Sigismondo Castromediano nacque a Cavallino il 20 Gennaio 1811 da una nobile famiglia, il padre Domenico era infatti duca di Morciano, mentre la madre Teresa dei marchesi Balsamo era diretta discendente di un’illustre famiglia giunta in Italia nel XII secolo.

Il giovane Sigismondo frequentò il collegio dei Gesuiti a Lecce, ma interruppe gli studi perché riteneva più fruttuosa la formazione da autodidatta e nel suo nuovo percorso fu supportato dalla madre.

Nel 1842 si avvicinò alla Giovine Italia, ma fu per lui un’esperienza deludente, tanto che abbandonò i suoi ideali liberali fino al VII Congresso degli scienziati italiani, cui prese parte con un intervento incentrato sull’agricoltura e sulla pastorizia di Cavallino, tanto da avvicinarsi nuovamente agli ambienti dei giovani cospiratori leccesi ed entrare nel giro di letterati che frequentavano l’Accademia Scipione Ammirato.

Nata volontà dei fratelli Stampacchia in contrapposizione a quella dei Gesuiti, l’Accademia Scipione Ammirato fu ben presto sciolta dalla polizia e così 1848, eletto segretario del Circolo Patriottico Salentino, Castromediano iniziò ad immaginare l’Italia con una nazione unita sotto il governo del re sabaudo.

Sebbene il suo spirito e la sua formazione lo portarono ad essere più un uomo di lettere, che un uomo d’azione, la passione politica e la fede nei suoi ideali, fecero di Castromediano un attivista e un trascinatore.

Fu lui che capeggiò la sommossa antiborbonica scoppiata a Lecce il 29 Giugno 1848, gesto che gli costò l’arresto con l’accusa di cospirazione contro la monarchia, culminato in una condanna a 30 anni il 2 Dicembre1849.

Castromediano trascorse così 10 anni della sua vita in prigione, fino all’esilio negli Stati Uniti concessogli da Ferdinando II, ma piuttosto che scontare l’esilio in America, preferì scappare verso la Gran Bretagna insieme ad altri prigionieri politici, per poi  arrivare, dopo un soggiorno di alcuni mesi in Irlanda, a Torino, dove furono aiutati da Vittorio Emanuele II e da Camillo Benso di Cavour.

Quando nel 1861 si tennero le prime elezioni generali per il Parlamento Italiano, Sigismondo Castromediano si candidò nel collegio di Campi Salentina, dove fu eletto deputato nazionale tra le file della Destra.

Si impegnò con costanza e abnegazione nella realizzazione del suo programma politico incentrato sulla risoluzione dei problemi legati ai mezzi di trasporto e all’agricoltura.

Nel corso della sua carriera politica si spese senza sosta per migliorare la condizione sociale ed economica dalla sua terra, a lui si deve la nascita del Museo Archeologico di Lecce nel 1868, che vanta l’onore di essere il più antico di Puglia, ma che a causa della situazione di incuria e trascuratezza in cui è versato per anni, dopo la sua morte, è stato superato in prestigio da quello di Taranto, i cui sono confluiti molti reperti che hanno contributo a renderlo Museo Nazionale, nonostante sia nato in tempi più recenti.

L’amore per la letteratura portò Sigismondo Castromediano a donare un’ingente quantità di volumi alla biblioteca, ma si cimentò egli stesso nella scrittura fino a raccogliere nel testo “Carceri e galere politiche – Memorie” i ricordi degli anni di prigionia, la pubblicazione di alcuni capitoli fu anticipata nel 1881, 1886 e 1893, ma l’opera ebbe scarso successo pechè gli ideali risorgimentali cui si ispirava erano ormai lontani dei lettori, tuttavia occorre ribadire l’importanza storica della testimonianza lasciata.

Nel tempo Castromediano si dedicò anche alla stesura di una monografia storica su Cavallino, sua città natale che gli fu rifugio caro negli ultimi anni di vita in cui svolse l’attività di Giudice Conciliatore e dove morì il 26 agosto 1895.