LECCE-BARI – La Procura di Bari ha chiuso le indagini sul crac da 230 milioni di euro di Ferrovie Sud Est nei confronti di 28 persone, fra le quali Luigi Fiorillo, ex commissario governativo, legale rappresentante e amministratore unico della società pugliese. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta documentale, societaria e patrimoniale, di dissipazione e distrazione di fondi. Nell’inchiesta il primo febbraio scorso furono eseguiti dalla Guardia di Finanza sequestri per circa 90 milioni di euro e 11 indagati furono arrestati.

Cinque di loro sono ancora agli arresti domiciliari e per altri tre è stata disposta la misura interdittiva. Ai domiciliari finirono anche Franco Cezza, la moglie Rita Giannuzzi e il figlio Gianluigi Cezza, tutti di Maglie. Agli arresti anche l’ex assessore regionale Fabrizio Camilli, accusato di aver venduto a Sud-Est il carburante con un ricarico del 40% rispetto ai prezzi di mercato.

Tra gli indagati compaiono dirigenti, imprenditori, consulenti e progettisti Fse. Secondo le indagini, coordinate dai pm Francesco Bretone, Bruna Manganelli, Luciana Silvestris e dall’aggiunto Roberto Rossi – l’esposizione debitoria sarebbe stata provocata nei presunti sprechi di denaro di Fiorillo e dei suoi presunti complici nell’affidamento di in appalti e incarichi per forniture, lavori e altri tipi di attività. Fiorillo, in concorso con consulenti e funzionari della società e imprenditori, avrebbe dissipato o distratto fondi per centinaia di milioni di euro nell’arco di circa 10 anni falsificando il bilancio ed esternalizzando servizi senza indire gare d’appalto.

Il giro d’affari stimato dai consulenti dei pm (l’ammontare dei fondi pubblici confluiti nelle casse di Fse) si aggira intorno ai 2 miliardi di euro fino al commissariamento del dicembre 2015, più del 10 per cento dei quali dissipati e ritenuti dagli inquirenti causa del crac.