ACAYA/LECCE – Il castello di Lecce, così come oggi lo conosciamo, deve il suo aspetto all’architetto rinascimentale Gian Giacomo dell’Acaya. Nacque a Napoli nel 1500 da una famiglia di origini francesi e, forse, antecedentemente proveniente dalla Grecia, stanziatasi nel Salento verso la fine del XIII secolo, ricevendo da Carlo I d’Angiò i feudi di Segine, Galugnano e San Cesario. Grazie all’appoggio del padre, il barone Alfonso, attivo prima alla corte aragonese e successivamente a quella spagnola, Gian Giacomo riuscì agevolmente ad inserirsi nei circoli culturali della capitale, dove pare si distinguesse per le sue conoscenze matematiche ed architettoniche.

Le sue prime opere, sulle orme già tracciate dal padre, consistono nella ristrutturazione di Segine,che viene trasformato in una poderosa piazzaforte con mura di cinta e torrioni, circondati da un profondo fossato, nonché dotato di un castello pressoché inespugnabile. In suo onore Segine cambia nome e diventa Acaya.

In seguito a quanto realizzato nel suo feudo e per le sue capacità di abile architetto militare, acquisite studiando le fortificazioni e le tecniche belliche rinascimentali, nonché per la fedeltà dimostrata all’Imperatore Carlo V, opponendo una fiera resistenza, nel 1528, all’avanzata francese in Terra d’Otranto, ottenne l’incarico di ispezionare i castelli e le mura delle varie città del Regno di Napoli, al fine di fortificarli secondo i nuovi precetti dell’architettura rinascimentale, rendendoli inespugnabili. In tale compito collaborò con Francesco Maria della Rovere, Duca di Urbino.

Grazie alla fama acquisita di esperto architetto militare ottenne l’onorificenza di “Ingegnere Generale del Regno” e, nel 1537, ebbe dal viceré di Napoli, Don Pedro de Toledo, preoccupato dalle incursioni ottomane nel Salento, l’incarico di fortificarne le coste. In seguito a tale consegna vennero costruiti il castello e le mura di Castro, la fortezza di Barletta e le opere fortificate di Copertino, Galatina, Gallipoli, Molfetta, Mola e Parabita. Tre anni più tardi, nel 1539, Gian Giacomo fu incaricato di ricostruire le mura ed il castello di Lecce, poiché sia la cinta, sia il maschio, risalenti all’epoca angioina, sembravano ormai facilmente espugnabili. I lavori a Lecce si protrassero per ventiquattro anni ed alla fine il castello e le mura di Lecce assunsero l’aspetto che ancora oggi è possibile vedere.

Dopo la morte di don Pedro, Gian Giacomo si ritirò in Puglia deciso a trascorrere gli ultimi anni della sua vita ad Acaya, tuttavia nel 1570 venne arrestato per aver garantito per un debitore insolvente. Tutti i suoi beni gli vennero tolti e fu incarcerato, ironia della sorte, nelle prigioni del castello di Lecce da lui stesso costruite, dove morì nello stesso anno.

 

Cosimo Enrico Marseglia