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mer, 08 febbraio 2012
anno V, numero 39



Home > Attualità > I derelitti vagabondi e il loro pesante fardello di miseria e solitudine
I derelitti vagabondi e il loro pesante fardello di miseria e solitudine PDF Stampa E-mail
di Mariagrazia Toscano   
Lunedì 30 Agosto 2010 09:42
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Sono i nuovi poveri, più poveri rispetto agli altri finora conosciuti: vivono soli, completamente sradicati ed estranei, mordendo la vita con i denti quotidianamente, sopravvivendo di quello che trovano, coprendosi il corpo degli stracci gettati via, dormendo a terra, sulle panchine, sotto i ponti

Fantasmi umani sporchi e maleodoranti, ingolfati di panni vari, con i capelli arruffati e pesantemente compatti  di sporcizia stratificata, con ai piedi rottami di scarpe e ciabatte, esausti  vagano per ore, da un punto all’altro della città, con la loro storia di squallore e solitudine, alla ricerca spasmodica d’ogni specie di rifiuti abbandonati dagli altri, come veri e propri cani randagi che conducono una vita di stenti rovistando nell’immondizia.
Se ne vedono in numero crescente nelle grandi città, del sud ma anche del nord: se ne vanno lentamente, invisibili agli altri, trascinandosi appresso sacchi incredibilmente neri di sporco antico stracolmi di stracci d’ogni tipo, o spingendo su carrozzine rotte di bambini cumuli di roba varia ed inutile.
Accattoni repellenti che non chiedono elemosina o pietà, ma tirano dritto silenziosamente, passando come ombre tra la gente che non riesce ad impietosirsi o indignarsi, incapace di capire, giustificare ed accettare la loro condizione al limite estremo dell’abbandono e della muta disperazione. Nessuno li conosce i vagabondi  che vagano per le strade senza sosta, senza infastidire ed interessarsi di nulla, tranne che dei rifiuti. Uno spettacolo avvilente, che suscita rabbia, dolore ed incredulità: nessuno si convince  che lo Stato non riesca a provvedere minimamente, ai poveri sventurati, ma intanto, dopo lo sdegno e la commiserazione, ognuno prosegue per la sua strada, tacitandosi la coscienza con qualche spicciolo e molte imprecazioni contro il governo ed i politici.
E non manca neanche chi tenta, di risolvere drasticamente il problema dando fuoco ai vecchietti lasciatisi andare sotto un portico, un ponte, sui gradini di una chiesa, contro il muro di una casa: la “società del benessere” ha creato tanto cinico egoismo  che ormai non si fa attenzione più né si presta soccorso  neppure a chi muore sotto i nostri occhi: l’indifferenza ha distrutto la pietà e l’ottusa rassegnazione ha raggelato il sentimento della solidarietà. Come rottami i vagabondi straccioni vengono inesorabilmente espulsi dalla società e tra la gente allegra e frettolosa, impaziente ed avida di piaceri che corre per le strade, i reietti più deboli e rassegnati, si piegano curvi sotto il peso dell’età, degli acciacchi e del dolore silenzioso a cui il triste destino, li ha purtroppo condannati. Ma accusano, anche, con la loro muta disperazione, testimoni e vittime del cinismo e dell’indifferenza che inquina l’attuale società industriale e democratica, civile e cristiana, noi tutti, con la loro sola presenza, dei feroci delitti d’omessa solidarietà e di lesa umanità.
Quando si dice… “Storie di tutti i giorni”!

 

 

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