operazione 'Ghost Wine'

COPERTINO (Lecce) – Si allarga l’inchiesta nata dall’operazione “Ghost Wine” con cui i carabinieri del Nas di Lecce e dell’Icqrf di Roma, nel luglio scorso, svelarono un sofisticato sistema per adulterare il vino venduto in Italia e all’estero come prodotto doc o di qualità. Sono, complessivamente, 61 gli indagati a cui il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone e il pubblico ministero Donatina Buffelli hanno fatto notificare un avviso di conclusione (una ventina in più rispetto agli originari indagati che comparivano nell’ordinanza a firma del gip Michele Toriello). Compaiono i nomi di Antonio Domenico Barletta, 57enne, residente a Lecce; Tommaso Vantaggio, 41, di Racale; Antonello Calò, 65, di Copertino; Giuseppe Caragnulo, 59enne, di San Donaci; Vincenzo Laera, 39enne, di Mesagne; Pietro Calò, 27enne, di Copertino; Giovanni Luca Calò, 51, di Lecce; Cristina Calò, 56, di Copertino; Susanna Calò, 35enne, di Copertino; Luigi Ricco, 56enne, di San Ferdinando di  Puglia; Vincenzo Morrone, 32enne, di Cesa (comune in provincia di Caserta); Santo Aimone, 66enne, di Sant’Antimo (popoloso comune alle porte di Napoli); Giovanni Aimone, 35enne, di Sant’Antimo (Napoli).

Poi ancora: Vincenzo  Bevilacqua, 41, di Capaccio Paestum (in provincia di Salerno); Rosario Aurigemma, 59enne, di Pontecagnano Faiano (Salerno); Giuseppe De Bari, 56enne, di Molfetta; Nicola Suglia, 56, di Noicattaro; Giovanni Tornese, 30 anni, di Copertino; Stefano Troncone, di 40, di Veglie; Simone Caragnulo, 24enne, di San Donaci; Daniela Gravili, 43 anni, di Cellino San Marco che non è la conosciuta sommelier di Roma salentina di adozione; Antonio Caragnulo, 57enne, di San Donaci; Salvatore Mazzotta, 55enne, di Trepuzzi; Renato D’Auria, 54enne, di Ortona (comune in provincia di Chieti); Cosimo Campanella, 37enne, di San Pietro Vernotico; Dario Bardi, 32 anni, di Cellino San Marco; Oronzo Pezzuto, 37enne, di Surbo; Antonio Ilario De Pirro, 52, di Nardò; Antonio De Iaco, 64 anni, di Felline (frazione di Alliste); Michele Brattoli, 69enne, di Trinitapoli; Bruno Lucio Damiani, 63enne, di Trinitapoli; Fabio De Pirro, 56, di Collemeto (frazione di Galatina); Rocco Antonio Chetta, 66enne, residente a Lequile; Francesco  Libertini, 56enne, di Merine (frazione di Lizzanello); Roberta Elisabetta Trande, 51, di Lecce; Simone Nestola, 35 anni, di Copertino; Giacomina Tavani, 42enne, di Lizzanello; Marta Abbracciavento, di 39, di Lecce; Francesco Ciotola, 63enne, residente a Cutrofiano, ma domiciliato a Roma; Antonio D’Oro, 50enne, di Bonito (Avellino).

Infine: Giuseppe Dell’Aversana, 41enne, di Orta di Atella (Caserta); Marinella Carcagna, 51, di Lecce; Alessandro Botter, 47 anni, di Jesolo (Venezia); Arnaldo Botter, 83 anni, di San Donà di Piave (Venezia); Salvatore Ditta, 59, di Campobello di Mazara (Trapani); Dolores Grassi, 67enne, di Lequile; Rosa Penza, 48enne, di Barletta; Pasquale Casto, 58enne, di Cerignola e residente in Bulgaria; Antonio Bruno, 67enne, di San Ferdinando di Puglia (Foggia). Le accuse contestate, vario titolo, sono quelle di associazione a delinquere, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e in registri informatizzati, frode nell’esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, riciclaggio e autoriciclaggio, gestione di rifiuti non autorizzata.

Secondo le indagini sarebbero stati tre i presunti gruppi che avrebbero operato nel settore, collegati fra essi. Un ruolo di spicco sarebbe stato ricoperto da Antonio Domenico Barletta, funzionario dell’Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti, che avrebbe agevolato gli imprenditori nelle pratiche, chiudendo un occhio sui controlli e avvisando di eventuali ispezioni nelle aziende. Stando a quanto riportato nell’avviso state adottate pratiche enologiche illegali per “rielaborare e rendere commercializzabile anche vino scadente e non vendibile rendendolo idoneo, bevibile e non facilmente identificabile quale vino sofisticato per mezzo di nuova fermentazione, aggiunta di sostanze varie”, come si legge nelle carte dell’indagine. Cioè, sarebbe stato tagliato e utilizzato prodotto di provenienza estera, spagnola, soprattutto, a volte anche ignota, per aumentare “la gradazione alcolica e/o cambiare il colore e/o conferire al prodotto aromi, profumi e sapori tipici dell’affinamento/invecchiamento prolungato in recipienti in legno”.

In altre circostanze sarebbe stata adottata la pratica della fermentazione alcolica di miscele di sostanze zuccherine ottenute da canna da zucchero o barbabietole in favore di note aziende a scapito del principio della libera concorrenza e ottenendo, con tali escamotage, quantità di vino Dop, Igp e Doc. Le indagini hanno scoperchiato anche un altro fenomeno, ossia quella di vendere prodotto dell’Unione Europa per nazionali. Come nel caso di ottime quelità di vini cresciuti in Spagna e rivenduto come Igt o Doc italiano e, nello specifico, pugliese. E poi i proprietari di alcune aziende avrebbero assicurato la falsa produzione di uve per realizzare vino Doc e Igt.

E nell’avviso compaiono anche diverse società: l’Agrisalento Srl con sede legale e stabilimento vinicolo a Copertino; la Enosystem Srl con sede legale e stabilimento vinicolo sempre a Copertino; la Megale Hellas Srl con sede legale a San Pietro Vernotico e depositi sempre nello stesso Comune, a Guagnano, Campi Salentina, Salice Salentino, Manduria, Mesagne, San Pancrazio Salentino, Cellino San Marco; la società agricola Chora Ss con sede a San Donaci; la casa vinicola Botter Carlo & C. Spa con sede legale e stabilimenti a Fossalta di  Piave (Venezia) con uffici,  magazzino  e stabilimento  a Salice Salentino; la Cib Industry Srl con sede legale a Roma; la Ccib Food Industry Srl con sede legale a Roma; la Cib Food Industry Srl con sede legale a Lequile; la Bevande Concentrati Succhi e Zuccheri Srl, in liquidazione (già Cib srl, Compagnia Italiana Bevande), con sede legale a Roma; la Gc 1916 Srl con sede legale a Lequile; la Gestione Partecipazioni Societarie Srl con sede legale a Roma; la Psg Partecipazioni Societarie Gestite Srl, con sede legale a Roma.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Stefano Chiriatti; Roberto D’Ippolito; Francesco Vergine, Massimo Manfreda; Donata Perrone; Riccardo Giannuzzi; Giuseppe Stellato; Vincenzo Motti; Angelina Quagliano; Michele Laforgia; Rolando Marchionna; Fiorindina De Carlo; Anna Centonze; Amilcare Tana; Francesca Conte; Luigi Rella; Mario Urso; Ladislao Massari; Massimo Pagliaro; Gabriella Micheli; Marta Centonze e Luisa Pesce.