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Matematica e diritto. Intervista a Luigi Viola, avvocato e autore

di Caterina Rizzelli

LECCE – Matematica e diritto. Intervista a Luigi Viola, avvocato e autore dei volumi “valutazione delle prove secondo prudente apprezzamento” e “Interpretazione della legge con modelli matematici”.

Lui è Luigi Viola, avvocato leccese, con studio in Roma. Docente in corsi per la preparazione per il concorso in magistratura e direttore scientifico di importanti riviste giuridiche. Nel testo “Interpretazione della legge con modelli matematici”, tradotto in sei lingue e best seller Amazon, ha elaborato una tesi sulla certezza del diritto tramite l’ausilio di modelli matematici.

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Nel 2021 ha pubblicato il volume II di “Valutazione delle prove secondo prudente apprezzamento”, una sorta di vademecum per avvocati e magistrati ma anche per ogni semplice cittadino che abbia iniziato un processo o che sia stato citato in giudizio, perché le prove non devono essere un fatto privato ma, bensì, un fatto- scusate la ripetizione dei termini – provato. Questo perché, se si vuole che la legge sia uguale per tutti, il margine di discrezionalità di chi pronunzia le sentenze, possa essere il più ristretto possibile. Se la legge è uguale per tutti, il margine di errore deve essere contenuto e ridotto al minimo, sia che il processo si svolga a Lecce che a Milano.

E noi lo abbiamo intervistato.

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“ Avvocato, come si concilia la matematica con il diritto?”

Grazie di avermi dato quest’opportunità di rispondere ad alcune domande. Sono convinto che la matematica sia parte integrante del diritto. A titolo meramente esemplificativo, basti pensare ai termini processuali, alla divisione che è proprio un’operazione matematica, al calcolo delle quote in ambito societario, alle maggioranze in ambito condominiale, alle distanze tra edifici. ecc.; addirittura nell’attuale sistema tabellare di quantificazione del danno alla persona, siamo arrivati a quantificare il dolore umano: è stato trovato il modo di rendere più oggettivo ciò che è naturalisticamente soggettivo.

Se guardiamo al passato, è ancor più presente la matematica nel diritto; come mi ha fatto notare il mio bravissimo Collega e Amico Gaetano Danzi, l’etimologia del termine matematica deriva da Maat, che nell’antico Egitto era la dea non solo della verità, della giustizia, della legge, ma anche dell’ordine, della misura, dell’armonia, che sono concetti matematici; la giustizia veniva assicurata attraverso la misura; la dea Maat, quindi, coniugava i valori etici con i principi matematici. Furono proprio le questioni giuridiche a dare impulso nell’antico Egitto allo sviluppo della matematica; le inondazioni del Nilo, infatti,  causavano la cancellazione dei confini tra i fondi agricoli, per cui quando le acque si ritiravano non era più possibile individuare le singole proprietà; la matematica nasce per risolvere questi conflitti giuridici.

“ E con la giurisprudenza che è sempre in continua evoluzione?”

La giurisprudenza è certamente in continua evoluzione, ma ciò non nega la compatibilità con la matematica: – la prima si evolve nel tempo in ragione del mutamento sia della legge che della società, dipende cioè da alcune variabili; – anche la seconda si evolve e  tiene conto di variabili, che possono mutare in ragione dell’evoluzione tecnica; la misurazione della velocità della luce C, che effettuò Galilei nel 1600, non è quella che viene considerata oggi (seppur si avvicina in modo impressionante).

“L’interpretazione della legge e la discrezionalità del giudice in che modo possono avvicinarsi alla certezza del diritto?”

L’interpretazione della legge non è libera, ma vincolata: è la stessa legge a dire come deve essere interpretata, per merito dell’art. 12 preleggi; la discrezionalità del giudice non è pura, ma tecnica. In nessuna parte del codice civile, e men che mai in quello penale, si parla di discrezionalità: al più si menziona il prudente apprezzamento, che vuol dire dare un peso alle prove in modo da evitare “ingiustizie”. Il giudice non dovrebbe decidere in base al proprio convincimento, ma in dipendenza delle prove. Il legislatore parla di libertà con riguardo al cittadino (ad esempio per la libera iniziativa economica e libertà contrattuale), mentre per il giudice si menziona l’indipendenza.

Pertanto, se si afferma che l’interpretazione è vincolata e le prove devono essere apprezzate, ne segue che aumenta il grado di certezza del diritto. Diversamente, si crea incertezza, cioè caos: il diritto diviene concausa del problema che, invece, è chiamato a risolvere.

“La professione di avvocato è quella che sta soffrendo più di tutte dopo la pandemia. Che consigli si sente di dare a chi si avvicina al mondo della professione forense?”

Credo che la nobile professione forense sia ad una svolta: l’avvocato esisterà sempre, ma muta l’oggetto del suo interesse; sarà sempre necessario un difensore, che concretizzi il diritto inviolabile alla difesa di cui alla nostra magnifica Costituzione, ma le questioni si evolvono: basta vedere la casistica giurisprudenziale degli ultimi anni, che dimostra la crescita esponenziale di illeciti o reati commessi tramite web. Data questa premessa, il suggerimento è di: – osservare l’evoluzione del diritto; è materia in costante fibrillazione; -investire nelle novità; -credere in se stessi, restare umili, avere coraggio. L’impossibile, forse, non esiste: è una variabile che proiettiamo davanti a noi.

 

 

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