F.Oli.

LECCE – Si conoscerà il 9 aprile il destino processuale di 16 dei 17 imputati coinvolti in un’inchiesta su un presunto giro di estorsioni, usura e molto altro ancora. Il gup Alcide Maritati, al termine dell’udienza preliminare, ha rinviato ogni decisione leggendo un’ordinanza con cui dispone che il pm riformuli tre capi d’imputazione relativi all’accusa di esercizio abusivo della professione ritenuti troppo generici. E’ stata, invece, stralciata la posizione di uno degli imputati, Sergio Marti, 46enne di Lecce, (difeso dall’avvocato Antonio Savoia). La sua posizione sarà discussa il 13 giugno. Le accuse contestate, a vario titolo, sono quelle di estorsione aggravata, rapina aggravata, usura aggravata, detenzione illegale di armi comuni da sparo, riciclaggio, falso ideologico, favoreggiamento personale, peculato, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti ed abusiva attività finanziaria.

Fondamentale, stando alle indagini condotte dai carabinieri del Norm di Lecce, sarebbe stato il ruolo ricoperto dai fratelli Caroppo (già coinvolti in passato in altre inchieste penali): Damiano, di 51 anni; Sergio, di 49 e Massimo, 48enne. Altra figura rilevante sarebbe stata quella di Giovanni Cosma, 31 anni, di San Pietro Vernotico. Secondo la ricostruzione fornita dagli investigatori il pizzo sarebbe stato un affare gestito proprio da Cosma e Damiano Caroppo. Trecento euro al mese la richiesta estorsiva. Duecento euro, invece, per assicurare protezione alla falegnameria. Le estorsioni sarebbero iniziate nel febbraio del 2014 quando i due taglieggiatori avrebbero avvicinato il falegname. La minaccia sarebbe stata vibrata dietro a frasi chiare: “I soldi o ti facciamo saltare in aria l’attività”.

Dopo quattro mesi la vittima decise di non soddisfare più le richieste dei suoi taglieggiatori che, però, non fecero alcun passo indietro. Pretesero l’auto del falegname: una Fiat Panda. E per nascondere l’identità del proprietario della macchina dopo l’estorsione la vettura venne intestata al titolare di una concessionaria di Carmiano estraneo alle varie combine. Un’operazione quest’ultima, stando sempre all’ipotesi accusatoria, gestita da Maurizio Murra, 52 anni, di Lecce, altro imputato.

L’intera famiglia del falegname venne trascinata in un giro di falsi incidenti combinati grazie alla complicità di altre figure coinvolte nell’inchiesta. Più episodi tra la fine di luglio e novembre del 2015. Cosma si sarebbe avvalso della collaborazione di Renato Braga, 29 anni, di Brindisi e di una terza persona non identificata e qualificata come l’“assicuratore”. Gli estorsori avrebbero avvicinato il figlio del falegname minacciandolo con una pistola per poi imbastire il falso incidente. Non si sarebbe trattato di un caso isolato. Ci sarebbe un secondo episodio. Sempre Cosma avrebbe organizzato un altro sinistro tempo dopo utilizzando il furgone della ditta Sanitaservice (azienda per la quale lavorava) e l’auto di Alessandro Marinelli, 45 anni, di Brindisi. In questo caso il figlio del falegname venne obbligato a firmare il cid dichiarandosi di trovare alla guida del furgone e di aver causato l’incidente. Da qui l’accusa di peculato. La vittima degli estorsori si è costituita parte civile con l’avvocato Antonio Palumbo quantificando in 50mila euro l’entità dei danni. parte civile anche le compagnie assicurative Allianz spa e Generali spa entrambe assistite dall’avvocato Silvio Caroli.

Non solo estorsioni e falsi incidenti. I Caroppo avrebbero gestito anche un giro di usura ai danni del falegname e di abusiva attività finanziaria in favore di numerosi clienti. Un’attività, quest’ultima, condotta con il consueto “cambio di assegni” grazie alla collaborazione di altri quattro soggetti: Giuliano Persano, di 58 anni; Giovanni Persano, 37 anni; Giampaolo Pepe, 53 e Giuseppe Bolognese, 46, tutti di Lecce. Sul banco degli imputati, con le accuse di truffa aggravata, falso materiale e favoreggiamento personale, rischiano di finire anche Enrico Gravili, 58 anni, di Novoli; Manuela Petrachi, 45 anni, di Lequile, Antonio Piccinno, 53, di Surbo, Gianfranco Rosario Pati, 59 anni, di Monteroni e Claudio Vetrugno, 49 anni, di Novoli.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Antonio Savoia, Luigi Rella, Francesco Toto, Gianluca Licciardello, Daniela D’Amuri, Roberto Orsini, Benedetto Scippa, Maria Cristina Caracciolo, Giuseppe De Luca, Federico Mazzarella De Pascalis, Francesco Tobia CaputoAntonio Terzi, Pantaleo Cannoletta e Alessandra Viterbo.