La scorsa settimana abbiamo già trattato del conflitto fra il Re di Napoli Ladislao d’Angiò-Durazzo e la Contessa di Lecce e Principessa di Taranto Maria d’Enghien, la Giovanna d’Arco di Puglia. Vediamo in questa sede alcuni fatti d’arme collaterali, che si svolsero durante l’assedio condotto da Ladislao contro Taranto.

Gli assalti delle truppe assedianti si infrangono contro una fitta pioggia di frecce scagliate, dall’alto delle mura, dai Tarantini, sostenuti nell’impresa dalla loro signora che, indossando un’armatura, dall’alto dei bastioni li incoraggia continuamente a respingere il nemico. Inaspettatamente, però, la città di Martina Franca si schiera dalla parte di Ladislao, offrendo uomini, armi e rifornimenti. La perdita viene, tuttavia, colmata dall’arrivo di alcuni nobili leccesi che prestano il loro braccio armato in difesa di Maria d’Enghien e di Taranto. La principessa, intanto, organizza l’uscita segreta di una delegazione di nobili tarantini, fra cui Ruggero Maramonte e Niccolò Messana, che riescono ad eludere le forze assedianti e si recano in Sicilia per chiedere aiuto al sovrano Martino I d’Aragona. Questi prontamente invia in soccorso di Taranto sei navi con a bordo truppe, rifornimenti e viveri, agli ordini del Marchese di Crotone ma le armate di Ladislao riescono ad intercettare la flottiglia nel momento in cui si appresta ad entrare nel porto e, con un’abile manovra, le colgono di sorpresa annientandole.

Nel frattempo Brindisi, i cui amministratori prevedono una vittoria di Ladislao, si schiera apertamente al suo fianco, rifiutando di porgere omaggio a Maria d’Enghien. La Signora decide di punire la città ed invia un manipolo di uomini, comandati da Francesco Orsini. Questi eludono la sorveglianza degli assedianti e muovono decisi su Brindisi, dove colgono di sorpresa il presidio difensivo, irrompono nella città e la sottopongono ad un durissimo e violento sacco. Ladislao va su tutte le furie, non tanto per l’episodio in se stesso, quanto per l’oltraggio di non riuscire ad aver ragione di una donna. Adducendo a pretesto alcune motivazioni di carattere politico, relative alla successione del trono d’Ungheria, il sovrano rientra a Napoli, lasciando il comando delle sue forze ad Antonio Acquaviva, Duca di Atri.

La mossa viene percepita da Maria come un atto di debolezza, pertanto l’eroina concepisce un piano strategico per rompere l’assedio. L’occasione propizia per una controffensiva si presenta quando il Duca di Atri si allontana temporaneamente in direzione del fiume Galeso, sfociante nel Mar Piccolo. Approfittando del momento favorevole, le forze tarantine escono dalla città ed aggrediscono violentemente le armate reali, cogliendole alle spalle. La violenza dell’urto è tale che gran parte dei soldati del re si getta terrorizzata in mare e muore annegata, a causa del peso delle armature. Nello scontro perde la vita anche il valoroso capitano napoletano Masello Fellapane, non prima di aver compiuto grandi atti di valore, nonostante fosse stato più volte ferito. Il Duca di Atri è così costretto a togliere l’assedio, rientrando a Napoli con le poche unità rimaste.

 

Cosimo Enrico Marseglia

 

Bibliografia:

  1. Cutolo, Maria d’Enghien, Congedo Ed., Galatina 1977.
  2. L. De Vincentis, Storia di Taranto, Napoli 1878.
  3. Di Costanzo, Istoria del Regno di Napoli, Napoli, 1769.
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