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ven, 18 maggio 2012
anno V, numero 139



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Pankiewicz: In margine al discorso dell’Arcivescovo D’Ambrosio…”la trasandatezza” e “le rughe” della città PDF Stampa E-mail
Mercoledì 25 Agosto 2010 18:41
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Penso che dobbiamo esprimere tutti gratitudine al nostro carissimo Arcivescovo per la forte, intensa, concreta riflessione che ha inteso rivolgerci. Essa rappresenta un mirabile esempio di come tra fede e vita, tra devozione ai Santi e vita non vi sia alcuna frattura, e di come, invece, la parola di Dio, la testimonianza dei Santi devono ispirare il nostro agire quotidiano, anche quello politico. Tale riflessione, sia pure in misura diversa, ci interpella e ci coinvolge tutti.
Tra i tanti importanti spunti che essa ci ha offerto, vorrei fare qualche breve considerazione su un passaggio che mi ha colpito in modo particolare per il mio ruolo di Consigliere comunale di minoranza. Mi riferisco alla “trasandatezza” e alle “rughe” che solcano il volto della città. Lungi da me la volontà di strumentalizzare l’Arcivescovo e di tirarlo per giacchetta nella polemica politica. Non lo farei mai. Ma Lecce è oggi, purtroppo, un città senza idee, senza anima, senza cuore. Vi è una crescente disaffezione tra la gente e l’Amministrazione cittadina. Un’Amministrazione lontana dai bisogni e dal cuore dei leccesi, dedita a un tran tran  fatto di raffiche di conferenze stampa anche sul nulla e di roboanti annunci, quasi mai seguiti dai fatti. In poche parole:  tira a campare. Manca una visione con obiettivi di breve, medio e lungo termine. Intanto aumentano i nuovi poveri, le famiglie sono in uno stato di disagio, la disoccupazione giovanile aumenta.
In un clima di rassegnazione quasi generale, opportuni sono arrivati i richiami di Mons, D’Ambrosio. Per quanto mi riguarda, desidero dire che l’idea di “valori” non va associata con quella di qualcosa da custodire. E’ un errore concettuale. Il bene comune, la giustizia sociale, la solidarietà non sono lingotti d’oro da conservare, ma semi da far crescere. Desidero, pertanto, impegnarmi affinchè il dolore, la sofferenza, l’ingiustizia, le piaghe sociali, possano essere vinti non solo con l’impegno dell’Amministrazione comunale, ma anche con migliaia di piccoli atti, compiuti da migliaia di leccesi a favore di altre migliaia di leccesi. Diceva Madre Teresa di Calcutta: “ Quello che facciamo noi è come una goccia nell’oceano. Ma se questa goccia non ci fosse all’oceano mancherebbe “. Ciò avviene anche nella vita della città.

 

Bombetta

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