Rubrica a cura di G.Gnoni, appassionata di cultura salentina

L’otto dicembre la chiesa cattolica celebra solennemente l’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria,Concepita immune dal peccato originale (bolla “Ineffabilis Deus”,Papa Pio IX,1854). Nel Salento, quella dell’Immacolata, è una ricorrenza particolarmente sentita,che, tra sacro e profano, dà il via al turbinìo di eventi legati al Natale. Ormai la festa si declina nei suoi molteplici, meravigliosi aspetti: nei paesi e nelle città vengono preparati falò, allestiti mercatini, presepi viventi, fiere, sagre.

Strade, case, scuole, piazze, vetrine sono illuminate ed addobbate con luci, festoni, personaggi del presepe, mentre le chiese sono affollate di fedeli, che partecipano con fervore alle numerose manifestazioni religiose.

A conclusione della “novena”, dopo la mezzanotte del 7 dicembre, in molte chiese la statua della Madonna Immacolata viene portata in processione per alcune strade del paese o della  città, accompagnata dai fedeli che recitano preghiere o cantano inni sacri. Particolarmente suggestiva, ad esempio, è la processione che, a Gallipoli, a tarda serata, parte dalla chiesa della Vergine Maria, poi, al canto dell’inno a Lei dedicato, intervallato dal suono della pastorale, percorre le vie del centro storico e della città nuova, per concludersi alle prime luci dell’alba.

Altra usanza che si tramanda è quella dei falò: il fuoco simboleggia la purificazione dell’animo e quindi l’eliminazione del peccato originale; ricorda la Madonna che, secondo alcuni, asciugò i panni di Gesù Bambino al fuoco; è simbolo di unità familiare, da cui l’espressione “focolare domestico”. Attorno ai falò,in effetti, si ritrovano  parenti ed amici,che degustano prodotti tipici locali o gustose pietanze preparate in casa.

I salentini festeggiano l’Immacolata anche a tavola con le immancabili pittole (pettole), pucce e “pizzi”, ma anche con i vermicelli al sugo di baccalà,le orecchiette alle cime di rapa, con la “scapece”, baccalà e tante prelibatezze ancora.