telesuono(1)La musica conosce tanti modi per nascere ed esprimersi, ma pochi (e spesso costosi!) per farsi conoscere. C’è una parola, però, che inizia ad essere ridondante nell’ambiente: crowdfunding.

Ne avevamo già parlato con Evy Arnesano, ora è la volta del giovane Vincenzo Maggiore, cantautore brindisino con un progetto davvero interessante Via di Fuga, in uscita ufficiale prossimamente sotto l’etichetta Ululati/Lupo editore.

Iniziamo con le presentazioni. Chi è Vincenzo Maggiore?

Sono un tipo pacato, senza grilli per la testa, molto legato alla mia terra e ai valori importanti.
Ho molti conoscenti, ma pochi amici.
Scrivo per una testata giornalistica.
Nonostante tutto, riesco ancora ad emozionarmi.
Non ho mai studiato musica in maniera metodica, ma ho suonato tanto negli ultimi anni, prendendo parte a vari progetti (alcuni edificanti, altri molto meno).
Da qualche tempo, ho deciso di investire seriamente sulla mia produzione inedita.

Il tuo album si chiama Via di Fuga. Ascoltandolo, mi ha dato l’idea di leggere un diario, in cui venissero appuntate tutte le sensazioni di una giornata: dunque è questa la tua “via di fuga”?

La mia personale via di fuga è la musica, componente essenziale che mi aiuta a mantenere l’equilibrio, mi fa compagnia quando mi sento solo, mi fa star bene. Non è solo un’attività lavorativa, non è un hobby o la passione del fine settimana. È un modo di essere, il mio modo di stare al mondo. Magari non mi porterà da nessuna parte, ma in questo momento è indispensabile.

Uno dei tuoi brani, In segno di protesta, mi aveva particolarmente colpito per una frase in spagnolo “la entrega prematura es la elecciòn màs espantosa”. È una citazione? A chi fai riferimento?

Non è una citazione, è una frase in spagnolo che vuol dire: “Arrendersi prematuramente è la cosa che mi fa più paura”. Non si può vivere senza prendere una posizione, bisogna fare delle scelte, assumersi le proprie responsabilità anche se ciò comporta delle conseguenze negative. Bisogna essere onesti e ragionevoli, prima con se stessi e poi con gli altri. Non ci si può arrendere, bisogna essere sempre pronti a mettersi in discussione in famiglia, a lavoro, nella gestione dei rapporti sociali. La mia non è una protesta contro le istituzioni, contro il tanto martoriato “sistema”. E’ una protesta più intima che parte dalla mia persona, da quello che vorrei cambiare di me. Non si può pretendere di cambiare il mondo prima di misurarsi con i propri conflitti interiori e con i propri sbagli.

Alla fine del brano ho inserito le parole di Camila Vallejo, figura di spicco del movimento studentesco che, a partire dal 13 giugno 2011, ha promosso ampie mobilitazioni e manifestazioni di protesta contro la presidenza di Sebastián Piñera in Cile. Più che una dedica, è un riferimento ad una giovane combattente dei nostri tempi.

Qual è il brano a cui sei più legato?

Mi riconosco in ogni brano che ho scritto e registrato. Forse ho un “debole” per Pezze a colori, una canzone che parla della nostalgia. La stessa nostalgia che viene rigettata ogni giorno dalla società in cui viviamo. Inizialmente, temevo che il mio essere nostalgico potesse essere un limite, nella vita di tutti giorni così come nella dimensione artistica. Col tempo ho imparato ad accettarmi per quello che sono e, forse, a volermi un po’ più bene.

Via di Fuga è stato realizzato attraverso un progetto di crowdfunding, “3000 ragioni per una MAGGIORE soddisfazione” (www.produzionidalbasso.com): si tratta di una realtà in crescita, che sta permettendo a tanti giovani cantautori di farsi conoscere. Credi sia un segno di protesta contro le Major, un rimarcamento del potere della musica indipendente, o un trampolino di lancio verso un vero contratto discografico?

Il progetto è stato il modo ideale per realizzare un prodotto migliore, per avvicinare gli ascoltatori alla mia musica in un modo alternativo. Non tutti hanno compreso il valore dell’iniziativa, ma per me è stata un’esperienza straordinaria di condivisione.

Tanto ci sarà sempre un pio, un teorete, un Bertoncelli, un prete, a sparare cazzate”..

 

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Federica Nastasia