Una veduta di Leuca

CAPO DI LEUCA (Lecce) – Leuca, il “Finis Terrae”, dove le acque del Canale d’Otranto si dividono da quelle del Mar Ionio. Leuca, tappa obbligata, secondo un’antica leggenda, di tutte le anime sia dei vivi, sia dei morti. Leuca con le alte scogliere piene di anfratti dai nomi suggestivi, grotta del drago, grotta del diavolo, e di scogli che vagamente ricordano forme umane.

Intorno a tali scogli nacque in tempi andati una strana ed inquietante leggenda, che li ricollega niente di meno che al mitico Giasone. Procediamo con ordine, Giasone era il capo degli Argonauti che, durante una missione speciale per conto del proprio sovrano, aveva lo scopo di impossessarsi del vello d’oro. Per raggiungere l’obiettivo non esitò a servirsi di Medea, che precedentemente si era invaghita di lui, spingendola a tradire suo padre ed il suo popolo. Dal matrimonio fra i due erano nati alcuni figli.

Col tempo però, le attenzioni di Giasone si volsero all’indirizzo di una fanciulla più giovane, scatenando una folle gelosia in Medea che, esasperata, prese i figli e con essi si allontanò su una nave verso occidente. Quando il marito si accorse della fuga si mise subito all’inseguimento, riuscendo quasi a raggiungerla vicino a Leuca. A questo punto, sia per rallentarlo, sia per privarlo per vendetta della discendenza, Medea cominciò a sgozzare i suoi stessi figli, per poi gettarli in acqua. Nettuno, però, ebbe pietà di loro e, a mano a mano che toccavano l’acqua, li tramutava in scogli.

Vecchi pescatori giurano che, ancora oggi nelle notti di bufera, nei pressi di Punta Ristola, si notino alcune strane ombre vagare, mentre grida di lamento si diffondono nel vento.

 

Cosimo Enrico Marseglia