Di Francesco Oliva

LECCE – Un terremoto giudiziario si allunga sul Tribunale e l’Asl di Lecce. Con effeti dirompenti. In carcere, infatti, finiscono il pubblico ministero Emilio Arnesano ed il direttore del Dipartimento di Medicina del Lavoro e Igiene Ambientale Carlo Siciliano; ai domiciliari, con braccialetto elettronico, invece, sono stati ristretti Ottavio Narracci, direttore generale dell’Asl di Lecce, Giorgio Trianni, dirigente dell’Asl di Lecce e Giuseppe Rollo, Primario del Reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Lecce, nonché l’avvocato Benedetta Martina. Divieto di dimora nel Comune di Lecce, invece, per l’avvocato Mario Antonio Ciardo.

Un comitato di affari che si sarebbe servito della pubblica amministrazione e dei propri autorevoli ruoli per soddisfare interessi squisitamente personali, a volte anche sessuali, in altri casi per appianare situazioni giudiziarie scomode. L’inchiesta che ha investito il Tribunale penale e i vertici dell’Asl scoperchia un pentolone maleodorante e traboccante di accuse scandalose e scabrose. Mette al centro e investe personaggi eccellenti che, per gli incarichi ricoperti, dovrebbero fungere da modello virtuoso e che, stando alle indagini delegate al Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Lecce, si sarebbero macchiati di condotte estremamente gravi. Un sottobosco e un mondo inesplorato, per anni, esce allo scoperto: dirigenti medici dell’Asl salentina, avvocati del Foro di Lecce e, finanche, un notaio.

LE PAROLE DEL GIP

“E’emerso uno sconcertante e collaudato sistema criminale”, scrive il gip del Tribunale di Potenza, Amerigo Palma, “in cui insospettabili professionisti, legati tra loro da risalenti rapporti di amicizia, colleganza o interessamento agli esiti di vicende processuali penali e disciplinari utilizzavano a proprio vantaggio la posizione rivestita da Arnesano, in qualità di pm, per ottenere indebitamente favoritismi dietro elargizione di vantaggi economici o prestazioni sessuali, piegando e svendendo la funzione pubblica, in particolare quella giudiziaria, al perseguimento di interessi privati, tra l’altro, di illecita natura”.

Centrale, nelle carte dell’inchiesta, risulta la figura del magistrato Emilio Arnesano. “Falsifica atti pubblici in cambio di favori economici e sessuali”, annota il gip. Metterebbe in atto un consolidato modus procedendi (insieme ad un altro indagato, Carlo Sciliano), perfezionato nel corso degli anni ed affinato, particolarmente diffuso, tanto da indurre una collega d’ufficio a segnalare in via formale le numerose irregolarità nella gestione dei procedimenti e conduzione dei processi. La stanza del magistrato come camera di compensazione per trame oscure e opache. “Negli anni”, scrive sempre il gip, “è divenuto la figura di riferimento di quanti avevano la necessità di trovare una repentina soluzione favorevole alle vicissitudini giudiziarie loro riguardanti; attività, poi, molto spesso accompagnata dall’indebito suggerimento ed indicazione degli escamotage da predisporre (istanze di dissequestro, memorie difensive,) a discapito della imparzialità della pubblica amministrazione”.

“In questa squallida vicenda giudiziaria”, come viene definita senza giri di parole dal gip, però, non compare solo il magistrato salentino. Il sottobosco di attività illecite sarebbe popolato da più anime. Arnesano sarebbe inserito in un sistema ben collaudato, di reciproco scambio di favori. Ciò emergerebbe tanto dai rapporti che intrattiene con i dirigenti dell’Asl di Lecce con i quali mantiene un contatto continuo, scambiando favori di ogni tipo, tanto in relazione al sottobosco di rapporti instaurato con alcuni avvocati del Foro di Lecce, in particolare con alcune avvocatesse e praticanti.

L’affondo del gip si fa ancora più duro quando rimarca: “Deve evidenziarsi come il non particolare valore dei favori ottenuti (ad esempio scatole di viagra), nel caso del magistrato, corrisponda non ad una minore tenuità delle sue condotte, ma piuttosto, ad una sua più accentuata pericolosità: svendere la funzione giudiziaria per un approccio sessuale, per una battuta di caccia o per ottenere significativi sconti nell’acquisto di barche appare il segno di una personalità ormai criminale, disponibile illimitatamente ad inquinare e falsare processi e, quindi, di una totale (e quindi strutturata) disponibilità al mercimonio.

