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lun, 21 maggio 2012
anno V, numero 142



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Intervista ad Aban, rapper leccese PDF Stampa E-mail
di Letizia Leo   
Venerdì 27 Agosto 2010 12:43
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-Ciao Aban, per i più giovani e gli amanti del genere non hai bisogno di presentazioni , ma vorresti presentarti a coloro che non ti conoscono?

-Aban è il mio nome d’arte, nato quando dipingevo (n.d.a. era la tag da writer) , mi chiamo Paolo Morelli e sono di Lecce. Tutto quello che riguarda la mia vita è legato a questo genere di musica. Il mio primo disco risale al 2003, “Luci ed ombre”, contenente otto tracce, realizzato con i Thug Team. Nel 2005 esce il secondo album, “Strategie”, nato sempre coi Thug Team, e nel 2008 “La bella Italia”, lavoro che ha continuato la collaborazione con i Club Dogo, coi quali, oltre all’amicizia, condividiamo le stesse tematiche sociali, essendo il rap un “genere di strada”. L’ultimo album è “Nessun rimorso”, uscito da cinque mesi, venti tracce autoprodotte dalla Sud Est Records, etichetta indipendente creata da me e nata a Lecce nel 2007.

-Sei soddisfatto del successo raggiunto? Quali sono state le tue soddisfazioni e delusioni?

Parlare di successo mi sembra esagerato! Il mio sogno è riuscire a mantenermi solo con la mia musica, perché purtroppo non riuscirei a farlo solo con i live e i dischi, perciò ho fondato lo studio di registrazione. Per me il top a cui potevo aspirare è quello di veder diffondere le mie canzoni … delusioni? Quando io ho cominciato a diciott’anni, ora ne ho trenta, non ho beneficiato di internet, che mi avrebbe permesso di farmi conoscere molto prima. Ma sono contentissimo di come sono andate le cose, alla fine si sono accorti di noi e abbiamo chi ci supporta. La soddisfazione più grande è veder cantare dal palco i miei pezzi a memoria.

-Quando hai capito che il rap sarebbe diventato, oltre che la tua passione, la tua professione?

Diciamo che non l’ho scelto … quando fai questo è come se ti abbia scelto quello che fai, sei talmente trasportato da ciò, che fai le cose in automatico. A sedici anni ho cominciato a fare freestyle, poi a diciotto ho cominciato a scrivere.

-Negli ultimi anni il rap in Italia si è molto commercializzato, nelle tematiche affrontate e nella musica. Come lo vedi il panorama attuale?
Al giorno d’oggi non si può parlare di commerciale. Quando cominci a suonare dal vivo cominci a capire tanti meccanismi, che ti permettono di arrivare poi in televisione. Purtroppo il movimento hip hop negli ultimi anni è cambiato. Fino a dieci anni fa vedere qualcuno con i pantaloni larghi significava che apparteneva al movimento, oggi se li mette pure mio padre! Si è perso il significato originario, perciò gli artisti hanno cominciato a trattare argomenti che non riguardano più la strada … noi non cambieremo mai, anche se bisogna pur campare!

-Quali sono i tuoi sogni e speranze per il futuro?
Prima di tutto spero di riuscire a farmi una famiglia! Rappresenterebbe la tranquillità … considerando il nostro ambiente e la vita che facciamo. Spero che la musica possa permettermi di mantenere me, mia moglie e i miei figli … ne voglio almeno tre!

 

Bombetta

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