Giovan Battista Martena nasce il 28 agosto 1609 a Maruggio, all’epoca Provincia di Terra d’Otranto e feudo dei Cavalieri di Malta, elevato a Commenda dagli stessi. Suoi genitori sono Nicola, originario di Sava, e Rosa Diletta maruggese. Dopo aver trascorso i primi anni della sua vita nel paese che vide i suoi natali, si trasferisce, secondo il Foscarini,[1] prima a Casalnuovo, l’odierna Manduria, e successivamente a Taranto. Nel 1629 rientra a Maruggio in occasione di un battesimo, nel quale svolge la funzione di padrino.[2]

Nel 1631 il Martena si arruola nelle milizie spagnole e viene in un primo tempo destinato alla Scuola di Artiglieria di Napoli,[3] quindi trasferito a Milano da dove, ancora una volta, è assegnato alla Scuola Militare di Pavia per completare la sua preparazione. Nel frattempo, da più di un decennio, l’Europa viene sconvolta dalla Guerra dei Trent’Anni, cominciata il 23 maggio 1618 con la celebre Defenestrazione di Praga e che sancirà, dal punto di vista dell’Arte Militare, il passaggio dal Medio Evo all’epoca moderna. Nello stesso anno in cui il Martena entra nelle milizie spagnole, il Re di Svezia Gustavo Adolfo trionfa sui teatri operativi di Lipsia, grazie al perfezionamento delle armi da fuoco portatili ed all’adozione tattica dell’ordine obliquo.[4]

Nel 1635 Giovan Battista Martena è in servizio a Milano, agli ordini del marchese di Laganès, dove stringe amicizia con un capitano originario delle Fiandre, dal quale apprende dell’invenzione di due nuovi artifizi bellici: la bomba e la granata. Nell’anno successivo è impegnato nella campagna per l’occupazione delle isole francesi di Lerins, situate di fronte a Cannes, nell’ambito delle operazioni relative alla Guerra dei Trent’Anni. Nel 1637 le isole ricadono in mano francese dopo un estenuante assedio condotto dal Conte d’Arcourt e dal Vescovo di Bordeaux. Rientrato in patria, viene assegnato al presidio di Breme agli ordini di Giovanni di Padiglia che gli assegna il compito di far saltare in aria, col fuoco delle bombe, i mulini di Frascinè, un piccolo borgo nei pressi di Casale Monferrato.[5] Il 1638 lo vede ancora impegnato in operazioni belliche, in particolare nell’assedio di Vercelli, durante il quale sperimenta per la prima volta un’innovazione tecnica di notevole importanza per i futuri sviluppi dell’artiglieria: un tacco ligneo sagomato in modo da contenere un terzo della palla nella sua incavatura, grande quanto la camera di scoppio, capace di consentire l’accensione simultanea della carica di lancio e della miccia del proiettile. In precedenza, infatti, come afferma il Demitri: “… si era soliti dar fuoco prima alla bomba e poi al mortaio, compromettendo spesso la vita degli stessi artiglieri.[6] Nello stesso anno, dopo aver partecipato ai lavori di semina delle mine ad Aiano, viene definitivamente assegnato all’artiglieria il 16 giugno 1638.[7]

Negli anni che seguono il Martena continua a distinguersi per la sua competenza e preparazione sui teatri operativi. Nel 1639 partecipa alla spedizione per la conquista di Cherasco ed all’assedio di Casale che avranno come seguito l’assedio di Torino. In tale contesto il collega artigliere Paduano di Ruggero, con un petardo ben piazzato, riesce a scardinare una delle porte della città, consentendo l’irruzione all’interno delle mura alle forze spagnole. La campagna era stata organizzata in seguito ai dissidi sorti fra la reggente Maria Cristina, apertamente filo-francese, contro il Principe Tommaso di Savoia ed il Cardinale Maurizio, favorevoli ad una politica filo-spagnola.[8] Durante tale assedio, il Martena sperimenta l’importanza tattica dell’utilizzo del cannone e delle bombe, i cui effetti si rivelano devastanti. Tre anni dopo, in seguito all’accesa rivalità sorta fra due famiglie di Tortona: la Guidibuoni e la Baron Garofalo, costata la vita al fratello cadetto del Guidibuoni che, per placare la sua ira, aveva invocato in soccorso l’aiuto del Principe Tommaso di Savoia, invitandolo a cingere d’assedio la città, Giovan Battista partecipa all’assedio della piazza.[9] Gli anni compresi fra 1643 ed il 1644 lo vedono impegnato ad Asti, dove si rende artefice di un fitto e devastante tiro d’artiglieria, che getta nello sgomento la popolazione civile: “Col terribile effetto del suo trabucco mise a fuoco” dice il Maggiulli[10]non poca parte delle case della cittadina di Asti trovandosi a quell’assalto e riempì di spavento e disperazione quei poveri abitanti non usi fino allora a quei micidiali strumenti di guerra.[11]

