MELENDUGNO/PATU’/SALVE (Lecce) – Nominata come unica erede del patrimonio di una zia sarebbe stata molestata e vittima di stalking dalle due sorelle più grandi. Con l’accusa di stalking rischiano di finire sul banco degli imputati A.C., 46 anni, residente a Melendugno e C.A.C., 52enne, di Patù. In giornata G.P.C., 42enne, di Salve, si è costituita parte civile con l’avvocato Arcangelo Corvaglia e l’udienza preliminare proseguirà il 5 marzo prossimo quando le due neo imputate potranno avanzare richiesta di riti alternativi.

A mettere in moto le indagini, coordinate dal pubblico ministero Maria Rosaria Micucci, è stato proprio la parte lesa con una denuncia presentata presso la caserma dei carabinieri di Salve. La vicenda ha preso le mosse nel novembre del 2018 dopo la morte della zia. Nel testamento la donna aveva lasciato l’intera eredità a G.P.C. Una decisione che le due sorelle non avrebbero accettato accandendosi contro la donna prendendola di mira nelle forme più disparate turbando la quotidianità della 42enne costretta a modificare le sue abitudini di vita.

Alla donna sarebbe stato impedito di accedere ad un’abitazione nella marina di Torre Vado murando tutti gli ingressi e ostruendo le serrature con la colla. In un’altra circostanza avrebbero chiuso i cancelli con dei lucchetti. E poi gli appostamenti sotto l’abitazione o davanti alla sede della Proloco di Salve che la donna frequentava. Raggiunta nel corso di riunioni e obbligata ad andare via. Svegliata di notte con il clacson mentre di giorno avrebbe trovato l’auto e i muri di casa imbrattati con il messaggio estremamemnte eloquente di “ladra”. A difendere le due imputate, gli avvocati Viviana Labbruzzo e Piera Lo Re.