CARMIANO (Lecce) – A parti inverse dopo anni e anni di battaglie giudiziarie. E da parte civile nel processo sul rinnovo del consiglio di amministrazione della Banca di Credito Cooperativo della Terra d’Otranto nel 2014 l’ex deputato di Alleanza Nazionale Achille Villani Miglietta rischia di finire sul banco degli imputati. Con l’accusa di diffamazione aggravata nei confronti dell’ex sindaco di Carmiano Giancarlo Mazzotta (prima del commissariamento del Comune), suo primo “nemico” perché concorrente nella scalata ai vertici della banca. Il gip Edoardo D’Ambrosio, infatti, ha rigettato (parzialmente) la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero della Dda Carmen Ruggiero dispondendo la restituzione degli atti al pm che, entro dieci giorni, dovrà formulare l’imputazione coatta.

Erano due le questioni su cui il giudice per le indagini preliminari è stato chiamato a pronunciarsi dopo l’udienza camerale del 13 febbraio a seguito dell’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dall’imprenditore Mazzotta con il proprio avvocato Paolo Spalluto. Due i fatti circostanziati nella denuncia presentata l’11 gennaio del 2018: la pubblicazione di un post sulla pagina Facebook dell’indagato con il quale ironizzava sul fatto che, per essere candidati al Parlamento, occorreva essere indagati per associazione mafiosa o avere parenti legali ai clan; l’utilizzo da parte di Villani Miglietta, come immagine del proprio profilo WhatsApp, di una fotografia con la scritta su un muro:“de m…. truffatore paga li cristiani”.

Relativamente alla prima contestazioneil gip ha condiviso la richiesta del pm perché nel post non vi erano riferimenti espliciti a Mazzotta e del resto, all’epoca della pubblicazione il 27 novembre del 2017, nulla di certo si sapeva sulle liste di candidati che avrebbero partecipato alle elezioni politiche del marzo successivo; all’opposizione all’archiviazione erano stati allegati alcuni articoli comparsi su testate locali on line del 31 dicembre del 2017 e dell’11 gennaio del 2018, in cui veniva data notizia del dibattito sulle candidature nei vari schieramenti politici e venivano riportati i nomi di vari esponenti dei partiti, tra cui quello di Mazzotta, come possibili candidati. Pertanto, a fine novembre 2017, vi erano solo voci sulle future ed eventuali candidature, voci che riguardavano anche Mazzotta, ma, data la genericità del riferimento, per il gip “è difficile ritenere (e provare) che il commento di Villani Miglietta si riferisse proprio al denunciante; difficoltà aumentata dal fatto che Mazzotta non è mai stato indagato per associazione mafiosa bensì per estorsione aggravata, il che rende ulteriormente equivoco il destinatario del commento”.

Peraltro Villani Miglietta, nell’udienza camerale, ha spiegato che quel post non riguardava Mazzotta ma faceva riferimento al quadro politico generale dell’epoca, quando le cronache riportavano diversi fatti in cui erano coinvolti politici collegati ad ambienti mafiosi. E a parere del gip, come riportato nell’ordinanza, “nel caso di specie, la genericità del commento, l’equivocità del riferimento, il suo tono ironico e la mancanza in quel momento di qualsiasi decisione ufficiale sulle candidature non con- sentono di escludere che la battuta riguardasse il malcostume, diffuso su tutto il territorio nazionale, di candidare soggetti con problemi giudiziari ed anche soggetti indagati per reati con- nessi alla criminalità organizzata.

A diverse conclusioni il giudice è arrivatp per la seconda contestazione. Nella notte del 17 dicembre del 2017 fu lanciata una molotov nel giardino dell’abitazione di Mazzotta e poco dopo comparve su un muro di Carmiano, in Via Lecce all’intersezione con Via Mazzini, la scritta “Sindaco de m…. truffatore paga li cristiani”. All’epoca Mazzotta era sindaco di Carmiano ed un suo collaboratore si impegnò a cancellare la scritta, cosa che fece ma per la sola parola “sindaco”, lasciando visibile il resto. Secondo quanto riferito in querela, il 10 gennaio sempre di tre anni fa, mentre utilizzava WhatsApp, Mazzotta si accorse che Villani Miglietta stava utilizzando come immagine del proprio profilo una fotografia del muro in questione con leggibile la scritta de m…. truffatore paga li cristiani”.

“È allora evidente”, motiva nella sua ordinanza il gip, “che in tal modo l’indagato, che da decenni frequenta la scena politica di Carmiano e per questo conosce moltissimi suoi concittadini, abbia voluto dare diffusione e risonanza a quella scritta, dal carattere oggettivamente diffamatorio, consentendo a tutti i suoi contatti di visualizzarla sui rispettivi telefoni cellulari. In questo caso il riferimento a Mazzotta è certo atteso che la scritta era comparsa proprio a Carmiano ed era indirizzata al suo sindaco e, anche se la parola era stata cancellata e non era visibile nella foto, ogni cittadino di quel Comune che l’avesse visualizzata ne avrebbe capito il destinatario, visto che la vicenda della scritta (preceduta dal lancio della bottiglia incendiaria) era stata ampiamente divulgata dagli organi di stampa locali”. “Non sono poi ravvisabili”, conclude il gip, “significati diversi della pubblicazione di quella foto come propria immagine del profilo WhatsApp, non potendo certo essere interpretata come espressione di solidarietà verso Mazzotta o come manifestazione di biasimo per gli autori della scritta”. A difendere Villani, l’avvocato Carlo Gervasi.