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Mostra personale dell’artista Angelo Filomeno, rappresentante di punta dell’Arte contemporanea internazionale, nato a San Michele Salentino ma da diversi anni residente negli Stati Uniti d’America. L’esposizione, dal titolo “Reflection”, è organizzata dall’Amministrazione comunale, assessorato alla Cultura e curata dalla responsabile della Pinacoteca Comunale, prof.ssa Rita Fasano.
Presso i locali dell’ex sartoria di via Duca d’Aosta a San Michele Salentino si potranno ammirare 15 opere e un dittico realizzati con la tecnica del ricamo su shantung di seta e cristalli; una scultura “Intoxication” di bronzo cromato, opera unica (2009) e una piccola teca di cristallo che accoglie “Rex et Regina”, due anelli di argento e oro con diamanti neri e perle nere dei mari del Sud. “Reflection”, potrà essere visitata tutti i giorni dalle ore 10,00 alle ore 12,00 e dalle 19,00 alle 22,00 dal 5 al 10 agosto 2010.
Ancora una volta il monocromo di Angelo Filomeno penetra nell’infinito dello spazio-tempo in una continuità immediata tra emozione e colore, tra osservazione della realtà e creazione lirica e fantastica. il grigio-luce esalta la pulsazione organica delle superfici, facendo penetrare nello spazio l’espansione emotiva della stessa opera, all’unisono con la sua personale soggettività, vivificata da una forte tensione interiore. In un impegno costante, il cui risultato non è espressione di angoscia, ma di tensione al raggiungimento di una dimensione positiva, oltre le incertezze, oltre le paure che pervadono il nostro mondo. L’avventura, nei mondi silenziosi dei percorsi dell’interiorità, è protetta dalla quiete, raggiunta con la potenzialità espressiva degli elementi costitutivi della sua poetica: forma, tessuto, filo, materia, meticolosamente studiati e assemblati, raggiungono una personalissima e autonoma espressione d’arte, ricca di suggestioni simboliche, in una qualità formale di grande originalità, facendo scaturire il sortilegio di un silenzioso, ideale rapporto di emozioni, in grado di superare, con la forza evocativa del profondo, i limiti dello spazio-tempo. In silenzio vive la successione dei quindici pezzi collocati a parete. Suggestive creazioni che palpitano all’unisono. Tangibili tracce di un’attitudine meditativa, esperita attraverso un lungo percorso di indagine interiore, di riflessione. E poi “Intoxication”, “Rex et Regina” , Giorno e Notte. Coppie di opposti fondamentali, come Pitagora e la sua scuola avevano individuato: 1) limitato, illimitato. 2) dispari, pari. 3) destra, sinistra. 4) maschio, femmina. 5) luce, tenebre. 6) bene, male e via dicendo. Postulando che questi opposti fossero conciliati nel mondo da un principio di armonia. E questo accade in Angelo Filomeno. la cui presa di coscienza passa attraverso la comprensione dell'io più profondo. Anche la sua tecnica espressiva diventa il prototipo di un nuovo ordine, una non-pittura che acquisisce una sua integrità e specificità proprio dall'antitesi con la pittura, l'assenza della pittura indica la presenza della non-pittura. In sostanza il desiderio di vivere cessando di vivere o di morire senza cessare di vivere, il desiderio di uno stato estremo, che forse solo Santa Teresa ha descritto con sufficiente forza laddove dice ‘Muoio perché non muoio!’. La vita ha bisogno di armonia e la morte non sta in antagonismo ad essa ma nei suoi stessi equilibri. La natura tutta è uno spettacolo che indica come lo svolgersi di vita e di morte mantiene la continuità dell’insieme. Per Angelo Filomeno, questa “reflection”, questa riflessione, rappresenta l’antidoto per scavalcare l’ineluttabilità della morte e per continuare a esistere, nella consapevolezza di un altro reale al di là di quello specchio in cui la nostra immagine si rifrange. L’artista introduce un evento di grande rilievo nell'iconografia del sentimento di morte (e questo è evidente in altri suoi lavori) operando una trasfigurazione: l'uomo non medita sulla morte come spesso è raffigurato in meditazione dinanzi a un teschio, come altro da sé, ma assume sul proprio volto l'icona funebre, diventa morte incarnata, o meglio raffigura la morte nel gesto di esistere. L’arte diventa per Angelo Filomeno lo specchio che riflette, allo stesso tempo la pulsione di vita e la pulsione di morte. Perciò l’arte è il punto di mediazione, tra il caos e la perfezione, tra l’irrazionale e il razionale, tra Eros e Thanatos. Questo scandisce la dimensione creativa di Angelo Filomeno.
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