Nel frattempo le truppe spagnole incontrano sorti alterne sui teatri operativi, infatti nei pressi di Cherasco la loro armata viene duramente affrontata e dimezzata dai francesi, mentre, più a nord, le forze del Marchese di Laganès, approfittando della ritirata nemica, si impossessano della piazza di Ciavarano nei pressi di Ivrea. Nello stesso periodo, l’improvviso ed inaspettato voltafaccia del Principe Tommaso di Savoia, che passa dalla parte dei francesi, spinge questi ultimi ad assediare la rocca di Vigevano. Il repentino contrattacco spagnolo, però, nel gennaio del 1645 porta alla riconquista della piazza, grazie anche alle imprese del Martena che: “…ebbe un ruolo preciso nel lancio di alcune folgori, per molte sere sul campanile di Mortara.[12] Trascorsi solo pochi mesi, il Principe Tommaso tenta un nuovo colpo di mano quando, al comando di un’armata francese, effettua un’operazione mirante a stringere d’assedio la cittadina toscana di Orbetello, tuttavia la strenua resistenza e la controffensiva condotta dal Governatore della piazza Carlo della Gatta lo costringe a ripiegare, abbandonando sul campo quasi tutta l’artiglieria. Ottenuto dalla Francia un rinforzo di uomini, nel 1646 il Savoia cinge d’assedio le cittadine di Portolongone e Piombino, conquistandole in breve tempo e costringendo le armate spagnole alla ritirata.

L’anno successivo, dopo la rivolta di Masaniello, il Martena viene trasferito a Napoli dove ottiene la nomina di Capitano dei Trabucchi e Petardi del Regno.[13] Tre anni più tardi è al seguito del Conte d’Ognatte, Viceré di Napoli, e di Giovanni d’Austria, figlio del Viceré di Sicilia Filippo IV, comandanti delle armate spagnole e napoletane, incaricate di assediare e liberare le piazze di Portolongone e Piombino, ancora in mano francese. Anche in questa occasione, il Martena dimostra la sua esperienza e la sua perizia quando, secondo il Maggiulli: “… alla presenza del celebre Giovanni d’Austria egli lanciò diverse bombe sui difensori di una mezzaluna della fortezza che offenderono in modo micidiale gli assediati, con meraviglia degli abitanti; poiché allora l’arte di proiettare quelle offese era bambina, né si avevano nozioni esatte sulle traiettorie, che lui descrive nella sua opera.[14] Continuando, a proposito del trattato del Martena, nel quale vengono descritti minuziosamente i vari artifizi utilizzati, il Maggiulli ne loda i meriti: “In essa si parla pel primo del tiro rettilineo per lanciare le bombe, delle palle funnivore ed asfissianti, che sono venute in uso oggigiorno, e ragiona sulle mine e contromine per le quali vi è bisogno di grandi conoscenze per condurre a buon termine siffatti lavori.[15]

Rientrato a Napoli, sembra che il Martena non abbia più preso parte ad alcuna ulteriore campagna bellica occupandosi, con ogni probabilità, dell’addestramento dei giovani artiglieri e dedicandosi alla stesura del suo trattato pubblicato, come già detto, nel 1676 quando l’autore era sicuramente ancora in vita. Non conosciamo la data precisa della sua morte, avvenuta probabilmente qualche anno appresso, nella città di Napoli.

 

Cosimo Enrico Marseglia 

 

 

 

[1] A. Foscarini Chiari soggetti Salentini (Note Bibliografiche) in Il Giornale del Popolo di Lecce dal 1927 al 1930

[2] C C. Demitri Giovan Battista Martena, valoroso cittadino di Maruggio del XVII secolo, in Lu Lampiune a. X n. 3 Ed. del Grifo Lecce 1994 p. 110 e Archivio della Chiesa Matrice “Natività di Maria Vergine” di Maruggio Registri di Battesimo Vol. 1

[3] S. Maggiulli Manoscritto Biblioteca Provinciale “N. Bernardini” Lecce fol. 124 V.

[4] C. Demitri, Giovan Battista cit. p. 110

[5] G.B. Martena Flagello Militare. Ovvero il Terror de conflitti. Istruzione Guerrera Ed. Carlo Troise Napoli 1687 p. 150.

[6] C. Demitri, Giovanni Battista cit. p.110

[7] S. Maggiulli, Manoscritto cit. fol 124 R.

[8] C. Demitri,  Giovanni Battista cit. p.111

[9] A. Arzano,  Il principe Tommaso di Savoia e il conte di Sirvela sotto Tortona (1642-1643) in Julia Dertona fasc. XVI Tortona 1907 pp 4-5

[10] S. Maggiulli,  Manoscritto cit.

[11] Ibidem. p. 125 V.

[12] C. Demitri,  Giovan Battista cit. p 112

[13] Ibidem

[14] S. Maggiulli, Manoscritto cit. fol. 125 V.

[15] Ibidem