LE INTERCETTAZIONI 

Non è un caso che in pochi mesi siano emersi numerosi episodi. L’attività di intercettazione, condotta dai militari della Guardia di Finanza, fotografa le condotte censurabili degli odierni indagati per i singoli capi d’imputazione.

INCHIESTA TRIANNI

Relativamente alla vicenda sulla richiesta di dissequestro e restituzione del manufatto abusivo e l’archiviazione del relativo procedimento (come poi effettivamente avvenuto) a carico di Giorgio Trianni, (dirigente dell’Asl), grazie alla presunta collaborazione di Carlo Siciliano (direttore del Dipartimento di Medicina del Lavoro e Igiene Ambientale), le intercettazioni sono alquanto eloquenti. Per ammorbidire il magistrato viene organizzata una battuta di caccia (una delle passioni del magistrato) in Basilicata. E vengono allestiti i preparativi. Il 21 febbraio riferisce Trianni: “Tu devi farlo sparare, tu non hai capito niente, se tu lo porti e non spara considera che quella cazzo di piscina non la apri più”. Rincara Carlo Siciliano: “Scusa eh! No tu la casa ti fai abbattere…pure la casa ti fai demolire, fesso, tu non hai capito niente, tu non scherzare con quello” (frase che, secondo il gip, denota la conoscenza del carattere del magistrato da parte di Siciliano per il risalente rapporto di conoscenza tra i due e la predisposizione a ricevere in cambio di favori vantaggi economici).

INDAGINE NARRACCI

Gli investigatori hanno poi ricostruito la vicenda legata all’ex direttore sanitario dell’Asl di Lecce, Ottavio Narracci, coinvolto nell’inchiesta sulle trasferte con l’auto di servizio per motivi privati. L’istruttoria dibattimentale era stata seguita proprio dal magistrato Emilio Arnesano che avrebbe tenuto una condotta processuale anomala. Avrebbe preventivamente rinunciato a due testi del pm; non avrebbe prodotto documentazione fondamentale per il costrutto accusatorio chiedendo quindi l’assoluzione dell’imputato. Nel pieno del processo il magistrato avrebbe cercato di contattare per due volte Narracci. “Condotta inaccettabile”, rimarca il gip, “per un pm o un giudice che non prende contatti con il proprio imputato durante lo svolgimento di una delicata istruttoria dibattimentale relativa ad un processo nel quale, peraltro, si può pregiudicare la carriera del medico”. Perchè, dunque, un magistrato avrebbe avuto interesse a sobbarcarsi l’onere di seguire un complesso dibattimento per poi concludere per l’assoluzione dell’imputato, rinunciando a dei testi e senza neppure consultare la collega che aveva svolto le indagini e chiesto il rinvio a giudizio? L’anomalia, per il gip, troverebbe un’unica e ragionevole spiegazione nello scambio di favori elargiti da Siciliano e dal comitato di affari in favore di Arnesano.

VICENDA ROLLO

Nell’ordinanza viene poi ricostruita anche la vicenda di Giuseppe Rollo, Primario del Reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Lecce, coinvolto in un’inchiesta su un signore morto dopo l’anestesia senza arrivare in sala operatoria. Il medico contatta il magistrato per chiedere di poter intercedere con la collega, titolare del fascicolo, per avere un colloquio e chiarire la dinamica. Segue una successiva conversazione (è l’1 ottobre scorso) in cui Rollo riferisce al magistrato Arnesano di aver parlato con il chirurgo che dovrà operare il figlio. La conversazione, per il gip del Tribunale di Potenza, è l’ennesima prova evidente del rapporto di scambio esistente tra Arnesano e i dirigenti dell’Asl. Infatti, prosegue proprio con la richiesta fatta da Rollo in merito ad un procedimento in cui è indagato. Arnesano rimprovera il dottore di non averglielo detto prima perchè è ormai troppo tardi per consentirgli di partecipare a quell’udienza come pm. In ogni caso Arnesano rassicura il suo interlocutore circa l’esito dicendogli: “Ma quella andrà così non ti preoccupare, quella andrà così come dico io perchè non c’è alternativa, capito?”.

ACQUISTO DI UN’IMBARCAZIONE

Su un altro fronte, invece, Arnesano si sarebbe reso protagonista di un ulteriore e collaudato sistema di vendita delle funzioni giudiziarie, in cui garantiva reiteratamente a favore di dirigenti e medici dell’ASL di Lecce, amici di Carlo Siciliano, affinché venissero pilotati i procedimenti giudiziari a loro carico verso un esito a loro favorevole. In cambio, il pubblico ministero avrebbe ottenuto favori di carattere economico. In una circostanza, ad esempio, avrebbe acquistato dallo stesso Siciliano un’imbarcazione di 12 metri, ad un prezzo di gran lunga inferiore ala suo prezzo di mercato (accettando, peraltro, un pagamento in mazzette di denaro contante — sulla cui origine sono in corso accertamenti – e indicando nell’atto di acquisto un prezzo simbolico non corrispondente a quello realmente pagato).

