L'ex sede dell'azienda

UDINE/LECCE – Anche due salentini coinvolti nell’inchiesta sul crac dell’azienda informatica “QBell Technology spa” di Remanzecco, in provincia di Udine, fallita nel novembre 2013 con un passivo di oltre 32 milioni di euro.

Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, infatti, figurano anche i nomi del 56enne Dario Vitale, di Lecce, legale rappresentante e presidente del Consiglio di amministrazione fino alla data del fallimento dell’azienda, e del 54enne Giuseppe Prete, di Ruffano: il primo è accusato di bancarotta fraudolenta ed appropriazione indebita, mentre il secondo risponde di ricettazione. Per entrambi, il pubblico ministero ha contestato la recidiva.

Il 56enne leccese, in particolare in concorso con l’ex presidente della QBell, Giuliano Macripò, si sarebbe appropriato indebitamente di un televisore Lcd da 32 pollici, del valore di 189 euro, che era stato consegnato in azienda affinché fosse riparato. Inoltre, l’ex presidente del Cda della ditta informatica Vitale è ritenuto colpevole di avere distratto dal patrimonio della società fallenda almeno diciassette televisori Lcd a marchio QBell, che avrebbe poi venduto al suo conterraneo Prete, intascando a titolo privato la somma di mille e 200 euro.

Proprio quei televisori hanno trascinato nell’inchiesta anche il ruffanese, accusato di ricettazione: essendo stati sottratti al patrimonio dell’azienda in fallimento – a suo tempo leader nella produzione di schermi Lcd – si trattava di beni di provenienza illecita.

Coordinata dal pubblico ministero Paola De Franceschi, l’indagine delle fiamme gialle friulane ha consentito di ricostruire i movimenti contabili dell’azienda e svelare l’esistenza di una “frode carosello”, portando alla luce una gigantesca girandola di fatture false, emesse sia dalla QBell (per un importo di circa 82 milioni e mezzo di euro) sia dai suoi fornitori, ossia le aziende cosiddette “cartiere”, per operazioni a loro volta inesistenti (per un ammontare complessivo di oltre 46 milioni di euro).