di Gaetano Gorgoni

NOVOLI – Il professore Diego Fusaro ha “idee di sinistra e valori di destra”, come la difesa della propria identità e delle proprie radici. Sono questi ultimi due concetti che lo spingono a parlare della Focara come difesa delle tradizioni popolari contrapposta a una globalizzazione schiacciante, omologante, capace di rendere l’uomo sempre più merce. Lo abbiamo raggiunto ieri sera, nel teatro Comunale di Novoli, dove insieme alle istituzioni e ai promotori della Focara ha discusso della difesa delle tradizioni popolari (cliccate sull’immagine per vedere la video-intervista). Il suo cavallo di battaglia è la lotta a un mondialismo favorevole solo ai grandi poteri finanziari, alla “global class”, che dagli anni novanta in poi ha prevalso mangiandosi i diritti dei lavoratori. L’erosione lenta delle tutele nel lavoro, la precarizzazione dei lavoratori e, quindi, la conseguente difficoltà delle famiglie nel costruire un futuro e nel fare figli è il frutto della globalizzazione selvaggia.

La vittoria del neoliberismo spinto, che scavalca il potere politico e lo domina con la moneta, eludendo diritti e precarizzando il lavoro (spesso usando il termine più raffinato della flessibilità), è la triste parabola che dagli anni ‘90 in poi ci ha catapultati in una crisi senza fine. “Si lotta al ribasso con altri lavoratori di paesi che non hanno conosciuto mai i nostri diritti, tutto a vantaggio di pochi. Il Jobs act è un’ulteriore precarizzazione del mondo del lavoro. Stiamo costruendo una generazione di schiavi e l’euro ha rappresentato la distruzione di un intero popolo sull’altare delle banche – spiega Diego Fusaro – Abbiamo bruciato 50 anni di diritti e di conquiste di civiltà perché la sinistra si è venduta alle idee neoliberiste, non ha rappresentato più i lavoratori”.

Anche favorire l’immigrazione per ottenere manodopera a zero diritti e a basso costo, secondo il filosofo, è una strategia neoliberista per abbassare il costo dei lavoratori italiani. La manodopera non specializzata, con una concorrenza interna che non conosce diritti (nuovi schiavi), finisce per regolare i salari al ribasso: un vantaggio per i fautori del capitalismo. Un problema enorme che sposta indietro le lancette dell’orologio della civiltà di un secolo. Niente più certezza su orari di lavoro, retribuzioni dignitose, ferie, sicurezza: crescono categorie di lavoratori semischiavizzati. Come gli eterni stagisti o i collaboratori con contratti precari e stipendi che non superano i 600 euro: generazioni senza futuro attaccati ai genitori (anche oltre ai 40 anni) per sopravvivere. È il mondo della libera circolazione delle merci e delle persone, dove queste ultime sono sempre più simili alle prime.

CONDIVIDI