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mer, 08 febbraio 2012
anno V, numero 39



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Il suggestivo racconto breve della personale “Rughe in Racconto”di Gianna Stomeo PDF Stampa E-mail
di Pompea Vergaro   
Giovedì 19 Agosto 2010 10:59
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Le personali che l’artista Gianna Stomeo propone, da oltre un decennio, nel cuore dell’estate nella città di Martano, sono ormai un appuntamento consolidato e atteso.
Se alcuni decenni fa era l’Arte a uscire per strada alla ricerca di un contatto meno convenzionale, ora sono gli stessi “luoghi storici”a proporsi come strumenti alternativi di divulgazione, come  lo  conferma il salone espositivo del prestigioso Palazzo Baronale che anche quest’anno ospita la personale della pittrice salentina.
Affermata in Italia e all’estero, vincitrice di molti concorsi con a carico molte personali e collettive, Gianna Stomeo è presente tra le più accreditate riviste d’Arte.
La personale “Rughe in  Racconto” è Il titolo dell’opera con la quale l’artista ha partecipato al concorso organizzato a New York  classificatosi all’11° posto su 7.000 partecipanti.

Entrando nel salone espositivo, dopo aver affrontato una scomoda, ma sorprendentemente piacevole scalinata, comprendiamo subito che con “Rughe In Racconto” l’artista intende narrare il suo viaggio artistico lungo la trama di un racconto.
Si sa che le rughe sono i pensieri più minuti e riposti nel profondo dell’anima, simboleggiano la vita vissuta, la saggezza, che sono i solchi della terra.
Gianna Stomeo ha intrapreso questo viaggio nei suoi luoghi, nella sua terra  nel suo mare, perché ella non  è solo figlia della terra, lo è anche del mare o meglio dei due mari che s’incontrano, del Mediterraneo, di quel mare nostrum per eccellenza intriso di mito e poesia, tragedia e storia.

Volgendo lo sguardo alla mostra  ci si accorge che la sua produzione si è arricchita con delle novità,  proponendo una nuova tecnica e nuovi supporti: alluminio trattato con bagno di argento iodato che ne esprimono la sua pienezza artistica. Ma per comprendere come sia giunta  fin qui Gianna Stomeo ci permette di  conoscere  il passato e il suo percorso: la pittrice, fin dalle prime opere, olio su tela, ha eletto il paesaggio a protagonista assoluto.

Vi è una esaltazione costante della natura  che è accarezzata, amata, cullata: alberi che puntano al cielo, altri che si piegano al volere del vento, rossi papaveri e immensi orizzonti su silenziose piane distese, muri a secco e tortuosi sentieri, donandoci tanta luce che sapientemente  attinge dalla natura, regalandoci luoghi di assoluta bellezza che ella porta nel proprio cuore, confermando un pensiero di  Alinari “che un artista fa sempre il proprio autoritratto anche se dipinge un paesaggio”.

Accanto a“Il Secolo” un rugoso ulivo, simbolo di eternità, che ha conosciuto  tempeste e notti stellate, rifugio di formiche e dimora  di grilli e cicale si può sostare, si può meditare, lontano dalla vita contemporanea frenetica e sfuggente. Egli è solo, come l’artista lo è di fronte  alla sua arte. AI suoi piedi Gianna Stomeo trova rifugio e  racconta i giorni dell’infanzia. Nella  terra del salento ella ritrova le proprie certezze. La tentazione di fermarsi ai piedi del  possente olivo è grande, ma altrettanto forte è  il desiderio di immortalità, inequivocabile per ogni artista che la induce a riprendere il viaggio, perché secondo Daniel Barenboim: “ogni grande opera d’arte ha due facce: una per il proprio tempo e una per il futuro,  per l’eternità”.                 
Sì, perché se vuole raggiungere l’eternità Gianna Stomeo sa che deve incamminarsi.

