F.Oli. 

NARDO’ (Lecce) – La satira, molto spesso, colpisce la politica. A volte, però, sfocia nel penale con una serie di rischi per chi decide di utilizzarla. In questo caso per una vignetta su Facebook ritenuta offensiva. Anzi diffamatoria. Perchè postata su un social network e visibile da tutti: con oggetto il sindaco di Nardò, Pippi Mellone. Il responsabile è finito sotto processo. La Procura ha infatti emesso un decreto di citazione a giudizio a carico di Dario Minerva, vignettista 59enne di Nardò, con l’accusa di diffamazione aggravata. La vignetta, finita nell’occhio del ciclone, venne pubblicata sulla pagina gestita dal vignettista  denominata “Charleriando Satira politica”. Un post, quello del 6 aprile scorso, collegato alla visita effettuata presso il palazzo municipale alla presenza del sindaco, del capitano della Compagnia dei carabinieri di Gallipoli e del nuovo comandante della stazione dei carabinieri di Nardò.

Il vignettista avrebbe modificato ad arte l’immagine allegata ad un post che il sindaco aveva pubblicizzato per rivolgere un personale augurio al neocomandante. La matita di Minerva si sarebbe sbizzarita aggiungendo sull’immagine un cappello da detenuto sulla testa del sindaco e le mani degli ufficiali dei carabinieri nella modalità tipica della procedura di arresto come se il primo cittadino si trovasse in stato di fermo. Per Mellone una vignetta diffamatoria. Tanto da presentare denuncia con il proprio avvocato, il legale Andrea Giuranna.

A dare un tocco di ulteriore originalità all’intera vicenda il vissuto tra imputato e persona offesa. Perchè se la satira va a braccetto con la politica anche il legame tra i due è stato estremamente forte per parecchio tempo. Nel corso della campagna elettorale, il fumettista è stato persino alleato di Mellone candidandosi in una sua lista. E la sua satira fu uno strumento importante nella rincorsa alla poltrona di primo cittadino tanto che il predecessore, Marcello Risi, ricorse alla citazione in giudizio. Poi l’idillio tra i due si è interrotto e la matita di Minerva ha iniziato a scagliarsi anche contro il sindaco. Per la Procura un pò troppo. Non per il suo avvocato, il legale Giuseppe Cozza, fermamente convinto di poter dimostrare con l’inizio del processo (fissato per l’8 maggio davanti al giudice Stefano Sernia) che quella vignetta abbia rappresentato solo un momento di satira politica, espressione tutelata dalla Costituzione.