Conosciuto come un importante economista dell’Epoca dei Lumi, Giuseppe Palmieri fu anche un esperto di questioni militari, avendo prestato servizio nelle armate del Regno di Napoli ed essendo stato l’autore di un testo relativo all’Arte Militare.

Il Marchese Giuseppe Palmieri nacque il 5 maggio 1721 a Martignano, feudo di famiglia, tuttavia trascorse la sua infanzia a Lecce. All’età di 13 anni fu nominato alfiere in un reggimento di fanteria, nel quale suo zio ricopriva il grado di capitano. Nel 1740 in seguito ad alcune vicende spiacevoli verificatesi nella sua unità, in cui si trovò coinvolto accanto ad alcuni suoi colleghi ufficiali e che gli costarono un anno di prigione, lasciò la carriera militare ed intraprese gli studi di giurisprudenza, diventando avvocato. Successivamente, in seguito alla rinunzia alla carriera da parte di suo zio, rientrò nei ranghi dell’esercito come suo sostituto, assumendo il grado di capitano. La sua passione e la sua costante applicazione alle questioni di carattere militare gli valsero le lodi del Generale Laviaville. Nel 1744 combatte alla Battaglia di Velletri contro le armate austriache. (P. Palmieri, Palmieri. Una famiglia nel tempo, Ed. a cura dell’autore, Castellana Grotte, 2002, p. 221)

Con dispaccio del 5 gennaio 1749 viene promosso al grado di primo capitano, mentre con un altro del 12 novembre 1753 diventa maggiore e, successivamente una nuova promozione lo eleva a tenente colonnello. L’anno successivo viene assegnato al Reggimento Real Calabria Ultra. (P. Palmieri, Palmieri. Una famiglia nel tempo, Ed. a cura dell’autore, Castellana Grotte, 2002, p. 221)

In seguito a problemi di salute, nel 1762 è costretto a lasciare un’altra volta la carriera militare tuttavia, per i suoi meriti, un dispaccio del 7 ottobre dello stesso anno gli concede di mantenere il grado, di poter indossare comunque l’uniforme, nonché il diritto a rientrare in servizio in qualsiasi momento, conservando l’anzianità.

Rientrato a Lecce, vi rimane per oltre 20 anni, sino a quando, nel 1783, viene nominato amministratore delle Regie Finanze per la provincia di Terra d’Otranto. Quattro anni più tardi è eletto direttore delle Reali Finanze, con retribuzione annua di 3 mila ducati. Muore a Napoli il 30 gennaio 1793.

Scrisse diversi trattati di economia, tuttavia, da un punto di vista militare, particolare importanza assume la sua opera Riflessioni critiche sull’arte della guerra, (G. Palmieri, Riflessioni critiche sull’arte della guerra, ( Rist. a cura di M. Proto), Ed. Lacaita, Manduria, 1995) pubblicata nel 1761 quando era ancora in servizio come tenente colonnello, tradotta dopo breve tempo anche in lingua inglese e che gli valsero un particolare encomio da parte del Re di Prussia Federico II. In essa il Palmieri descrive l’Arte della Guerra a cominciare dall’epoca romana quindi, analizzando le esigenze strategiche e tattiche del suo tempo, si sofferma sul ruolo della fanteria, ne descrive le armi in dotazione ed i criteri relativi all’addestramento ed alle marce, non trascurando l’analisi delle diverse formazioni che un reparto di fanti può assumere durante le fasi di combattimento e trasferimento. Successivamente, con lo stesso dinamismo e la medesima accuratezza, vengono affrontati i criteri relativi all’impiego della cavalleria e dell’artiglieria.

L’argomento militare viene ripreso anche nella sua opera Riflessioni sulla Pubblica Felicità relativamente al Regno di Napoli, (G. Palmieri, Riflessioni sulla Pubblica Felicità relativamente al Regno di Napoli, in Scrittori Italiani di Economia Politica, Tomo XXXVII, Milano, 1805) nel quale, in linea con la dottrina prevalente del XVIII secolo, reputa la guerra come: “il massimo dei mali” (G. Palmieri, Riflessioni sulla Pubblica Felicità relativamente al Regno di Napoli, in Scrittori Italiani di Economia Politica, Tomo XXXVII, Milano, 1805, p. 334), consigliando i governanti a tenerla il più lontano possibile. Riconosce l’enorme spesa che un conflitto comporta per le casse dello Stato, pur affermando la necessità di mantenere un esercito impiegato esclusivamente nelle guarnigioni, “[…]per conservare il vigore e la disciplina della milizia in tempo di pace […]” (G. Palmieri, Riflessioni sulla Pubblica Felicità relativamente al Regno di Napoli, in Scrittori Italiani di Economia Politica, Tomo XXXVII, Milano, 1805, p. 336).

Continuando: “[…] ma quando si voglia mantener numerosa truppa in tempo di pace, col fine di valersene nella guerra, l’unico mezzo è di occuparla continuamente nella fatica e nelle opere pubbliche.” (G. Palmieri, Riflessioni sulla Pubblica Felicità relativamente al Regno di Napoli, in Scrittori Italiani di Economia Politica, Tomo XXXVII, Milano, 1805 p. 357). Secondo il Palmieri, un esercito doveva essere poco costoso ma comunque composto da personale malleabile ed adattabile alle possibili esigenze operative. Concludendo: “Bisogna soltanto procurare che questa (truppa) abbondi nella quantità e nella qualità, e che l’arte della guerra diventi necessaria per tutti coloro che debbono destinarsi alla milizia” (G. Palmieri, Riflessioni sulla Pubblica Felicità relativamente al Regno di Napoli, in Scrittori Italiani di Economia Politica, Tomo XXXVII, Milano, 1805, p.357).

 

Cosimo Enrico Marseglia

Bibliografia
P. Palmieri, Palmieri. Una famiglia nel tempo, Ed. a cura dell’autore, Castellana Grotte, 2002, p. 221.
Ibidem.
G. Palmieri, Riflessioni critiche sull’arte della guerra, ( Rist. a cura di M. Proto), Ed. Lacaita, Manduria, 1995.
G. Palmieri, Riflessioni sulla Pubblica Felicità relativamente al Regno di Napoli, in Scrittori Italiani di Economia Politica, Tomo XXXVII, Milano, 1805.