Per visualizzare correttamente questa pagine abilitare Javascript sul vostro browser. Grazie. corriere salentino, quotidiano salentino di informazione on-line, news, politica attualita' cronaca sport spettacolo, giornale on-line. Salento. Notizie.

mar, 22 maggio 2012
anno V, numero 143



Home > Politica > Giovanni Rizzo: “ Solo i Messapi potrebbero osare proporre una Regione Salento senza essere tacciati di oscurantismo”
Giovanni Rizzo: “ Solo i Messapi potrebbero osare proporre una Regione Salento senza essere tacciati di oscurantismo” PDF Stampa E-mail
Mercoledì 01 Settembre 2010 06:26
Share

A quanto pare, solo i fieri Messapi e gli altrettanto orgogliosi Greci redivivi potrebbero osare, oggi, di proporre una Regione Salento senza essere tacciati di oscurantismo, retropensiero, inconfessato interesse personale e quant’altro misfatto si potrà inventare. Tutti gli altri – compresi i padri fondatori della Repubblica – stanno per essere iscritti nella scontata quanto demonizzante categoria dei “nemici”.
Figuriamoci se poteva sfuggire alla (tentata) demonizzazione il fondatore di TeleRama, che a quanto pare non può comportarsi da cittadino come gli altri ma deve “astenersi” (che poi in qualche modo suona “vergognarsi”) per aver costruito una realtà editoriale. Ma quest’ultima non è un partito, non muove né gestisce delibere, finanziamenti, polizie, occupazione: può solo interessarsi, a livello di opinione e nel rispetto irrinunciabile alla pluralità delle voci, alla soluzione di taluni problemi.
Si vorrà ridurre la questione regionale jonico-salentina a un pronunciamento su TeleRama? Una simile rozzezza nasconde una trappola propagandistica che viene dal passato secolo, e che a quanto pare è dura a morire: non bisogna caderci, noi dobbiamo invece giudicare la bontà delle idee, delle proposte e dei progetti per se stessi, per la loro sensatezza e il loro valore.
Ma discutere, confrontarsi, votare sulla Regione Salento è proprio ciò che non vogliono alcune forze ben definite per ora uscite allo scoperto. L’asprezza di qualche agitatore, ma anche il netto e perplesso dissenso di altri interlocutori, sono indice di debolezza, di nervi allo scoperto per l’allarme che comincia a squillare nelle (non più tanto) segrete stanze di certi centri di potere.
Può sembrare paradossale che l’allarme rosso sia scattato per primo in area “bianca”, ma in realtà ciò dimostra una volta di più che il movimento per la Regione Salento può e deve restare fermamente autonomo dai partiti, sempre diffidenti nei confronti di qualunque iniziativa che non sia da essi stessi generata, condizionata o in ogni caso filtrata.
Purtroppo per loro, l’idea-forza della Regione Salento è trasversale, culturale, persino spirituale prima che sociale, economica, infrastrutturale e politico-amministrativa. Ha una carica dirompente perché è nella Storia; perché l’Assemblea Costituente per un voto non la istituì sessant’anni fa; perché è perfettamente legale e per nulla separatista; perché non vuole dividere una regione ma unire tre province; perché conferisce dignità politico-amministrativa a una popolazione che – come lo stesso governatore Vendola ammette – ha una sua fortissima fisionomia culturale.
Ma si sa, per talune teste politichesi se un’idea e un programma provengono direttamente dalla gente, sono “populismo”; se se ne fa interprete un comitato, ecco l’accusa di “qualunquismo”; se non si cerca la contiguità con qualche partito, spunta l’insinuazione della “demagogia”.
Ma ciò che soprattutto caratterizza questa nuova fase dell’impegno per la Regione Salento è proprio il fatto che altre iniziative passate sono nate “targate partiticamente”, e quindi sono state accolte con sostanziale disinteresse dai salentini.
Questa volta esiste invece un’adesione vasta e anche entusiastica, che parte dal basso. Gli accentratori pugliesi di risorse economiche sono quindi fortemente preoccupati. Qui stanno il vero egoismo e il vero particolarismo, che non da oggi lesinano sviluppo e riconoscimento e perpetuano un’evidente situazione di minorità della Puglia del Sud.
Contentatevi, par di leggere, di essere così allegri e creativi: restate in Puglia, a gestire i soldi ci pensiamo noi. Chi così ritiene è ben lieto, come lo stesso Vendola, di elogiare la nostra forte realtà culturale e territoriale (bello sforzo, essa è sotto gli occhi di tutti); il che equivale a dire che siamo una bellissima “espressione geografica”, alla “spaghetti e mandulino” anzi, nel caso nostro, alla “frisella e tamburello”.
La Storia ha i suoi ritorni: non ci si esprimeva così anche sull’Italia, prima dell’Unità? Per farla ci volle quasi un secolo di guerre, pertanto ad essa l’on. Lorenzo Ria (che parla di “difficilissimo e complicatissimo cammino” per la Regione Salento) forse non avrebbe egualmente creduto.
Al di là della banale propaganda, è evidente che un’eventuale Regione Salento sarà governata, né più né meno, dalle stesse forze e nello stesso modo di tutte le altre Regioni, mentre oggi la si fa apparire quasi come una restaurazione del regno borbonico! Chi avversa la Regione Salento deve pertanto impedire che la ragionevolezza trionfi e che il dibattito sia sereno.
Se i toni si alzano, eccone la ragione. Non si vuole arrivare a far votare i tarantini, i brindisini e i leccesi in un referendum consultivo. E prima ancora, gli attacchi sono “segnali” e “parole d’ordine” per evitare che i consigli comunali votino i preliminari ordini del giorno favorevoli al suddetto referendum.
Questo deve spingere coloro che credono non solo alla Regione Salento, ma anche alla democrazia, a unirsi nei comitati e nei gruppi di lavoro, cementando con l’attività questa idea condivisa e assicurando che ognuno possa liberamente e chiaramente esprimersi.

Giovanni Rizzo
Coordinatore Cittadino di Lecce
Movimento Regione Salento

 

Bombetta

Ultime

  • Dal Salento
  • Dal mondo
  • Il Sole 24 Ore

Lecce 21 °C
Brindisi 17 °C
Taranto 20 °C
    Ferienhaus Ostsee
Banner
Pubblicità
Banner
Banner
Pubblicità