Indipendentemente da come finirà la vicenda del piccolo Alfie Evans, se verrà salvato perché trasferito in un altro Paese, dove ancora non è stata istituita la pena della morte per i bambini malati, o se morirà per colpa di leggi inique, quello che rimarrà scolpito nei nostri cuori, è la condanna a morte di un altro innocente, colpevole di non essere sano. Roba da IV Reich. Per analogia, ci colpisce oggi una possibile coincidenza: la morte anche dello stato liberale. Morte questa che è avvenuta non per colpa di una guerra, di una occupazione militare di un paese sconfitto da parte dei vincitori; ma morte per implosione, per contraddizioni interne, così come avvenne per gli stati comunisti  ed  il comunismo stesso. La “cultura” liberale è infatti un’ideologia che è agilmente paragonabile a quella comunista, anzi, per certi versi è l’altra faccia della stessa medaglia.  Che doveva essere leggero per gli uni e dopo una certa fase superato per gli altri, questo Stato invece si ingigantisce a dismisura, onnipotente, onnivoro, onnisciente, onnipresente: un mostro, un Moloch che maciulla infanti nelle sue mascelle d’acciaio, per usare un’immagine cara a Ginsberg. Uno stato che dovendo tutelare la vita dei suoi cittadini, come unico fine del patto sociale, infine diventa il padrone della vita e della morte, che fagocita vite per tutelare la sua signoria sulla morte.

Non è dunque un caso che la morte avvenga proprio per mano della stessa Nazione che ha dato origine con la cosiddetta gloriosa rivoluzione allo stato moderno e quindi allo stato liberale: la perfida Albione, come la chiamava Bossuet, l’Inghilterra. La terra del Bill of Rights del 1689, dopo aver assassinato poco meno di un anno fa il piccolo Charlie Gard, oggi vuole sacrificare sull’altare dei Diritti, il diritto del piccolo Alfie Evans di continuare a vivere, ed il diritto dei suoi genitori di continuare ad averlo con loro. L’amore non si misura forse proprio dalla capacità di sopportare la sofferenza in cui versano le persone che ci sono affidate?

La dichiarazione di quei Diritti in realtà è stata un salto nel buio, perché non fu onesta, perché preparata da lotte religiose intestine, re decapitati, dottrine e regimi assolutistici, e infine correnti illuministiche, che ha sin da subito evidenziato le loro  insanabili contraddizioni. In Francia, nel 1789, dopo l’iniziale rivoluzione “liberale”, si è proceduto alla rimozione del nemico, ormai sconfitto, a colpi di ghigliottina, per portare infine sul trono un Napoleone Bonaparte che quindi mise a ferro e fuoco l’intera Europa. Stessi fatti accaddero in Russia il secolo dopo: lo sterminio a tradimento della famiglia degli zar Romanov, fanciulli compresi, inaugura la dittatura dello Stato sovietico; quasi così, nell’Italia ottocentesca con i moti carbonari e le storiacce sui briganti fino allo stato accentratore e alla piemontesizzazione manu militari del Sud e del resto del Paese.

Lo Stato liberale, dunque si è imposto, se ci si ferma a riflettere, al pari di tante altre tirannie, innescando la mina del fratricidio con la guerra civile, ed utilizzando come stendardo dei proprio principi il vessillo della libertà, sino al colpo scuro finale dell’assolutizzazione di se stesso, dove lo Stato non è più una struttura al servizio della comunità, ma un dio pagano che asserve ai suoi voleri misteriosi la comunità, che sussiste solo per alimentare lo Stato-mostro: Moloch, che si ciba delle più tenere creature della geenna cui è ridotta la terra, per placare la sua fame insaziabile e la sua ira insondabile. E tutto ha avuto inizio in nome della “libertà”, nell’accezione liberale storica.

Stessa libertà che oggi viene esportata a suon di bombe da un Occidente, che non riconosce la vera e primordiale libertà (e diritto): quella di autodeterminazione di un popolo. I fatti che hanno portato alla guerra in Iraq, in Libia, e oggi in Siria, per non parlare della guerra dei Balcani, sono stati proprio questo: l’affermazione della violenza, intrinseca alla stato liberale, proprio da parte di quei tre stati che diedero origini all’ideologia liberale: Inghilterra, Stati Uniti e Francia. Proprio quelli che ieri hanno bombardato damasco, invece di continuare ad occuparsi di trovare le armi chimiche di Saddam, evidentemente così ben nascoste che dopo oltre dieci anni non sono state ritrovate.

Non è neanche un caso che, la crisi dell’ideologia liberale, abbia portato in tutta Europa ad un maggiore vigore proprio i partiti denominati “sovranisti”. Dall’Ungheria di Orban, all’Austria, alla Polonia, per finire con l’Italia di Salvini.

Per questo occidente, quindi, come un popolo non ha il diritto di conservare il proprio status politico, così il piccolo Alfie Evans, e prima di lui, il piccolo Charlie Gard non hanno potuto godere del proprio diritto di “autodeterminazione” biologica, di continuare a vivere.

Così, nell’Europa dei diritti, definiti liberali, non si è potuto non inserirne, infine, uno nuovo, quello che li incatena tutti: il vanesio diritto di morire, che noi chiameremo divieto di vivere, semplicemente vivere. Perché come non esiste il diritto di immigrare, se non prima di quello di rimanere in modo dignitoso nella propria terra, così esistono sia il diritto di vivere sia, ancora più alto, il divieto di giudicare la vita altrui come “inutile”. Come hanno fatto invece i giudici inglesi.

Riccardo Rodelli