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Sono i nuovi poveri, più poveri rispetto agli altri finora conosciuti: vivono soli, completamente sradicati ed estranei, mordendo la vita con i denti quotidianamente, sopravvivendo di quello che trovano, coprendosi il corpo degli stracci gettati via, dormendo a terra, sulle panchine, sotto i ponti
Fantasmi umani sporchi e maleodoranti, ingolfati di panni vari, con i capelli arruffati e pesantemente compatti di sporcizia stratificata, con ai piedi rottami di scarpe e ciabatte, esausti vagano per ore, da un punto all’altro della città, con la loro storia di squallore e solitudine, alla ricerca spasmodica d’ogni specie di rifiuti abbandonati dagli altri, come veri e propri cani randagi che conducono una vita di stenti rovistando nell’immondizia. Se ne vedono in numero crescente nelle grandi città, del sud ma anche del nord: se ne vanno lentamente, invisibili agli altri, trascinandosi appresso sacchi incredibilmente neri di sporco antico stracolmi di stracci d’ogni tipo, o spingendo su carrozzine rotte di bambini cumuli di roba varia ed inutile. Accattoni repellenti che non chiedono elemosina o pietà, ma tirano dritto silenziosamente, passando come ombre tra la gente che non riesce ad impietosirsi o indignarsi, incapace di capire, giustificare ed accettare la loro condizione al limite estremo dell’abbandono e della muta disperazione. Nessuno li conosce i vagabondi che vagano per le strade senza sosta, senza infastidire ed interessarsi di nulla, tranne che dei rifiuti. Uno spettacolo avvilente, che suscita rabbia, dolore ed incredulità: nessuno si convince che lo Stato non riesca a provvedere minimamente, ai poveri sventurati, ma intanto, dopo lo sdegno e la commiserazione, ognuno prosegue per la sua strada, tacitandosi la coscienza con qualche spicciolo e molte imprecazioni contro il governo ed i politici. E non manca neanche chi tenta, di risolvere drasticamente il problema dando fuoco ai vecchietti lasciatisi andare sotto un portico, un ponte, sui gradini di una chiesa, contro il muro di una casa: la “società del benessere” ha creato tanto cinico egoismo che ormai non si fa attenzione più né si presta soccorso neppure a chi muore sotto i nostri occhi: l’indifferenza ha distrutto la pietà e l’ottusa rassegnazione ha raggelato il sentimento della solidarietà. Come rottami i vagabondi straccioni vengono inesorabilmente espulsi dalla società e tra la gente allegra e frettolosa, impaziente ed avida di piaceri che corre per le strade, i reietti più deboli e rassegnati, si piegano curvi sotto il peso dell’età, degli acciacchi e del dolore silenzioso a cui il triste destino, li ha purtroppo condannati. Ma accusano, anche, con la loro muta disperazione, testimoni e vittime del cinismo e dell’indifferenza che inquina l’attuale società industriale e democratica, civile e cristiana, noi tutti, con la loro sola presenza, dei feroci delitti d’omessa solidarietà e di lesa umanità. Quando si dice… “Storie di tutti i giorni”!
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