| Il terremoto a L’Aquila e possibili relazioni con i Vulcani del Tirreno |
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| di Marisa Grande |
| Lunedì 06 Aprile 2009 14:09 |
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Tra i vari esempi anche il centro di fuoco che solo 14 giorni dopo, il 26 dicembre 2004 scaricò la sua energia devastante nell’area periferica della “cella geodetica del Sud-Est asiatico”, che provocò un’apertura di faglia e un conseguente tsunami.A seguito della sequenza di fenomeni distruttivi intensificati nel Tirreno, ossia recrudescenti manifestazioni vulcaniche dell’Etna e dello Stromboli, degassamento sottomarino a Panarea, terremoto a Palermo e, a partire dal 2004, incendi spontanei a Canneto di Caronia, il 17 aprile 2007 inviai al sindaco di quel piccolo centro siciliano una lettera, cui non seguì risposta. Medesimo risultato sortì l’invio nel luglio 2007 di un carteggio relativo ai miei studi sui “Campi elettromagnetici terrestri e fenomeni distruttivi” sia all’ing. Enzo Boschi dell’Istituto di Geofisica Italiano, che al dr. Guido Bertolaso, del Dipartimento della Protezione civile.Oggi 6 aprile 2009, verificando che proprio l’epicentro del terremoto che ha colpito L’Aquila alle ore 3,30 con un’intensità pari a 5.8 della Scala Richter, si trova sull’area periferica di una “cella geodetica” il cui “centro” risiede nel Vesuvio. Secondo la dinamica distruttiva che interessa il modello a “celle geodetiche”, un’intensificata attività elettromagnetica di quel vulcano si va a scaricare in forma radiale sulle aree periferiche, provocando fenomeni distruttivi, come terremoti, aperture di faglie o vulcanismo dove esistono “anelli di fuoco”. La cella geodetica che ha il suo centro nel Vesuvio corrisponde in parte al modello degli “anelli di fuoco” poiché oltre a toccare luoghi noti come Roma a nord ovest, L’Aquila a nord, il Gargano a est, Matera e il monte Pollino a sud-est, include a sud il vulcano Marsili e a sud-ovest il vulcano Vavilov. Questi due vulcani sottomarini, insieme al Vesuvio, costituiscono il “settore-polveriera” di questa “cella geodetica centro-meridionale tirrenica”. Un’idea sarebbe quella di pensare che il terremoto che ha colpito l’Aquila corrisponde solo a un “campanello d’allarme” per un’intensificata attività vulcanica nel Tirreno.
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