Nell’ opera “Il mio Io” la sua anima si dilata. La luce è quella della luna, simbolo della femminilità, c’è sempre una luce, una speranza di salvezza nella notte buia.
Nella mitologia greca  Selene simboleggia  la luna piena, rappresenta la dolcezza e la sensibilità della donna,  la madre, perchè  Selene è anche la dea della fecondità che regala un po' di luce alla notte e un po' di sogno alla realtà.
In “Luce mistica nella trama” il paesaggio va esemplificandosi, le forme lasciano spazio ai colori e alla luce. Gianna Stomeo è stata degnamente paragonata a Turner dove la natura si  dissolve  nella luce e nel colore. Ella utilizza  la parola  trama, vuole tramandare, vuole raccontare, come facevano le donne del sud.
Frattanto Gianna Stomeo sente i limiti dei luoghi terreni, i paesaggi divengono lunari, l’artista si lascia catturare dal mistero e  la ricerca diviene  più impegnativa.

Ella è  cresciuta, vuole raccontare i paesaggi dell’universo, vuole raccontare la sua  ricerca dell’assoluto che non necessariamente è Dio. La luce è una luce nuova: siamo nel sogno o nella realtà? non le basta più la serenità terrena? vuole raccontare di  luoghi impalpabili, vuole raccontare l’eternità? tante le domande, ma ella racconta senza dare risposte, perchè l’artista non deve  dare  risposte. L’arte deve aiutarci  solo a raggiungere la consapevolezza.
Con la  nuova produzione l’artista utilizza nuovi materiali, alluminio trattato con bagno di argento iodato e  abilmente  avvolge e dipana lo spazio.
In “Rughe di Petrolio” è attenta e coinvolta dalla realtà del proprio tempo e ne esprime  con il suo fare artistico, le tensioni morali, sociali, spirituali in continuo divenire,. ella si interroga vivendo pienamente  la realtà e in “Rughe nell’azzurro” trova sempre la salvezza nella natura e nei colori.
In “Voci di gabbiani” nella parola gabbiani cogliamo la  presenza di voli, anche se i gabbiani si possono solo intuire, perchè, nella ricerca costante di purezza, emerge, impetuoso, il desiderio di staccarsi dalla quotidianità.

Ne “Le ali del vento” l’artista ci confida che non ha perso il contatto con la realtà, il legame con la natura  è troppo forte ed ecco che ci  riconduce alla sua terra e ci presenta un paesaggio quasi ameno; questa luce da dove viene? da dove l’ attinge? forse da quei mondi impalpabili dove non si posa piede umano? Il  silenzio predomina, ma è solo  apparenza, perché nella forma degli alberi  vi è la presenza del vento. I colori sono il  vissuto dell’artista,. perché la pittrice nel legame arcaico con la terra cerca la natura umana, ma anche  nei  silenzi di cieli e terra, spera di  dare  forma alle pieghe della propria vita.

In questo viaggio Gianna Stomeo è partita con un bagaglio leggero, è partita portando con sé solo i pennelli e le sue mani perché il rosso, il verde,  gli aranci e  il bianco  e il nero  li attinge dalla terra, dal mare, dal sole, dalle pietre, dall’erba.
Oggi al  suo fare artistico possiamo riconoscere una piena maturità, ella possiede un proprio modello artistico inconfondibile, è dunque riconoscibile.
La nuova produzione è il frutto di un lento lavoro di personalizzazione, perché l’opera di Gianna Stomeo è una poesia musicale dove, nonostante le ombre, tutto è luce.
Il racconto breve della personale “Rughe in  Racconto” è un pezzo della sua arte e della sua vita.
E volendo parafrasare l’artista texano Rauschenberg: “la pittura si riferisce all'arte e alla vita... e io cerco di muovermi nel mezzo” sembra che Gianna Stomeo viva alla ricerca di questo continuo equilibrio tra vita e fare artistico e che ci riesca molto bene.

“Rughe in  racconto”: personale di Gianna Stomeo
dal 31 al 22 luglio 2010 - Palazzo Baronale di Martano




 

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