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di Angelo Damiano Delliponti
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Mercoledì 25 Agosto 2010 09:32 |
Piacciano o no, i canadesi Arcade Fire sono da annoverare fra le migliori band di questo nuovo millennio. È infatti con l’uscita di due album del calibro di ‘Funeral’ e ‘Neon Bible’ che hanno segnato un passo importante nel panorama pop internazionale.
La loro musica, intrisa tanto di reminiscenze new wave, che ha trovato proprio negli U2 quel punto d’approdo essenziale per la conquista di un certo stile, quanto di riecheggiamenti glam rock e pot-pourri indie, possiede i connotati perfetti per rappresentare al meglio quell’ondata pop-rock perfettamente in equilibrio fra il rinnovamento del formato canzone e la ”conservazione” di certi standard oramai digeriti e codificati, dello stesso. Ma è pur sempre la fruibilità di stampo U2iano che rende digeribile l’intruglio targato A.F., non volendo annettere con ciò alcun senso peggiorativo (perché son sempre i migliori ‘irlandesi’ – quelli di, ad esempio, ‘Under A Blood Red Sky’, tanto per intenderci – ad esser presi in considerazione).
Ed ecco allora giungere quest’ultimissimo lavoro della compagine di Montreal - ‘The Suburbs’ - come qualcosa di non del tutto desiderabile, considerati i rischi legati al ‘viaggio nel deserto’ perfettamente in sintonia con l’atmosfera di questi anni ’10 – o di tutti i primordi di una decade – e al fatto oramai risaputo che da un po’ di tempo a questa parte non si ascoltano più di un paio di album consecutivi passabili, relativamente ad un nuovo gruppo/artista. Varrà questo pure per gli A.F.? È certo che ora, più che in passato, è il lato più oscuro del calderone new wave ad aver preso il sopravvento, in questa terza prova della band canadese. E non si può certo dire che tale “nuova” concezione delle canzoni sia meno riuscita delle precedenti. Perché anche qui la coerenza interna ai singoli brani non fa una piega (a posteriori) anche con la conferma di oscurità sempre più “palesi”. Sembrerebbe che in queste “suburre” sia la luce a trionfare, comunque, coerentemente con lo spirito prevaricatore della band. E tutto sommato, anche se forse leggermente al di sotto delle altre, quest’ultima prova degli Arcade Fire non può essere considerata un vero e proprio passo falso, purché la si ritenga come la più ovvia conseguenza di una musica il cui destino sembrava segnato già in partenza, secondo la form(ul)a archetipica alla base di ogni loro creazione.
Non più i nuovi U2, forse.. |