LEQUILE (Lecce) – Si chiude con un’assoluzione piena (perchè il fatto non sussiste) il processo a carico di S.A., 62 anni, residente a Lecce, maestra di una scuola primaria di Lequile accusata di abuso dei mezzi di correzione ai danni di alcuni studenti. La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico Sergio Tosi che ha disatteso la richiesta di condanna invocata dal vice procuratore onorario di udienza. In attesa del deposito delle motivazioni, si può ragionevolmente ritenere che il giudice abbia accolto le argomentazioni difensive degli avvocati Andrea Starace e Stefano Prontera che, attraverso prove, documenti e testimonianze, hanno dimostrato l’infondatezza delle accuse.

L’indagine, condotta dai carabinieri della stazione di San Pietro in Lama, venne avviata con un esposto a firma dei genitori dei bambini e ha vagliato fatti accaduti nell’anno scolastico 2011-2012. La maestra, secondo quanto denunciato, avrebbe preso di mira un bimbo con il grembiulino posizionandolo con il banco contro il muro facendolo rimanere per tutta la durata della lezione a scrivere e a studiare in quella posizione tra l’ansia ed il terrore degli altri compagni. Gli studenti, inoltre, sarebbero stati “trattenuti” in classe con le finestre chiuse e le tapparelle abbassate nonostante le insistenti sollecitazioni dei bambini perché in classe le temperature raggiungevano anche i quaranta gradi (ricostruzione confutata dalla difesa che ha sostenuto che le veneziane erano rotte) La maestra avrebbe evidenziato una eccessiva rigidità impedendo ad alcuni scolari di recarsi persino in bagno durante le ore di lezione.

C’è un episodio, in tal senso, finito al vaglio di un giudice: la maestra avrebbe negato ad un giovanissimo di recarsi in bagno nonostante accusasse forti dolori addominali tanto da urinarsi addosso. Sarebbe andata anche peggio ad un allievo schernito davanti al resto della classe. Non solo violenze psichiche, però. La maestra avrebbe aggredito un alunno colpendolo con una manata al volto e facendogli cadere gli occhiali per terra. Nel corso delle indagini vennero sequestrati dai carabinieri i compiti in cui erano inserite le presunte malefatte compiute dalla maestra anche se all’interno degli elaborati non sarebbero emerse particolari accuse nei confronti della docente che non è mai stata ascoltata.

Il magistrato inquirente Stefania Mininni, sulla scorta della visione dei compiti, aveva chiesto l’archiviazione del procedimento. In  sede di camera di consiglio il gip Antonia Martalò dispose l’ascolto dei bambini così come effettivamente accaduto. Nel corso del processo sono stati ascoltati un maresciallo dei carabinieri che ha condotto le indagini, quattro genitori e lo psichiatra Domenico Suma che si è espresso sull’attendibilità delle dichiarazioni fornite dai bambini e la maestra stessa mai sospesa dall’incarico e che ora insegna in un altro istituto. I genitori di quattro bambini si erano costituiti parte civile con gli avvocati Laura Serafino e Giampiero Tramacere.

F.Oli. 

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