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di Tiziana Conte Pedagogista
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Domenica 30 Maggio 2010 14:49 |
Il tema di questo mese è suggerito da un’osservazione fatta da una bambina di quattro anni in una normale conversazione svolta in sezione. Proprio la sua affermazione ha dato origine al titolo di questo mio intervento, che ha lo scopo di riflettere su che cosa vuol dire giocare. Dall’affermazione della bambina pare che il gioco sia prerogativa esclusiva di una parte della nostra vita
e che essere adulti significa rinunciare al diletto e al piacere del gioco, in quanto esso nel senso comune è qualcosa di fittizio e frivolo che producendo esclusivamente ben-essere nel soggetto che gioca, quindi non portando nessun profitto non può essere attività adatta agli adulti. Il gioco è invece un mezzo ideale per costruire, vivacizzare, mantenere, rinfrancare e dare valore alle relazioni sociali, affettive, amicali e amorose. Nel gioco si nasconde la capacità creativa e inventiva di ognuno di noi, dove attraverso piccole trasgressioni alla quotidianità, possono sbocciare e rafforzarsi legami, realizzare e inventare nuove soluzioni a situazioni. Il verbo giocare come il verbo amare non vede nella sua coniugazione l’imperativo il gioco è libero per definizione e nessuno può essere obbligato a parteciparvi, in esso ognuno deve sentirsi felice e gratificato come hanno ancora affermato i miei piccoli alunni: “giocare è pensare da soli e nessuno mi dice quello che devo fare” è il luogo in cui vige la piena libertà dell’uomo di essere sognare e fantasticare. Rispondendo alla provocazione data dal titolo mi sento di poter dire che è necessario ritrovare in noi, soprattutto, nei momenti più difficili della nostra esistenza il piccolo Peter Pan o il fanciullino di Pascoliana memoria, per riscoprire il valore del gioco come momento di liberazione dagli schemi mentali e dai condizionamenti sociali di cui tutti siamo vittime, il gioco è lo spazio mentale prediletto delle relazioni umane ha lo scopo di colorare la quotidianità dando slanci nuovi, in questo momento difficile per tanti aspetti economici, sociali, legati alla sicurezza e alla mancanza di certezze diventa quasi essenziale per la sopravivenza della specie ripensarsi in maniere ludica dando al gioco non più valore di trastullo per impegnare il tempo libero, ma al contrario riconoscendo la sua funzione catartica e rigeneratrice del nostro essere, di scoperta e conoscenza, per vivere la vita con ironia e positività. Spesso nelle parole dei bambini si nasconde la filosofia della vita!
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