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ven, 18 maggio 2012
anno V, numero 139



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Sakineh. Antonio Gabellone: Salvare la speranza PDF Stampa E-mail
Lunedì 06 Settembre 2010 14:21
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Un volto di donna, due occhi che sembrano puntare diritti nei nostri e c’interrogano sul destino di una creatura umana trascinata in un oscuro vortice di paura e di morte. Due occhi fermi, un volto che chiede non solo di essere ricordato, ma anche d’essere difeso non tanto dalle accuse che i tribunali iraniani

muovono a Sakineh Mohammadi Ashtiani quanto dall’orrore di una tortura morale tremenda non meno di quella fisica. La minaccia di morte sospesa sul capo di questa donna è, per la nostra cultura e per la nostra sensibilità, intollerabile. Nella donna le nostre tradizioni ci hanno insegnato a vedere quanto la vita ha di gentile e di delicato, ma anche di saggio e forte; ci ha educati a vedere in lei la madre che ama e protegge molto più della femmina travolta dalle passioni.
Una comprensione profonda ci spinge oggi, pur tenendo conto dell’autonomia di un Paese straniero e delle sue leggi ispirate a valori diversi da quelli quotidianamente da noi professati, a riflettere sulla capacità che è data all’uomo non tanto di perdonare quanto di capire. Una condanna a morte non risolve  - se tale è o lo si voglia considerare – un problema di pubblica moralità né costituisce un deterrente tanto efficace da funzionare come sicuro antidoto a quelle che potrebbero essere considerate deviazioni o deroghe rispetto al dettato della legge.
Il mondo tende all’unione ed all’incontro. Ci commuovono i gesti di solidarietà che in tante occasioni sono stati compiuti da uomini di religioni e di comunità politiche diverse a favore non solo dei propri correligionari o connazionali, ma anche verso gli “altri”, verso coloro che solo un mancato sforzo di comprensione indurrebbe a considerare nemici.
Sia libera Sakineh e le sue labbra mute possano aprirsi ad una parola di speranza. La sua libertà sarebbe una grande conquista anche da parte di chi oggi la condanna. Perché se questo avvenisse, il mondo intero e tutti coloro in particolare che si adoperano per la liberazione di Sakineh vedrebbero in quell’atto fiorire il fiore di quello che la nostra cultura ha sempre indicato come “l’umanità”, la quintessenza di una comprensione che fa sì che con le pietre non si distrugga ma si edifichi, non ci sia dispersione ma accrescimento. Proprio per questo patrimonio di umanità, che certo è anche nel profondo del cuore degli iraniani, noi ci uniamo alla voce di quanti chiedono che a quella donna sia restituita la libertà, sia riconosciuta la dignità che quel suo volto severo esprime mentre interroga la coscienza dei suoi connazionali e la nostra.

 

Il Presidente
Antonio Gabellone

 

Bombetta

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