di F.Oli.

COPERTINO (Lecce) – E’ tornata in libertà dopo quasi un mese e mezzo trascorso ai domiciliari l’avvocatessa Benedetta Martina arrestata il 6 dicembre scorso nell’ambito della nota inchiesta “Favori&Giustizia”. La misura è stata revocata dal gip del Tribunale di Potenza, Amerigo Palma, che nelle scorse settimane aveva rigettato una prima istanza di scarcerazione. Sul provvedimento adottato dal giudice avrà pesato il quadro delle esigenze cautelari ormai ridotte di peso con l’ulteriore decorso del tempo trascorso e la richiesta di patteggiamento a 2 anni 8 mesi concordata dall’avvocato difensore Stefano Prontera con il pm Veronica Calcagno. Richiesta che, se dovesse essere accolta dal gup, non consentirebbe all’indagata di beneficiare della sospensione della pena e della non menzione.

Da tempo, la 32enne di Copertino era stata autorizzata, sempre dallo stesso gip potentino, ad uscire da casa un’ora al giorno per svolgere le quotidiane attività anche perchè mamma di una bambina di pochi mesi. Il nome di Benedetta Martina nell’inchiesta che ha travolto la magistratura salentina e i vertici dell’Asl leccese compare nel filone “Sesso&Favori” con le accuse di abuso d’ufficio e corruzione in atti giudiziari.

Secondo le indagini condotte dai militari del Nucleo di polizia economica della Guardia di Finanza di Lecce, nello scorso mese di settembre Benedetta Martina si sarebbe accordata con il pubblico ministero della Procura leccese Emilio Arnesano (prima in carcere e poi ai domiciliari dove è tuttora confinato) per la definizione positiva di due procedimenti in cambio di incontri intimi. In più, si sarebbe adoperata con lo stesso magistrato affinchè una sua amica superasse la prova orale per l’esame d’avvocato. Come poi effettivamente avvenuto.

A tali accuse Benedetta Martina ha comunque fornito la sua spiegazione. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, subito dopo l’arresto, l’avvocatessa ha negato di aver mai chiesto favori al pm salentino nonostante nell’ordinanza il gip tratteggi un quadro a tinte fosche nel capitolo riservato alla giovane toga: “Si presenta dal dottore Arnesano impreparata sui procedimenti per i quali chiede aiuto sapendo che la definizione del procedimento dipende esclusivamente dagli incontri sessuali e dalle effusioni scambiate con lui”.

Nel frattempo il pubblico ministero della Procura di Potenza, Veronica Calcagno, dovrebbe a breve inoltrare al gip richiesta di giudizio immediato per gli indagati coinvolti nell’inchiesta: oltre al già citato pm Emilio Arnesano; il direttore generale dell’Asl Ottavio Narracci; il Direttore del Dipartimento di Medicina del Lavoro e Igiene Ambientale Carlo Siciliano; il primario di Neurologia del “Vito Fazzi” Giorgio Trianni; il primario del Reparto di Ortopedia e Traumatologia del “Vito Fazzi” Giuseppe Rollo, (tutti ai domiciliari). Nell’inchiesta, poi, compaiono anche i nomi dell’avvocato Mario Ciardo (sottoposto al divieto di dimora nel Comune di Lecce); della collega Manuela Carbone; dell’aspirante avvocatessa Federica Nestola (raggiunta da una misura interdittiva dall’attività per un anno) e del Vicepresidente del collegio di disciplina dell’Ordine degli avvocati di Lecce, Augusto Conte, (sospeso per 2 mesi).