FOGGIA – Tutto ciò che resta del palazzo voluto dal Sacro Romano Imperatore Federico II di Svevia a Foggia è un portale di ingresso formato da un arco a tutto sesto, decorato con una scultura a foglie di acanto, e recante due capitelli a forma d’aquila a guisa di mensole, il tutto attualmente inserito in un muro di Palazzo Arpi, che ora ospita il Museo Civico. L’arco ha un’altezza di 7 metri e 38 centimetri mentre la larghezza è pari a 3,20 m. Accanto al portale c’è un’epigrafe sviluppata su cinque righe che riporta il periodo di costruzione del palazzo: giugno 1223, gli anni di regno dello Stupor Mundi ed il nome dell’architetto: il protomagister Bartolomeo da Foggia.

Federico aveva una grande predilezione per la Puglia, non per nulla fu chiamato anche Puer Apuliae, Il fanciullo di Puglia, all’epoca ricoperta di boschi ricchi di selvaggina, come cinghiali, caprioli, cervi, orsi, che offrivano grandi occasioni per gli appassionati di caccia, come appunto l’imperatore. Tra Foggia e Lucera si stendevano fitte foreste di querce, faggi ed altri alberi, mentre l’intera regione era ricca anche di fiumi e laghi ormai prosciugati.

In genere Federico amava trascorrere la stagione fredda nella Capitanata e ovviamente anche a Foggia che, come riportato sulla citata epigrafe, veniva indicata come Inclita Sede, che significa residenza preferita, mentre in prossimità dell’estate si tratteneva in posti più freschi. La città di Foggia fu fondata probabilmente verso la fine del XI secolo d.C., come un piccolo casale intorno alla Chiesa di Santa Maria che ospitava un’immagine della Madonna ritrovata, secondo la leggenda, in uno stagno. Successivamente il suddetto casale si ingrandì e già nel 1125 si parla di esso come di un insediamento fortificato con un borgo esterno. La città assunse grande importanza proprio durante il regno di Federico che la elesse, in un certo qual modo, a capitale temporanea del Regno di Sicilia, nonostante i suoi abitanti, al tempo della scomunica con la quale il papa lo colpì, gli avessero precluso l’accesso.

Il palazzo che più che una fortezza con funzioni difensive era una dimora residenziale, da quanto riportano le fonti doveva ricoprire un’ampia superficie ed al suo interno vi erano giardini arricchiti da fontane e statue di vario genere, mentre gli interni erano rivestiti con pregiatissimi marmi. Non mancavano ovviamente le stalle, le scuderie ed i depositi. Da un disegno della Città di Foggia risalente al XVI secolo e conservato presso la Biblioteca Angelica di Roma, in cui è riportata la più antica rappresentazione del palazzo rapportato alla planimetria urbana, risulta che la struttura era ubicata alla periferia, nei pressi della Porta Grande.

Purtroppo nel 1731 un violento terremoto distrusse Foggia, in seguito ricostruita ex novo, ed il Palazzo Federiciano. Restano soltanto il suddetto portale di ingresso, vestigia di un glorioso passato, inglobato alla memoria nel muro di Palazzo Arpi, nonché la Chiesa di Santa Maria.

 

Cosimo Enrico Marseglia