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dom, 05 febbraio 2012
anno V, numero 36



Home > Lo spazio dei suoni > Nobraino: No Usa! No UK!
Nobraino: No Usa! No UK! PDF Stampa E-mail
di Angelo Damiano Delliponti   
Martedì 03 Agosto 2010 10:13
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Ricordo esattamente quando li ho visti suonare un anno fa in un locale della mia zona - in provincia di Taranto - e della buona impressione che mi fecero allora, i Nobraino. Soprattutto rispetto allo standard delle band indie-rock-cantautorali italiane e, nello specifico, per il loro modo di stare sul palco, che poi si traduce in stravaganza scenica: bravi cioè i musicisti nell’edificare basi più che solide per il narcisismo un po’ borioso (senza intenti denigratori ché talvolta un po’ d’arroganza fa bene allo show salvo soliti invidiosi di turno che contribuiscono ad alimentare l’aurea della band) del cantante, Lorenzo Kruger, un crooner dalle tinte vagamente dandy che arrogantemente (vale come sopra) si appropria dello spazio scenico estendendolo a qualsiasi punto egli desideri ne faccia parte, mostrando faccia tosta e qualità da istrione. Perché m’era parso simpatico proprio un certo maschilismo sfacciato sostenuto un po’ da tutta la formazione - pur sempre in maniera autoironica - unito alla flemma quasi aristocratica del leader, confermata anche dopo l’esibizione.

Ma se il precedente ‘Live al Vidia Club’ non mi aveva entusiasmato troppo per tutta una serie di acerbità e luoghi comuni dell’alt-rock abituale, considerata anche la sua antecedenza rispetto all’esibizione del 2009, quest’ultimo ‘No Usa! No Uk!’ mi è sembrato invece più convincente proprio per certi aspetti contrari a quell’altro - pur ritrovandoci le stesse coordinate stilistiche: a partire dai Baustelle, Cappello a Cilindro, e proseguendo con Capossela e Paolo Conte.
E non poteva non sorprendermi, tra l’altro, la loro apparizione a ‘Parla con me’ della Dandini, su rai tre. (Ovviamente con tanto di immancabili appropriazioni indebite di spazio scenico, del solito Kruger, e relative sbruffonate..).
L’ultimo album, dicevamo, mostra dunque una palese maturazione della compagine romagnola, grazie anche alla presenza della mano esperta del solito Giorgio Canali, oramai mentore (per fortuna) della maggior parte delle più promettenti novità dell’underground nostrano, produttore artistico dell’opera.
Se i testi tendono quindi ad essere qui più curati, sostenuti anche da un chitarrismo prevaricatore – e come non sottolineare la straordinaria prova di ‘Ballata stocastica’, dove fa la sua apparizione Canali in veste di cantante e “guastatore”? – lo stesso dicasi per la musicalità più in generale, stavolta perfettamente collocabile (nel bene o nel male) all’interno di certa genia d’autore tipica di questo “italo-rock”, con in più l’esuberanza dei singoli personaggi.

Guai però a perdere questa vena! Potrebbero verificarsi mutazioni nefaste, come qualcosa di troppo ovvio ravvisabile abbastanza facilmente in giro, di questi tempi.

 

Bombetta

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