomposta, ponderata dunque, dove forza e leggerezza si fondono in un inno alla vita.

Qui, i ritratti di Benedetta. Li ho realizzati con l’intento di distillare le sue atmosfere, la sua cultura, la sua sensibilità. Non è stato semplice e non so neanche se ci sono riuscito, perché Benedetta è donna delle sfumature, delle reticenze, delle delicatezze.

            Tutto lascia intravedere che Benedetta Longo continuerà per la sua strada, quella originaria, tracciata sin dal 2013, dove sicuramente le sue passioni troveranno pienezza. E ciò impone sin d’ora una considerazione diversa di quest’artista, che va inquadrata in maniera più netta nello scenario leccese, culla di un mondo, quello dell’arte , dello spettacolo e della cultura, che non trova pari in Italia per spessore sociale, valenza economica e  varietà antropologica.

 

Mauro Ragosta

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