LECCE – In questi giorni infausti è importante ricordare cosa accadde e le ragioni che portarono a celebrare, nel Duomo di Lecce, la memoria di Sant’Oronzo, patrono della città.

Il sontuoso altare, che vediamo in foto, venne realizzato e completato nel 1671 per mano di Giovanni Andrea Larducci da Salò e di Giuseppe Zimbalo.

La magnifica tela, databile, secondo alcuni studiosi, intorno al 1656, fu opera di Giovanni Andrea Coppola di Gallipoli, importante pittore gallipolino. Raffigura Sant’Oronzo in abiti pontificali tra due angeli e sotto i suoi piedi l’idolo pagano distrutto.

Nel marzo del 1656 si manifestò, in tutta la sua virulenza, nel Regno di Napoli, una terribile epidemia di peste, che fece centinaia di migliaia di vittime, dalla quale rimase fortunatamente indenne la Terra d’Otranto.

Il fatto, di straordinaria importanza per la storia della città, fu attribuito alla protezione di Sant’Oronzo.

Dalle Memorie, redatte da Giuseppe Cino, che ne fu testimone, per i fatti accaduti in Lecce dal 1656 al 1719, sappiamo che in tutta la provincia il Santo s’era “da molti veduto cogli abiti pontifici benedire e discacciar il contagio” e che anch’egli aveva sentito di notte, come tanti altri, “una melodia angelica… onde tutti genuflessi adoravano e pregavano il Santo acciò ci avesse difesi e liberati“.

Pietro Palumbo in Storia di Lecce, edita nel 1910, ci ha raccontato che “si fece a gara chi dovesse erigere la cappella di Sant’Oronzo. Dopo interminabili contese e rivalità si convenne dovesse essere costruita dall’Università. In quel tempo era sindaco Vito M. Belli. L’ altare fu fatto tutto in oro nel 1671 e durante il sindacato Rossi vi fu situato il quadro di Sant’Oronzo, dipinto da Andrea Coppola di Gallipoli e giunto in Lecce nel dicembre del 1656“.

Il Coppola era laureato in medicina, da ciò il titolo di “doctor phisicus” che sempre accompagna il suo nome negli atti ufficiali e persino nell’unica firma apposta per esteso ad un dipinto, la tela con le Anime del Purgatorio nella Cattedrale di Gallipoli.

La tela in foto è inserita in un’ampia cornice affiancata da due colonne intarsiate con motivi floreali, mentre ai lati, nelle nicchie ricavate tra due altre colonne più sottili per lato, si trovano le statue dei compatroni S. Giusto (a sinistra) e S. Fortunato (a destra).

Nell’epigrafe centrale, in latino, è incisa la dedica al Santo Protettore:

A Santo Oronzo, primo Apostolo, primo Vescovo dei Salentini e primo martire sotto Nerone imperatore.

Che serbò incolume tutta la Japigia dalla peste, che faceva strage in quasi tutta Italia.

Al nobile concittadino, al Nume tutelare, con universale sentimento di devozione, la Gerarchia ed il popolo leccese memore e grato eressero questo Altare provvisorio, sperando di poterne donare un altro più sontuoso: essendo Sindaco Giacchino Faccolli. L’anno della Salute 1671“.

Il rilancio del culto oronziano fu accompagnato in città da processioni e fiaccolate notturne, che intendevano sollecitare la partecipazione popolare. Il Coppola, nella raffigurazione di Sant’Oronzo, fece ricorso alle proprie conoscenze iconografiche di Santi e Vescovi, rispettando la consuetudine di illustrarli con i paramenti delle celebrazioni solenni e ufficiali. Nella circostanza, pensò di raffigurare il Santo nel momento in cui, assecondando quanto gli veniva comunicato dai due angeli, messaggeri divini, benedice la città per scacciare il maligno, il portatore del male. Esaltò, con le sue capacità pittoriche, il rosso e l’oro del piviale, fino a rendere quasi vere le caratteristiche del prezioso tessuto. Sottolineò la bellezza classica degli angeli; rese veri l’azzurro del cielo e il grigio delle nuvole; rimarcò, infine l’azione del Santo con la manieristica torsione del corpo.

Il successo di quella tela fu strepitoso. Come ebbe a scrivere l’arcidiacono della cattedrale, Giovanni Camillo Palma, in Semplice et diligente relazione della rinnovata divotione verso il glorioso martire di Cristo e primo vescovo di Lecce S.Orontio, nel Libro Rosso della città di Lecce [1], nel giro di poco meno di un anno “ se ne sono cavate innumerevoli copie per diverse città e terre della provincia” nelle quali “ parimenti con molta pietà e liberalità sono stati al medesimo Santo eretti altari, essendo stato eletto per lo protettore”.

[1] Ms. Archivio di Stato di Lecce, regestato da M. Pastore, Fonti per la stria della Puglia: regesti dei Libri Rossi e delle pergamene di Gallipoli, Taranto. Lecce, Castellaneta e Laterza, in A.V. , Studi di storia pugliese in onore di Giuseppe Chiarelli, Congedo Editore, 1973.