San Foca è uno di quei luoghi che andrebbero raccontati iniziando con “C’era e non c’era una volta” come nella tradizione delle fiabe armene, perché a San Foca, le logiche del passato e del presente si confondono, fondono e accavallano facendo convivere nuove idee con vecchie abitudini.

Quindi c’era e non c’era una volta San Foca, marina di Melendugno, piccolo villaggio di pescatori a metà strada tra Torre Specchia Ruggeri e Roca Vecchia, affacciato sul mar Adriatico, baciato dal sole e sferzato dal vento di tramontana.

Nella marina di San Foca, originariamente convergevano le famiglie che dall’entroterra cercavano refrigerio dall’afa cittadina, così alle umili rimesse dei pescatori, pian piano si affiancarono abitazioni edificate nei pressi del porto, delle campagne e della grande pineta trasformando e popolando il villaggio.

Per molti anni San Foca e i suoi abitanti hanno vissuto in una sorta di piacevole eden da cui il turismo di massa si teneva ben lontano, era una piccola comunità che ogni anno, a partire da maggio si ritrovava puntuale a prendere il sole e passeggiare nella piazza principale, mentre i bambini formavano tribù festose in attesa di un’adolescenza che gli facesse abbandonare i giochi di strada per dedicarsi ad infinite passeggiate sul lungomare, innamorandosi di sconosciuti coetanei o costruendo amicizie destinate a durare per tutta la vita.

A San Foca tutti o più o meno tutti si conoscono, si lamentano delle medesime cose, fanno la spesa nei medesimi negozi e attendono la grande festa patronale che il 18 e 19 agosto porta una ventata di tradizionale novità.

La festa di San Foca, martire vissuto nel III secolo, protettore dei giardinieri, degli ortolani, dei marinai e di coloro che sono stati morsi dai serpenti, è una faccenda che impegna tutti, persino i turisti che passano dalla marina, ispirati dallo spirito della comunità, si ritrovavano ad attendere i festeggiamenti con solerte curiosità.

E dato che a San Foca le cose sacre hanno un significato profondo, sentito anche da chi non crede, la festa patronale diventa evento solenne cui partecipa anche chi non crede e che culmina con una processione in mare: i pescatori addobbano a festa un peschereccio su cui caricano la statua del Santo e seguiti da chiunque abbia a disposizione una barca, danno il via alla processione.

Alcune stranezze sono poi ben tollerate e nonostante alcune rimostranze, più o meno legittime, sono entrate a far parte del folklore locale, come ad esempio la statua della Madonnina caricata su un pedalò e portata in processione o l’opera di evangelizzazione che don Mario Calogiuri ha portato fin sotto gli ombrelloni.

La principale caratteristica di San Foca che può rappresentare un problema solo per chi non è figlio della marina, è la tramontana.

Insidiosa, dispettosa, quasi odiosa, la tramontana di San Foca è famosa per la sua potenza in grado di ingarbugliare un mare che altrimenti nulla ha da invidiare alle spiagge vip del versante jonico.

La tramontana di San Foca, in teoria nasce, pasce e more, ma a volte decide di rinascere subito dopo essere morta e quindi con buona pace di turisti e autoctoni,  si sfidano i cavalloni scoprendo che il mare può essere divertente anche quando è agitato, o più semplicemente ci si sposta in massa verso Torre dell’Orso.

I più temerari hanno imparato ad amare talmente la tramontana di San Foca, che hanno fatto del surf la loro attività vacanziera prediletta.

Quando il vento “gira a scirocco”, la costa di San Foca offre insenature sabbiose con acqua cristallina e scogli raggiungibili anche a nuoto, come il famoso scoglio de “Li Brigantini” o lo scoglio “Dell’Otto”, anche se in realtà più che al numero somiglia al simbolo dell’infinito.

E ancora anfratti, grotte e spiaggette i cui fondali rocciosi si alternano alle ampie distese di sabbia.

Non bisogna poi dimenticare che a San Foca, oltre alle spiagge libere e ai lidi attrezzati che ogni anno si confermano ai primi posti per i servizi offerti, esiste una spiaggia speciale, “La Terrazza – Tutti al mare!” interamente attrezzata per accogliere persone affette da SLA, patologie neuromotorie e altre disabilità motorie.

La presenza di posidonia, come la tramontana, è un’altra caratteristica del posto, non è infatti raro imbattersi in banchi di alghe che la corrente deposita sulla riva.

Come ogni marina costiera che si rispetti, anche San Foca ha la sua torre di guardia.

La torre costiera di San Foca è tra le più amate e visitate del Salento, è conosciuta anche come Capo di Sapone, ha una pianta quadrata con tronco piramidale e fu edificata nel 1568, periodo in cui le invasioni turche minacciavano il territorio, da Antonio Saponaro da Lecce, mentre nel 1576, il sindaco di Lecce Gaspare Maremonte donò un piccolo cannone, noto come falconetto da 3 libbre.

Dal confronto con le documentazioni fotografiche di un passato non troppo remoto, si evince quanto l’intervento di restauro effettuato sulla torre sia stato drastico e definitivo, all’epoca molte furono le polemiche in merito, ma sta di fatto che il restauro fu ultimato e al suo interno oggi ospita gli uffici della Capitaneria di Porto ed un dipinto del XIX secolo raffigurante San Francesco di Paola.

Purtroppo o per fortuna, a seconda di come si guarda la cosa, il presente è approdato anche a San Foca, portando con se turismo, locali, negozi, ristoranti che, insieme allo spettacolare porto turistico e al nuovo lungomare, ha fatto balzare San Foca agli onori della cronaca trasformandola in ambita meta turistica.

Una controindicazione delle opere di ammodernamento, è che San Foca, nonostante le Bandiere Blu e le 5 Vele di Legambiente, è stata scelta come zona di passaggio del famigerato gasdotto, la TAP.

Raccontare San Foca non è semplice, perché più che una località marina, si va a descrivere uno stile di vita fatto di gesti scanditi da un tempo generoso che per una volta decide di rallentare la sua corsa e concedersi una pausa.

San Foca è silenzio e caos, festa e momenti raccoglimento magari all’ombra della statua della “Madonnina” o su uno scoglio perdendosi nel panorama mozzafiato del mare, è un appuntamento a cui non si riesce a rinunciare, un posto in cui trovare riparo e consolazione, ritrovare le cose preziose perdute nel tempo, ascoltare storie già note con rinnovato entusiasmo, ma soprattuto, San Foca è la gente che la abita e che la ama di un amore ricambiato, a volte burrascoso, a volte irriverente, ma sincero e profondo e totale.

Claudia Forcignanò