| Daniele Sepe: Fessbuk |
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| di Angelo Damiano Delliponti |
| Venerdì 30 Luglio 2010 12:32 |
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È proprio vero che ogni nuovo album di Daniele Sepe rappresenta una fotografia ideale della situazione socio-politica italiana del momento. Musica italiana, innanzitutto, nonostante le incursioni nella world music o in domini caratteristici di talune tipologie etniche. Italiana perché è del nostro paese che “parla”, e lo fa non dimenticando/ignorando
– oltre che gli ovvi risvolti, in un certo senso impegnati, dei testi – proprio le tradizioni sonore della penisola italica, anche quando si è alle prese con reinterpretazioni bizzarre di classici del crossover, come per i Rage Against the Machine (‘Bulls on parade’). Stiamo parlando appunto di ‘Fessbuk’, l’ultimo album del musicista/sassofonista (e compositore) napoletano, il cui titolo è già di per sé un riferimento palese ad una delle più recenti manie (inter)nazionali. E la sua musica, nel senso dell’organizzazione ‘complessiva’, potrebbe benissimo rammentare – come sottolineato già da molti – quella della Mothers of Invention di Frank Zappa, soprattutto nel senso dell’attitudine dei singoli musicisti a concepire in un certo ‘modo’ l’orchestrazione, nonché la propria ‘dislocazione’ solistica. Ma, a dire il vero, l’impressione lasciata dall’ascolto degli album di Sepe, in particolar modo quella di lavori come ‘Vite Perdite’ o ‘Lavorare Stanca’ – magari un po’ meno in questa occasione – è quella di avere di fronte una sorta di John Zorn italiano (o all’italiana), sempre nel doppio senso letterale e musicale dell’aggettivo. |