di F.Oli.

POTENZA (Lecce) – Il processo “Favori&Giustizia” potrebbe ripartire da zero. Sì proprio quel processo che, per la gravità delle accuse contestate e per gli imputati eccellenti coinvolti, doveva rappresentare un esempio di giustizia veloce, rapida ed efficace come aveva preannunciato il Presidente della prima sezione penale del Tribunale di Potenza all’apertura del dibattimento. Con un’istruttoria compressa, un fitto calendario e una pausa estiva ridotta all’osso la parabola del processo doveva essere prossima alla sua traiettoria  discendente.

I buoni propositi della macchina della giustizia si sono scontrati con le parole del pubblico ministero Anna Gloria Piccininni che, a conclusione dell’udienza di oggi, ha preannunciato di voler chiedere una modifica del capo d’imputazione. Cosa potrebbe significare questo cambio di rotta? Probabilmente (ma siamo nel campo delle ipotesi) l’istruttoria finora espletata non è calibrata secondo il capo d’imputazione e il rappresentante della pubblica accusa (che ha ereditato il fascicolo dalla collega Valeria Calcagno) potrebbe essersi reso conto che per come sono stati modulati i capi d’imputazione non sarebbe possibile dimostrare la responsabilità degli imputati. Va da sé che la difesa, con il capo d’imputazione rimodulato, avrà la possibilità di chiedere nuove prove con il rischio che il processo riparta nuovamente da zero. E, a quel punto, addio ai buoni propositi sbandierati a fine marzo di una giustizia virtuosa, veloce ed efficace

L’intervento conclusivo del pm in aula ha fatto scivolare in secondo piano la deposizione, rilasciata nei minuti precedenti, dal pubblico ministero della Procura di Lecce Maria Vallefuoco (citata dagli avvocati di Emilio Arnesano, i legali Luigi Corvaglia e Luigi Covella), per anni collega dell’ex magistrato. Il teste, nell’esame e controesame, ha riferito dei rapporti di Emilio Arnesano con l’ufficio inquirente. Sostanzialmente ha ricordato come le statistiche del lavoro del collega fossero ottime, con una buona produzione in linea con quella dell’ufficio a dispetto dell’idea che era stata lanciata dal processo di un magistrato “pigro”. Non sono state messe in evidenza criticità relativamente all’attività di Arnesano nel periodo in cui sono stati colleghi e il pm Vallefuoco ha confermato che nelle riunioni di coordinamento, siano emerse disparità di vedute e un particolare attrito con l’aggiunto Elsa Valeria Mignone per l’organizzazione dell’ufficio e la selezione del pool.

Il processo proseguirà domani mentre per giovedì prossimo è previsto l’ascolto dell ex pm inn servizio a Lecce Antonio Negro (attuale aggiunto a Brindisi) e dell’attuale procuratore capo di Brindisi Antonio De Donno (con un lungo passato come aggiunto della Dda in quel di Lecce). Sul banco degli imputati compaiono anche il medico Carlo Siciliano; il direttore dell’Asl Ottavio Narracci; il primario del Reparto di Ortopedia e Traumatologia del “Vito Fazzi” Giuseppe Rollo; l’avvocato Mario Ciardo; l’avvocatessa Manuela Carbone; l’aspirante avvocatessa Federica Nestola e il Vicepresidente del collegio di disciplina dell’Ordine degli avvocati di Lecce, Augusto Conte. Hanno invece patteggiato ad 1 anno e 10 mesi il primario di neurologia del “Vito Fazzi” Giorgio Trianni e a 2 anni e 8 mesi l’avvocatessa Benedetta Martina.