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Giovedì 02 Settembre 2010 13:28 |
“Le parole del procuratore Lorusso sono una inequivocabile dimostrazione di ciò che ripetiamo da sempre e cioè che la gravità della situazione finanziaria in cui versa il Comune è determinata dai 3 terribili bubboni che abbiamo ereditato dalla precedente amministrazione, Boc, via Brenta e Lupiae,
e che per noi sono state priorità assolute in questa prima metà di consiliatura”. Così il sindaco Paolo Perrone commenta le dichiarazioni del Procuratore generale della Corte dei Conti di Bari Francesco Lorusso sulla edizione odierna del “Corriere del Mezzogiorno”. “Dell’attenzione della Corte dei Conti - continua il primo cittadino - sapevamo già. Si tratta di indagini sulle tre specifiche questioni sulle quali si vuol legittimamente vederci chiaro e che noi abbiamo già affrontato per evitare al Comune il dissesto. Abbiamo combattuto sia la crisi della Lupiae, che nel 2007 aveva 3 milioni di euro annui di disavanzo e oggi è in pareggio senza aver licenziato una sola unità, sia il problema dei Boc, per i quali pagavamo una rata di 9 milioni e 900 mila euro all’anno e oggi di 5 milioni e 400 mila attuando una sapiente rimodulazione del debito, sia la vicenda dei palazzi di via Brenta, nella quale stiamo cercando di rivedere il contratto capestro, avendo interrotto in ogni caso la corresponsione delle rate. Il disavanzo 2009 è frutto di una operazione di pulizia e trasparenza del Bilancio con la quale abbiamo cancellato i crediti che la vecchia amministrazione riteneva di poter incassare secondo il contratto Soget. Posso confermare che nell’esercizio 2009 il Bilancio del Comune di Lecce è in pareggio. La “ripulitura” del Bilancio, assieme alle tre questioni indicate, sono tappe necessarie sulla via del risanamento. Ci siamo mossi - conclude - con grande coraggio, malgrado il comprensibile ostruzionismo dei consiglieri di Io Sud e quello, francamente inspiegabile, di Antonio Rotundo, che non solo non ha assunto posizioni di responsabilità, ma continua scelleratamente a tifare per il dissesto”.
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