di Manuela Marzo

Capita, passeggiando per i vicoli delle nostre città o per le strade sterrate delle campagne salentine, di fermare lo sguardo su piccole e semplici nicchie che rimandano al sacro, testimonianza viva di fede antica, per alcuni ‘datata’, ma sicuramente genuina ed autentica.

Adornate di fiori, illuminate da artigianali luci, emanano ancora il profumo della cera delle candele che si scioglieva allo ‘scorrere’ delle preghiere, di donne e uomini in sosta per qualche minuto, per bisogno di rassicurazione o altro.

Si tratta delle edicole votive, termine che deriva dal latino aedicula, col significato di tempietto, piccola cappella, insomma uno scrigno che custodisce immagini oppure oggetti densi di simbolismo religioso per la pietà popolare.

«Sono segni sacri – scrive Giuseppe De Simone – disseminati lungo le strade; visibili ai passanti: chi leva il cappello, chi fa un segno di croce, chi recita una preghiera, chi depone un fiore».

Una consuetudine del passato, forse. Ma ancora oggi la frenesia moderna può trovare, sovente, un momento di quiete, di raccoglimento  e, perché no, di affidamento dinanzi a questi  luoghi delicati e misurati:  la possibilità  di una preghiera  nelle corse della quotidianità.

Nel passato punti di aggregazione sociale, oggi un incontro privato che rimanda al divino.

Nei centri storici le edicole, sopravvissute ai nuovi assetti viari o agli atti vandalici, rappresentano certamente un significativo patrimonio dell’arte e artigianato locale, tracce indelebili del sentimento  popolare.

Un viaggio tra le edicole sacre che racconta la storia della nostra terra, della tradizione e della fede del nostro popolo. Un racconto del passato? Non per tutti. Dipende dai punti  di vista. Memoria viva del senso di appartenenza ad  una cultura e devozione popolare che segna anche il nostro tempo.

Ed eccoci a Lecce, nella piazzetta dell’ Arte della Stampa, al n. 8. Dinanzi allo sguardo del passante e del turista si presenta nella semplicità della sua bellezza l’edicola votiva della Madonna del Carmine.

È databile intorno al 1920, mentre la costruzione della nicchia risale alla metà dell’Ottocento. L’altorilievo in cartapesta, attribuito a “Zilli e Pantaleo” fu commissionato da un abitante della piazzetta, devoto alla Madonna del Carmine. La Madonna, con veste marrone e manto chiaro, è raffigurata seduta su una nube fra volti di angeli. Tiene in grembo il Bambino Gesù, dal viso dolce. La Vergine con la mano sinistra porge lo scapolare al carmelitano San  Simone Stock, inginocchiato ai suoi piedi.

L’edicola è protetta da uno sportello in legno e vetro e  da una tettoia. Sotto l’edicola  un piccolo altare, retto da due colonne in pietra di circa 90 cm, sostiene una base di marmo di 120 cm, il  tutto custodito da un piccolo cancello in ferro.

Con ogni probabilità il 16 luglio di ogni anno gli abitanti della piazzetta prendevano posto dinanzi all’edicola, resa ancora più suggestiva da fiori, ceri  accesi e canti religiosi. Comunione di un’immagine, di un luogo che è per tutti, comunione nella preghiera. Anche la ‘piccole storie’ insegnano.

Scheda per l’approfondimento e ubicazione delle edicole in De Simone G., Lecce. Le edicole sacre del borgo antico, Edizioni del Grifo, 1991.