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mer, 08 febbraio 2012
anno V, numero 39



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La droga come rifiuto e negazione di sé e degli altri. PDF Stampa E-mail
Mercoledì 08 Settembre 2010 12:35
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Con il cancro la droga è ormai diventata il male del secolo. Cancro e droga, dunque, insieme dilagano minacciando la vita dell’uomo. Ad una lettura superficiale questo accostamento sembrerebbe inopportuno, in quanto il cancro è un male subdolo che colpisce gli organi del corpo umano, ovviamente, contro la volontà del singolo; mentre, invece, la droga rappresenta soprattutto un male morale, essendo solo un espediente per isolarsi dalla dura realtà attuale che per le sue problematiche sconvolge particolarmente le menti più fragili. Un sistema, quindi, che dopo aver permesso pochi attimi di felicità durante il famoso “viaggio” conduce l’uomo ad una morte orribile, squallida.

Ma essa risulta decisamente più triste se si pensa che questa lenta distruzione, che ha come conseguenza inevitabile la morte, è frutto del “viaggio” in un paradiso artificiale: una sostanza in polvere o liquida, che è indispensabile al benessere, seppure fittizio, dei tossicodipendenti che preferiscono suicidarsi lentamente, invece di affrontare la vita.

La droga è un vero e proprio male psichico e morale, infatti, viviamo in una società dove i veri principi e valori umani sono stati dimenticati, dove l’uomo non rispetta né se stesso né tanto meno gli altri ed il benessere dilagante odierno è la causa di tanti mali, purtroppo.

Tanto la sua eccessiva presenza quanto la sua totale assenza, rende la vita difficile. L’una e l’altra situazione  provocano sfiducia in se stessi e quindi conseguente rifiuto in quegli individui più deboli che smarriscono “la retta via”.

Uomini di tutte l’epoche  sono stati sfiduciati, mai soddisfatti di se stessi e tali sono stati gli illustri poeti, scrittori, filosofi ed uomini di cultura in genere; ma almeno reagivano a questo stato d’animo, comprendevano che gli antichi valori non erano più validi al loro modo di vivere e ne cercavano altri tenacemente. Impensabile per loro abbandonarsi ad una felicità fatua.

Attualmente, al contrario, è proprio la parola “uomo” che sembra priva di ogni valore; il progresso tecnologico ha influenzato i rapporti umani, sociali ed economici. Ha creato la  società del benessere dove l’essere umano possiede mezzi con i quali, potrebbe se solo volesse, distruggere il mondo intero.

Più comodo vivere effimere sensazioni ed emozioni piuttosto che affrontare la vita con i suoi problemi e sforzarsi di risolverli con le proprie forze!

L’estromissione radicale della “polverina magica” rappresenterebbe un grande successo che libererebbe da moltissimi altri problemi la nostra società e tutti potremmo vivere una vita più tranquilla, arricchita da nuovi valori umani che ciascuno con i propri mezzi, ha il diritto ed il dovere  di ricercare per se stesso e che renderebbe più piacevole, perché più autentica, qualsiasi sensazione.

Ma affinché sia possibile attuare un simile progetto occorre soprattutto che l’uomo si renda finalmente conto della sterilità di un certo tipo di vita e poi così forte da poter affrontare con successo l’esistenza  che è esente dai “viaggi”, che di vero hanno solo la morte che procede lenta ed inesorabile, dopo una lunga agonia.




 

Bombetta

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