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Giovedì 02 Settembre 2010 12:42 |
In seguito all'avvio di una petizione popolare avviata da associazioni e amministratori salentini in merito alla istituzione della “Regione Salento” e alle dichiarazioni della senatrice Adriana Poli Bortone, dichiaratasi favorevole a tale proposta, l'on. Margherita Mastromauro (Pd) esprime netta contrarietà e ferma opposizione a un “progetto politico miope e anacronistico”.
“L'idea di costituire un nuovo ente istituzionale in un periodo di crisi economica e politica mi risulta irresponsabile e per nulla condivisibile. In un momento in cui occorre casomai razionalizzare gli enti e si discute della opportunità di cancellare le province, la nascita di una Regione Salento non mi sembra affatto una grande idea. Basti guardare alla nuova Provincia di Barletta-Andria-Trani, tanto acclamata, ma che alla fine si sta rivelando oltre che inutile anche un motivo in più di divisione tra i cittadini di quel territorio”. “La mia contrarietà”, aggiunge l'on. Mastromauro, “non è però solo di carattere economico e sociale, ma anche politico: invece di far fronte comune verso le politiche nordiste del governo Berlusconi, che soffocano le regioni meridionali, la senatrice Poli Bortone sostiene (forse provocatoriamente, visto che è una ferma oppositrice del federalismo) un progetto che frammenterebbe la consolidata compattezza culturale della Puglia. Una Regione, la Puglia, che ha peraltro sempre con orgoglio sostenuto ed esibito il Salento come importante meta turistica e culturale. Il rischio che io vedo è quello di alimentare una cultura localista, una visione retrograda e miope della politica nella gestione dei territori che purtroppo già sta prendendo piede in alcune aree del Nord del nostro Paese. La senatrice è stata anche candidata alla presidenza della Regione Puglia e quindi francamente non comprendo questa sua iniziativa”. “Si avvicina il 150° anniversario dell'unità del nostro Paese”, prosegue la deputata del Pd, “e stiamo discutendo della creazione di nuovi enti istituzionali che frammentano ancor più la già completa strutturazione politico-amministrativa italiana. Si rifletta semmai sul fatto che il nostro Paese, ora più che mai, ha bisogno di compattarsi e non di dividersi all'infinito”.
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