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mar, 22 maggio 2012
anno V, numero 143



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Maniglio: Sperimentare l’ospedale di comunità per decongestionare il nosocomio leccese PDF Stampa E-mail
Sabato 04 Febbraio 2012 16:57
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Foto Antonio Castelluzzo“Il “Fazzi” rischia di scoppiare. E’ sufficiente fare un giro nei reparti e negli ambulatori, e  ascoltare medici,  infermieri e pazienti, per capire che gran parte della domanda di salute, compresa quella che dovrebbe essere gestita dalla medicina territoriale, si concentra nel nosocomio cittadino.” Lo comunicano in una nota Antonio Maniglio, vicepresidente consiglio regionale, e Pino Romano, cons. regionale e responsabile sanità Pd.              



“Sono gli effetti del riordino ospedaliero e, nel caso del Fazzi, della chiusura dello stabilimento di Campi Salentina che ha privato  un distretto di 100 mila abitanti di un ospedale di riferimento.

Il numero di prestazioni del pronto soccorso, la mancanza di posti letto in reparti decisivi e la riduzione del personale testimoniano una situazione di continua emergenza che può avere ricadute tragiche sui pazienti.

Ecco perché, caro Presidente e caro assessore, avevamo proposto di attivare a Campi un ospedale di comunità che consentisse anche di decongestionare l’ospedale cittadino.

Pensiamo a quanto sta accadendo per il reparto di medicina: i 40 posti del “Fazzi” sono insufficienti rispetto alla domanda dei pazienti. Tanto è vero che molti malati vengono ricoverati in reparti dove il numero dei degenti è oggettivamente più basso (dermatologia, otorino, chirurgia plastica, ecc…). C’è una logica in tutto ciò che non sia quella della precarietà?

Ecco perché non si può stare fermi e proponiamo che a Campi si sperimenti  l’ospedale di comunità, una struttura in grado di trattare le patologie meno gravi e, nello stesso tempo, decongestionare il Fazzi.
Esso dovrebbe essere gestito, come già avviene in alcune realtà pugliesi, dai medici di base e dai medici ospedalieri in collegamento con il nosocomio leccese.

Oltre alla degenza medica, inoltre,  dovrebbero essere ripristinati il punto di primo intervento, i servizi di  day surgery e day service.

Siamo all’assurdo:  più si parla di  favorire la deospedalizzazione più si procede in direzione opposta. A Campi sono stati chiusi gli ambulatori di chirurgia, ortopedia, urologia, ostetricia e oculistica. E a Lecce non ne è stato attivato nessuno. Ecco perché il cittadino corre in ospedale!

Quando è stato approvato il piano di rientro, e si è deciso di chiudere molti ospedali, ci fu l’impegno a dare servizi alternativi in sostituzione dei reparti che venivano soppressi. Ad oggi non si è visto nulla, siamo ancora alla fase dei tagli e il cittadino è costretto a rivolgersi all’ospedale.

Nei prossimi giorni l’ospedale di Campi cesserà ogni attività residua. E sarà un peccato, oltre che uno spreco, vedere quella struttura desertificata. Per questo sollecitiamo una vostra iniziativa: l’ospedale di comunità e’ un’alternativa alla struttura ospedaliera classica,  vi chiediamo che con coraggio e spirito innovativo si scelga Campi per sperimentare questo nuovo modello.”

 

Bombetta

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