|
di Tiziana Conte Pedagogista
|
|
Domenica 18 Luglio 2010 06:24 |
|
La tradizione italiana di cui tutti siamo stati figli, racconta che giunti ad una certa età ai bambini si distribuiva settimanalmente o mensilmente una piccola ( si spera) quota affinchè i piccoli potessero imparare a gestire il proprio denaro.
Ascoltando le amichette della mia bambina di 9 anni mi accorgo che spesso la “ paghetta” supera di molto il valore simbolico, che ha avuto nei tempi andati e che diventa un vero e proprio reddito. Credo che le esigenze di bambini così piccoli non vadano oltre l’acquisto di un gioco o di una rivista e che consegnare loro cifre esorbitanti a titolo gratuito non educhi al valore del denaro. In questo periodo sociale ed economico molto difficile, è opportuno educare al ruolo della formica e non della cicala ( per chi ha memoria dell’antica ma sempre attuale favola), i bambini devono aver cura del denaro e del suo significato reale, dare valore al principio di guadagno è la sfida. E’ opportuno ridimensionare la quantità, ma anche creare piccole situazioni in cui il bambino possa imparare ad apprendere l’idea del “ lavoro” come fonte di soddisfazione personale e di crescita liberandolo da quella cultura del tutto e subito di cui oggi siamo vittime. Guadagnarsi le piccolo monete svolgendo adeguate mansioni domestiche, accudendo gli animali che sono in casa, avendo cura dei propri spazi e oggetti, inventando attività creative e utilizzando la rete amicale e parentale per promuovere se stessi non solo gratifica, ma agisce con potenza sullo sviluppo dell’autostima e della lettura della proprie capacità relazionali, sociali, e perché no produttive. Il bambino deve poter entrare in relazione col denaro percependone la funzione di mercato e dando valore al sacrificio, perché i bambini non sono fette di mercato come alcuni ritengono, ma sono in grado di pensare con la propria testa e sentire con il proprio cuore purchè se ne dia loro la possibilità .
|