Una veduta di Carovigno

L’episodio che mi accingo a narrare, in realtà, non è leggenda ma appartiene ad un preciso evento storico che sconvolse la nostra terra, prima della venuta di Roma. Si colloca all’epoca in cui le popolazioni messapiche, iapigie o salentine che dir si voglia, lottavano duramente per mantenere la loro indipendenza dalle mire espansionistiche della colonia spartana di Taranto. Solo l’intervento militare della “caput mundi”, più tardi, avrebbe costretto i nemici giurati ad allearsi di fronte alla comune minaccia, con esito sfavorevole tuttavia. Ma ritorniamo indietro all’episodio in questione.

Si racconta che Carbinia, l’odierna Carovigno, sarebbe stata fondata da un esule di Troia che i Messapi accolsero ed ospitarono, all’indomani della vittoria dagli Achei nell’omerico conflitto. Il suo nome resta, però, sconosciuto. Col tempo Carbinia divenne una città molto ricca e potente nell’ambito della Nazione Iapigia, suscitando le cupidigie dei Tarantini. In maniera repentina ed inaspettata, del resto essendo coloni spartani avevano la guerra nel sangue, l’esercito di Taranto piombò di notte su Carbinia, espugnandola. La cosa, però, non finì qui. La mattina successiva riunirono tutte le fanciulle ed i giovinetti in un recinto, ordinando loro di spogliarsi, quindi ne abusarono a proprio piacimento. L’infamia scatenò le ire dell’intera Messapia. Occorre fare una premessa: si dice che i Messapi fossero un popolo alquanto godereccio ed esteta, amava il buon vino, i pranzi abbondanti ed, inoltre, si truccavano e solevano depilarsi su tutto il corpo, anche i maschi.

Tuttavia, all’occorrenza, sapevano trasformarsi in indomiti e spietati guerrieri. Ritorniamo alla narrazione dei fatti. Le atrocità commesse dai Tarantini scatenarono la collera dei Messapi. Riunitisi i consiglio, i re delle varie città invocarono la vendetta di Thaothor, il Giove iapigio, affinché assumesse la forma di “kaitabates” cioè di dio del fulmine e del fuoco. Sembra che l’invocazione sortì l’effetto desiderato, poiché i responsabili del misfatto furono inceneriti dall’ira del dio. Nonostante tutto, però, la confederazione messapica non era ancora paga e decise, così, di inviare un proprio esercito per punire una volta per tutte l’odiata rivale. L’armata, rinforzata anche da alcuni Peuceti (popolo che abitava l’attuale Provincia di Bari, alleato dei Messapi) attaccò l’esercito tarantino da nord, sulle rive del Mar Piccolo, annientandolo, quindi lo inseguì sino all’altra colonia greca di Reggio, nell’attuale Calabria, dove si era rifugiato, confidando sull’alleanza esistente fra le due città. Di fronte alla città dello stretto, le armate messapiche e peucete ingaggiarono una nuova battaglia contro quelle delle due colonie greche alleate, sbaragliandole e massacrando, senza alcuna pietà, la maggior parte dei militi nemici. Tutto questo accadeva nel 473 a. C.

 

Cosimo Enrico Marseglia