Già nei precedenti articoli ci siamo soffermati ad illustrare alcuni monumenti tipici di una delle piazze più belle della nostra città: Piazza Sant’Oronzo; abbiamo ripercorso la storia dell’anfiteatro romano, del Palazzo del Sedile e di altri storici palazzi che circondano la piazza, evidenziandone l’alto valore culturale e artistico. Ci proponiamo oggi di approfondire la conoscenza della piazza che, nella cultura leccese, è la piazza per antonomasia. Rappresenta quasi una tappa obbligata di ogni rilassante passeggiata sia dei leccesi sia degli abitanti della provincia, che, soprattutto durante il fine settimana, convergono a Lecce per trascorrervi la serata.

In Piazza Sant’Oronzo si può giungere da più vie, come via F. Rubichi, S. Trinchese, A. Fazzi e dal corso Vittorio Emanuele II, oppure dai viali periferici attraverso Porta Napoli, Porta Rudiae, Porta S. Biagio, viale G. Marconi e via XXV luglio. In essa risaltano le testimonianze dei secoli e pulsa e gravita la vita pubblica e, in parte, commerciale della città. Il suo aspetto è completamente mutato nel tempo rispetto a quello originario, in seguito alla scoperta dell’anfiteatro e alla demolizione di vetusti palazzi, sostituiti da nuove costruzioni, a volte architettonicamente criticate. L’antica piazza occupava lo spazio che si apriva sull’anfiteatro, mentre quella attuale nasce dall’abbattimento del quartiere delle botteghe. La piazza, infatti, era chiamata, alcuni decenni addietro, “piazza dei mercanti” o “piazza civica”, per distinguerla dalla “piazza sacra”, ossia piazza Duomo. Tale denominazione fa intendere che essa era il luogo dove si svolgevano tutte le attività di compravendita e mercantili in botteghe dall’architettura tipicamente veneziana. Per questo la toponomastica popolare ha indicato le svariate vie limitrofe con i nomi delle botteghe artigiane che si trovavano nei pressi della piazza: via Templari prende il nome dalle botteghe dei calzolai, via Di Biccari dalle botteghe degli orefici e vico Dietro la Bagliva dalle botteghe dei forcinari.

Da non dimenticare un altro significativo particolare di questo luogo, che è al centro dell’ovale della Piazza, realizzato nel 1930 da G. Nicolardi, raffigurante, con un bellissimo mosaico, lo stemma della nostra città, cioè una lupa sotto un albero di leccio, che ancora oggi il leccese accorto evita di calpestare durante le sue passeggiate.

Agli inizi del Novecento, in seguito all’abbattimento degli antichi edifici civili, come il Palazzo del Governatore e il Tribunale, si è dato inizio alla costruzione della Banca d’Italia e, nel 1939, all’edificazione del palazzo sede della Banca Commerciale Italiana, sulla cui facciata spicca il famoso e caratteristico orologio inaugurato il 6 agosto 1955 dall’allora sindaco Oronzo Massari nel giorno dell’apertura della Banca stessa. Il noto “orologio delle meraviglie” fu ideato dal famoso artista Francesco Barbieri. Realizzato in bronzo e smalto, ha la peculiarità di avere – come fu detto il giorno dell’inaugurazione – il quadrante più grande e caratteristico del mondo. L’elaborata decorazione presenta infatti in alto lo stemma di Terra d’Otranto e la scena dell’Annunciazione. Lateralmente sono raffigurate i dodici segni zodiacali tutti simboleggiati da figure femminili che portano rami di olivo e di melograno, simboli della ricchezza e della fertilità della terra. Nella parte centrale spicca la raffigurazione del cielo con l’Orsa Maggiore e la stella polare. I suoi rintocchi che echeggiavano ogni mezz’ora avevano, però, smesso di misurare il tempo per alcuni anni fino al 1987, anno in cui l’orologio, pur con altre interruzioni, riprese a funzionare.

Gionata Quarta