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mer, 08 febbraio 2012
anno V, numero 39



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L’intolleranza razziale: uno scottante problema attuale. PDF Stampa E-mail
di Mariagrazia Toscano   
Mercoledì 18 Agosto 2010 10:17
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Sono anni e anni ormai che in Italia arrivano uomini, donne e bambini, provenienti dai più poveri angoli del mondo, in cerca di una sorte migliore. Sovente sono anche persone colte, che con la speranza di avere un futuro migliore per sé stessi ed i propri cari, hanno faticosamente deciso di abbandonare la propria terra, lasciandosi alle spalle la povertà , disorganizzazione dei loro paesi di origine, cultura, le tradizioni, gli amici ed i propri affetti. L’Italia, e particolarmente l’Europa e l’America settentrionale, rappresentano per loro una specie di eden della ricchezza, dove è vero che vi regnano situazioni drammatiche, ma anche molto spreco.
Di questo ne approfitta come al solito la malavita organizzata, che organizza vere e proprie migrazioni, con il miraggio di ottime sistemazioni e guadagni facili, per poi sfruttare questa gente, particolarmente i clandestini, per attività criminali per cui, ai rischi di un viaggio che forse sarà con il solo biglietto di andata, si somma un’accoglienza decisamente poco ospitale.
L’intolleranza razziale è sempre esistita in ogni angolo del mondo. Negli Stati Uniti d’America c’è voluta una guerra civile, quella tra Nord e Sud del paese per ridare libertà agli schiavi negri, importati forzatamente durante l’epoca coloniale ed anche l’azione pacifica di un grandissimo uomo, Martin Luther King, perché i neri d’America avessero gli stessi diritti dei bianchi.
In Sud Africa, la discriminazione delle razze era un tempo ufficializzata dal governo. Pochi uomini di razza bianca guidavano e controllavano tramite la forza l’elevatissima popolazione di colore, che non beneficiava né dei diritti civili né della possibilità di partecipare all’organizzazione della vita nella propria terra nativa.
Ma il razzismo non riguarda solo ed esclusivamente il colore della pelle. Anche gli Italiani che ad inizio secolo emigravano in America, Australia e Canada, non hanno avuto la vita facile e nella stessa Italia, già si sono registrati episodi di razzismo a causa dello spostamento della povera gente meridionale verso le industrie settentrionali.
La piaga sociale del razzismo nasce dalla mancanza di solidarietà verso i popoli ricchi a favore dei più poveri ed il colore della pelle è solo una scusa, di cui servirsi per celare il proprio egoismo e la propria cattiveria. Così si afferma che gli africani giunti nel nostro paese sottraggono il lavoro alla popolazione, quando poi svolgono attività umili, come la raccolta di frutta e verdura, che non tutti i nostri connazionali sono ben disposti a fare. Oppure si dice che sono gli autori d’innumerevoli furti e crimini, aggravando la già delicata situazione.
Ormai sono tanti i giovani di colore che, figli d’immigrati, sono nostri connazionali e con il loro aiuto, sono certa che la situazione migliorerà. Bisogna che i giovani lottino contro questo barbaro modo di pensare ed agire e che sensibilizzino l’opinione collettiva  per pretendere delle leggi che tutelino i diritti di queste persone, evitando ulteriori spargimenti di sangue facendo in modo che sia finalmente rispettato quel comandamento cattolico ed umano che afferma: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

 

Bombetta

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