FILONE FAVORI SESSUALI AVVOCATE

Non solo procedimenti penali addomesticati in favore di medici amici. L’inchiesta della Guardia di Finanza ha scoperchiato anche la presunta intermediazione del magistrato inquirente, Emilio Arnesano, con rappresentanti di organi istituzionali per favorire indebitamente avvocate in cambio di favori sessuali. A fine agosto si sarebbe attivato presso il Presidente del Consiglio di Disciplina dell’ordine forense, Augusto Conte, (indagato per tentato abuso d’ufficio) al fine di compulsare l’esito favorevole del procedimento disciplinare avviato nei confronti di un’avvocata, Manuela Carbone, di Galatina, chiedendo in cambio alla donna incontri intimi che accettava implicitamente di avere, acconsentendo (varie volte) agli appuntamenti (anche se poi per sopraggiunti impegni della professionista il rapporto sessuale non si consumava di fatto).

Nelle conversazioni il magistrato si rendeva disponibile anticipando che avrebbe contattato il Presidente della Commissione disciplinare che lui conosceva per fissare un appuntamento nel suo ufficio e affrontare l’argomento allo scopo di “ammorbidirlo”. Al termine di tale conversazione il dottore Arnesano avrebbe riferito che avrebbe cercato di capire in maniera riservata quale pubblico ministero sarebbe stato nominato rassicurando la sua interlocutrice.

E auspicava come favore la disponibilità della donna a stare un pò insieme “Ti prego, dobbiamo stare un pò insieme, cioè nel senso che dici: “Oggi, domani dopodomani, io non c’ho nulla da fare, posso venire fino a Lecce per me posso venire pure a Gallipoli”.  L’avvocata avrebbe manifestato la propria perplessità ad incontrare il suo interlocutore presso la barca del magistrato ancorata nel porto di Gallipoli. In alternativa avrebbe proposto l’altra barca di sua proprietà, ormeggiata nel porto di San Foca, dove “stare un pò insieme”. “Penalmente rilevante”, annota il gip, “risulta poi l’accordo tra Arnesano e il vicepresidente del consiglio di disciplina dell’Ordine degli Avvocati, riconducibile al contestato reato di abuso d’ufficio”.

Ci sono infine gli incontri sessuali con l’avvocata Benedetta Martina, (confinata ai domiciliari), in cambio di favori per alcuni fascicoli della professionista e l’intermediazione per l’esito favorevole della prova orale nell’ambito dell’esame di abilitazione alla professione forense nel 2017 per conto di un’amica dell’avvocata. In particolare, il 20 settembre, veniva registrata una telefonata da parte dell’avvocata che richiedeva al pm di “fare qualcosa” per la sua amica, Federica Nestola, (altra indagata a piede libero), che avrebbe dovuto sostenere l’esame orale presso la Corte d’Appello e non era assolutamente preparata. Il magistrato si sarebbe informato se la candidata fosse di bella presenza per un iniziale approccio con un caffè. Federica Nestola: “Non ho capito, non è che devo bloccare avances, cose così”; Benedetta Martina: “Magari dopo”; Federica Nestola: “Dove?” Benedetta Martina: “Non lo so…Vattene conciata, però tieni conto che si butta sopra… cerchi di promettere… poi quando finisco”. Ci sarebbe stato anche con un incontro con l’avvocato Mario Ciardo (altro indagato), membro della Commissione dell’esame previsto per il 23 ottobre, per concordare tutte le domande e gli argomenti da sottoporre all’esaminanda. Per tutti l’accusa è di abuso d’ufficio.

Il VIAGRA 

Il riferimento al viagra è contenuto in un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare. “Deve evidenziarsi – scrive il gip – come il non particolare valore dei favori ottenuti (ad esempio scatole di Viagra), nel caso dell’Arnesano, corrisponda ad una non minore tenuità delle sue condotte, ma piuttosto ad una sua più accentuata pericolosità: svendere la funzione giudiziaria per un approccio sessuale”.

Questo il fronte delle accuse che, a breve, dovrà finire al vaglio del gip nel corso degli interrogatori di garanzia. Gli arrestati sono difesi dagli avvocati Luigi Rella, Luigi Covella, Luigi Suez e Stefano Prontera.