Le personali che l’artista Gianna Stomeo propone, da oltre un decennio, nel cuore dell’estate nella città di Martano, sono ormai un appuntamento consolidato e atteso. Se alcuni decenni fa era l’Arte a uscire per strada alla ricerca di un contatto meno convenzionale, ora sono gli stessi “luoghi storici”a proporsi come strumenti alternativi di divulgazione, come lo conferma il salone espositivo del prestigioso Palazzo Baronale che anche quest’anno ospita la personale della pittrice salentina.
Affermata in Italia e all’estero, vincitrice di molti concorsi con a carico molte personali e collettive, Gianna Stomeo è presente tra le più accreditate riviste d’Arte. La personale “Rughe in Racconto” è Il titolo dell’opera con la quale l’artista ha partecipato al concorso organizzato a New York classificatosi all’11° posto su 7.000 partecipanti.
Entrando nel salone espositivo, dopo aver affrontato una scomoda, ma sorprendentemente piacevole scalinata, comprendiamo subito che con “Rughe In Racconto” l’artista intende narrare il suo viaggio artistico lungo la trama di un racconto. Si sa che le rughe sono i pensieri più minuti e riposti nel profondo dell’anima, simboleggiano la vita vissuta, la saggezza, che sono i solchi della terra. Gianna Stomeo ha intrapreso questo viaggio nei suoi luoghi, nella sua terra nel suo mare, perché ella non è solo figlia della terra, lo è anche del mare o meglio dei due mari che s’incontrano, del Mediterraneo, di quel mare nostrum per eccellenza intriso di mito e poesia, tragedia e storia.
Volgendo lo sguardo alla mostra ci si accorge che la sua produzione si è arricchita con delle novità, proponendo una nuova tecnica e nuovi supporti: alluminio trattato con bagno di argento iodato che ne esprimono la sua pienezza artistica. Ma per comprendere come sia giunta fin qui Gianna Stomeo ci permette di conoscere il passato e il suo percorso: la pittrice, fin dalle prime opere, olio su tela, ha eletto il paesaggio a protagonista assoluto.
Vi è una esaltazione costante della natura che è accarezzata, amata, cullata: alberi che puntano al cielo, altri che si piegano al volere del vento, rossi papaveri e immensi orizzonti su silenziose piane distese, muri a secco e tortuosi sentieri, donandoci tanta luce che sapientemente attinge dalla natura, regalandoci luoghi di assoluta bellezza che ella porta nel proprio cuore, confermando un pensiero di Alinari “che un artista fa sempre il proprio autoritratto anche se dipinge un paesaggio”.
Accanto a“Il Secolo” un rugoso ulivo, simbolo di eternità, che ha conosciuto tempeste e notti stellate, rifugio di formiche e dimora di grilli e cicale si può sostare, si può meditare, lontano dalla vita contemporanea frenetica e sfuggente. Egli è solo, come l’artista lo è di fronte alla sua arte. AI suoi piedi Gianna Stomeo trova rifugio e racconta i giorni dell’infanzia. Nella terra del salento ella ritrova le proprie certezze. La tentazione di fermarsi ai piedi del possente olivo è grande, ma altrettanto forte è il desiderio di immortalità, inequivocabile per ogni artista che la induce a riprendere il viaggio, perché secondo Daniel Barenboim: “ogni grande opera d’arte ha due facce: una per il proprio tempo e una per il futuro, per l’eternità”. Sì, perché se vuole raggiungere l’eternità Gianna Stomeo sa che deve incamminarsi.
Nell’ opera “Il mio Io” la sua anima si dilata. La luce è quella della luna, simbolo della femminilità, c’è sempre una luce, una speranza di salvezza nella notte buia. Nella mitologia greca Selene simboleggia la luna piena, rappresenta la dolcezza e la sensibilità della donna, la madre, perchè Selene è anche la dea della fecondità che regala un po' di luce alla notte e un po' di sogno alla realtà. In “Luce mistica nella trama” il paesaggio va esemplificandosi, le forme lasciano spazio ai colori e alla luce. Gianna Stomeo è stata degnamente paragonata a Turner dove la natura si dissolve nella luce e nel colore. Ella utilizza la parola trama, vuole tramandare, vuole raccontare, come facevano le donne del sud. Frattanto Gianna Stomeo sente i limiti dei luoghi terreni, i paesaggi divengono lunari, l’artista si lascia catturare dal mistero e la ricerca diviene più impegnativa.
Ella è cresciuta, vuole raccontare i paesaggi dell’universo, vuole raccontare la sua ricerca dell’assoluto che non necessariamente è Dio. La luce è una luce nuova: siamo nel sogno o nella realtà? non le basta più la serenità terrena? vuole raccontare di luoghi impalpabili, vuole raccontare l’eternità? tante le domande, ma ella racconta senza dare risposte, perchè l’artista non deve dare risposte. L’arte deve aiutarci solo a raggiungere la consapevolezza. Con la nuova produzione l’artista utilizza nuovi materiali, alluminio trattato con bagno di argento iodato e abilmente avvolge e dipana lo spazio. In “Rughe di Petrolio” è attenta e coinvolta dalla realtà del proprio tempo e ne esprime con il suo fare artistico, le tensioni morali, sociali, spirituali in continuo divenire,. ella si interroga vivendo pienamente la realtà e in “Rughe nell’azzurro” trova sempre la salvezza nella natura e nei colori. In “Voci di gabbiani” nella parola gabbiani cogliamo la presenza di voli, anche se i gabbiani si possono solo intuire, perchè, nella ricerca costante di purezza, emerge, impetuoso, il desiderio di staccarsi dalla quotidianità.
Ne “Le ali del vento” l’artista ci confida che non ha perso il contatto con la realtà, il legame con la natura è troppo forte ed ecco che ci riconduce alla sua terra e ci presenta un paesaggio quasi ameno; questa luce da dove viene? da dove l’ attinge? forse da quei mondi impalpabili dove non si posa piede umano? Il silenzio predomina, ma è solo apparenza, perché nella forma degli alberi vi è la presenza del vento. I colori sono il vissuto dell’artista,. perché la pittrice nel legame arcaico con la terra cerca la natura umana, ma anche nei silenzi di cieli e terra, spera di dare forma alle pieghe della propria vita.
In questo viaggio Gianna Stomeo è partita con un bagaglio leggero, è partita portando con sé solo i pennelli e le sue mani perché il rosso, il verde, gli aranci e il bianco e il nero li attinge dalla terra, dal mare, dal sole, dalle pietre, dall’erba. Oggi al suo fare artistico possiamo riconoscere una piena maturità, ella possiede un proprio modello artistico inconfondibile, è dunque riconoscibile. La nuova produzione è il frutto di un lento lavoro di personalizzazione, perché l’opera di Gianna Stomeo è una poesia musicale dove, nonostante le ombre, tutto è luce. Il racconto breve della personale “Rughe in Racconto” è un pezzo della sua arte e della sua vita. E volendo parafrasare l’artista texano Rauschenberg: “la pittura si riferisce all'arte e alla vita... e io cerco di muovermi nel mezzo” sembra che Gianna Stomeo viva alla ricerca di questo continuo equilibrio tra vita e fare artistico e che ci riesca molto bene.
“Rughe in racconto”: personale di Gianna Stomeo dal 31 al 22 luglio 2010 - Palazzo Baronale di Martano
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