La Battaglia di Antiochia

Boemondo divide le armate in sei unità, la prima ai suoi diretti ordini, la seconda al comando di Ugo I di Vermandois e di Roberto di Fiandra, la terza comandata da Goffredo di Buglione, la quarta da Roberto di Normandia, la quinta da Ademaro e l’ultima agli ordini di Tancredi e Gastone de Béarn, mentre Raimondo di Tolosa, caduto in malattia, resta in città con un presidio di 200 uomini a fronteggiare le forze nemiche asserragliate nella cittadella, ora comandate da Ahmad ibn Marwan per conto di Kerbogha,

Il 28 le forze crociate escono dalla città, con in testa Raimondo d’Aguilers che brandisce la Sacra Lancia. Contro il parere dei suoi generali, Kerbogha esita nell’assalirli perché preferisce affrontare l’intero dispositivo crociato e non un contingente per volta tuttavia sottovaluta la reale entità numerica delle forze avverse. Uscito dal momento di smarrimento, il condottiero turco finge una ritirata allo scopo di attirare i Crociati su un terreno a lui più congeniale, mentre gli arcieri turchi tempestano con i loro dardi le avanguardie cristiane. Inoltre dispone l’invio di un contingente diretto ad avvolgere il fianco sinistro del dispositivo crociato non protetto dal fiume. Boemondo avverte subito il pericolo e dispone immediatamente la formazione di una settima unità, distaccandola dalle forze ai suoi ordini, che fronteggia il contingente turco e lo arresta respingendolo. Nonostante questo successo i Crociati, nella loro offensiva, subiscono rilevanti perdite, fra cui l’alfiere portastendardo di Ademaro, tra l’altro il condottiero turco dispone di incendiare l’erba che lo divide dai Crociati ma ciò non li arresta nella loro travolgente offensiva, guidati da visioni mistiche in cui appaiono fra le loro schiere San Giorgio, San Maurizio e San Demetrio. Non appena l’avanguardia crociata raggiunge la prima linea dello schieramento nemico, Duqaq si ritira disertando mentre il grosso delle truppe islamiche cade in preda al panico. Lo slancio dei Crociati investe violentemente le linee nemiche e le travolge con una forza d’urto devastante, mettendole in fuga.

 

Boemondo Principe di Antiochia

Dopo la ritirata di Kerbogha anche Ahmad ibn Marwan si arrende consegnando la cittadella nelle mani di Boemondo, piuttosto che a Raimondo, secondo quanto in precedenza stabilito. Il Conte di Tolosa non viene nemmeno avvisato. Prontamente Boemondo rivendica la signoria della città nonostante il parere contrario di Ademaro e dello stesso Raimondo che inviano a Costantinopoli una delegazione con a capo Ugo I di Vermandois e Baldovino di Hainaut. Quest’ultimo cade in un’imboscata durante il tragitto e Ugo è costretto a proseguire da solo ma, una volta giunto a destinazione, apprende che Alessio non è intenzionato a rivendicare Antiochia. Arguendo la diserzione dell’Imperatore d’Oriente, Boemondo e Raimondo considerano annullati i precedenti accordi ed occupano il palazzo di Yaghisiyan tuttavia è il primo che controlla il resto della città e subito innalza il suo stendardo sulle mura della cittadella.

Dopo poco tempo un’epidemia di tifo scoppia all’interno delle mura ed l’1 agosto miete una vittima illustre: il Legato Papale Ademaro. Nel mese successivo i capitani crociati inviano una lettara al pontefice Urbano II, pregandolo di assumere il controllo di Antiochia ma questi non accetta. Intanto le forze crociate acquisiscono il completo controllo delle aree limitrofe alla città, nonostante la carenza di cavalli e di viveri. La fame comincia a farsi nuovamente sentire ed i militi minacciano di continuare la Crociata in direzione di Gerusalemme anche senza i loro capitani. Nel novembre Raimondo si rassegna a lasciare Antiochia a Boemondo, che ne diventa il primo principe e agli inizi del 1099 si allontana insieme agli altri capitani in direzione della Città Santa, che verrà posta sotto assedio in primavera.

 

Cosimo Enrico Marseglia

 

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